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Gallipoli

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Gallipoli (LE)
Inaspettato angolo d’Oriente, la "città bella", in greco kalé polis, si presenta divisa in due parti: il nucleo vecchio (la "Città"), che sorge su una piccola isola, e l’espansione moderna (il "Borgo"), che ha occupato il retrostante basso promontorio. A fondarla, secondo quanto tramandato da Dionigi di Alicarnasso, fu lo spartano Luecippo, sebbene la posizione strategica a metà strada fra Taranto e capo Santa Maria di Leuca e la presenza di numerose sorgenti d’acqua dolce ne facessero un sito frequentato anche nella preistoria; alcuni studiosi la ritengono colonia di Taras. Di questa città magnogreca fu precoce alleata in funzione antiromana, ma venne comunque assoggettata dall’Urbe nel 265 a.C. Saccheggiata da Totila nel 542, rimase a lungo bizantina: nel 551 fu sede vescovile soggetta al patriarca di Costantinopoli (il rito greco vi si conservò fino al 1500) e per ultima cadde nelle mani dei normanni nel 1071. A questi fecero seguito gli svevi e gli angioini, che lasciarono cospicue tracce nell’architettura; nel XVI secolo, sotto il dominio aragonese, si moltiplicarono i traffici portuali, tanto che Venezia pensò di conquistarla volendone fare una base efficiente e fortificata per gli scambi con il Levante. Alla fine del '500 Gallipoli venne riconosciuta tra le maggiori piazza commerciali d’Europa, specialmente per il commercio dell’olio. I benefici non si fecero attendere: il proliferare delle confraternite e la prosperità dei notabili spinsero a un nuovo impulso nell’edilizia civile e religiosa, che si protrasse fino al XVIII secolo.
La visita della cittadina ha inizio all'estremità del "Borgo", attraversato per intero da corso Roma, e si dipana nella "Città", intersecata da una fitta trama di vicoli e corti fiorite: su di essi affacciano case in tufo dipinte a calce di sapore orientale e adorne di balconcini e logge.

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