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In Grecia, alla ricerca del luogo dove il mitico scrittore fece spargere le sue ceneri

Nel Mani sulle orme di Bruce Chatwin

di 
Stefano Brambilla
3 Luglio 2015

Questo è il racconto del nostro inviato Stefano Brambilla in Grecia, lungo il "secondo e terzo dito" del Peloponneso. Il live trip è sfociato poi in un articolo pubblicato sulla rivista Touring e in un video su Monemvasia. Ecco i link delle varie puntate.
Puntata 1 – “Dov’è il Mani? Cos’è il Mani?”
- Puntata 2 – “Anche nel Mani sono arrivati i boutique hotel”
Puntata 3 – “Lungo le coste del Mani, tra miti antichi e mare cristallino”
Puntata 5 – "Monemvasia, un mondo a parte"
- Puntata 6 – "Intorno a Monemvasia: spiagge, grotte e relax"

- Reportage pubblicato su Touring, rivista del Touring Club Italiano
- Video "10 motivi per andare a Monemvasia"

 

QUARTA PUNTATA - NEL MANI SULLE ORME DI BRUCE CHATWIN
 
Quando ho scoperto che le ceneri di Bruce Chatwin, su sua espressa volontà, erano state sparse nel Mani, e non ai piedi di qualche ghiacciaio argentino o in mezzo al bush australiano, ci sono rimasto quasi male. Ma come? Il mito dei viaggiatori, lo scrittore novecentesco in eterno movimento, aveva scelto la Grecia mediterranea, il Peloponneso, e non un luogo più esotico e “originale”, di quelli raccontati ne “Le vie dei canti” o “In Patagonia”?
 
Poi ho letto del legame che lo univa a Patrick Leigh Fermor e tutto è diventato più chiaro. Uno scrittore che invita un altro a passare del tempo a casa sua, la stima che unisce due persone di grande cultura, infinite ore (immagino!) a discutere di storie di dei e di uomini, un ouzo guardando il mare, l’accoglienza della Grecia più vera: Chatwin doveva aver avuto la sensazione di aver trovato serenità per la sua irrequietezza, il posto giusto per riposare, finalmente.
 
KARDAMYLI E I SUOI CIPRESSI
Andando da Areopoli verso nord, lungo la costa ovest del Mani, scopro un litorale meno selvaggio, plasmato dalle mani dell’uomo: più paesi, rispetto al sud, cappellette affrescate da mani ingenue e meravigliosamente abili, bancarelle che vendono olive, capperi e miele. Arrivo a Kalamitsi, appena prima di Kardamyli, e mi fermo: perché so che questo è il paesaggio che unì i due scrittori, la baia in cui Fermor scelse di abitare e quella in cui Chatwin lo venne a trovare, soggiornando nell’hotel omonimo. Non deve essere cambiata molto, da trenta o cinquant’anni fa: magari qualche casa in più, ma l’acqua cristallina, i cipressi che spuntano come fusi dalla macchia, gli ulivi, le rondini che sfrecciano in cielo, quelli, sono sicuro, sono rimasti uguali.

 
LE CENERI DI CHATWIN
Fermor è mancato quattro anni fa, splendido ultranovantenne, e non posso più bussare alla sua porta e farmi autografare “Mani” come hanno fatto altri viaggiatori prima di me. Però posso andare a rendere omaggio a lui e a Bruce nel luogo dove Bruce stesso scelse di riposare per sempre. E qui inizia la piccola caccia al tesoro: perché lo scrittore, morto nel 1989, indicò, come punto dove si sarebbero dovute spargere le sue ceneri, una cappelletta immersa in un bosco di ulivi, dominante la baia di Kardamyli. E nessuno, neppure su internet, mi dà indicazioni precise su come trovarla, se non che si trova vicino al paese di Exochori, sulle colline a otto chilometri da Kardamyli.
 
Ma oggi ci sono i satellitari, sullo smartphone vedo le foto aeree della zona. E forse qualche deo benevolo mi vuole aiutare. Perché dopo qualche giro attorno a Exochori, provando ad aguzzare la vista, noto per caso, tra gli ulivi, il tetto di una cappelletta, e il telefono mi conferma la posizione panoramica e la strada per arrivarci. Non c’è alcun segnale, nessun cartello, nessuno in giro a cui chiedere: sono guidato solo da una foto trovata sul web. Con un po’ di emozione, lascio la macchina, mi inoltro nel paesino di Chora, e poi tra le sterpaglie gialle ai piedi degli ulivi quasi abbandonati a se stessi. Arrivo a Agios Nikolaos: piccolissima, semplice, quasi intima, un noce gigante a due passi, profumo di fichi maturi, il sole che splende sul mare, laggiù in fondo. Siedo a pensare sui tre gradini davanti alla porta. Poi saluto Bruce, Patrick e mi rimetto in cammino.

 
Domani lascerò il Mani per il terzo dito del Peloponneso e la città di Monemvassia: continuate a seguirmi su www.touringclub.it!
 
ADDENDUM
(per chi vuole seguire le mie orme e quelle di Chatwin, lascio qualche indicazione, sicuro che Agios Nikolaos non diventerà mai un luogo di pellegrinaggio di massa: arrivati a Exochori, entrate nel paese e proseguite fino a trovare una grande casa adibita a museo (così recita il cartello) sulla sinistra. Appena dopo, prendete la strada che indica “Kato Chora” (dovete saper leggere il greco!) e fate in auto qualche centinaio di metri, lasciandola presso il cartello di strada senza uscita. A piedi, proseguite nel villaggio, prendete la prima a sinistra e poi, dopo una grande macina appoggiata a una casa, il sentiero che si inoltra a sinistra tra gli ulivi).