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Nardò

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Nardò (LE)
Il toro raffigurato nello stemma cittadino ricorda la leggenda della sua fondazione: secondo la tradizione sarebbe stato questo animale a indicare il punto esatto in cui far sorgere la città, con un colpo di zoccolo che fece zampillare una fonte.
Come testimoniano documenti storici e reperti archeologici, è davvero antica la storia di Nardò, fondata dai messapi e diventata romana nel III secolo a.C. col nome di Neretum. Invasa dai longobardi, fu per molti secoli un centro bizantino, dove il rito greco convisse con quello latino fino al XV secolo, quando venne soppresso in ottemperanza alle direttive del Concilio di Trento.
Passata ai normanni, poi agli svevi e agli angioini, cadde nel 1480 in mano ai turchi e, quattro anni dopo, ai veneziani, che avevano da poco espugnato Gallipoli.
Fu ceduta nel 1497 agli Acquaviva di Conversano - signori di Nardò fino all'eversione della feudalità - che la resero 'capitale' di un piccolo ma florido ducato.
Pagine terribili della sua storia furono scritte sotto Giangirolamo Acquaviva, detto il Guercio di Puglia, quando la città fu protagonista con Lecce di un moto antispagnolo, che dilagò nel 1647 in tutto il Salento. Ma la repubblica proclamata dai ribelli durò un solo giorno e la rivolta della popolazione contro lo strapotere del duca filospagnolo venne ferocemente soffocata nel sangue. Ciò non impedì a Nardò di essere un polo artistico e culturale, sede di accademie e università, che per tutto il XVII e il XVIII secolo rivaleggiò in importanza con la stessa Lecce. Lo testimoniano le eleganti architetture dalle linee barocche del centro storico, ancora disposto secondo l'originario impianto urbano.

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