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Con la nuova Guida Verde la città giuliana non ha più segreti

Che cosa vedere a Trieste: dieci idee per scoprire la città

di 
Tino Mantarro
16 Ottobre 2015
Bisogna risalire tutto l’Adriatico e andare fino in fondo sulla cartina dell’Italia, tutto a destra, per arrivare a Trieste. Una volta che si approssima, dal mare, in treno, in autostrada Trieste appare come un’epifania: bellissima, diversa fin dal primo sguardo rispetto alle altre città italiane. Città di mare e di frontiera, Trieste è l’opposto di qualunque altra città di mare e di frontiera del Mediterraneo. Se altrove questo tipo di luoghi sono disordinati e confusi, affollati e malmessi, Trieste è invece ordinata e razionale, quasi vuota, di certo non caotica. Ecco dieci cose per riscoprire la nobile bellezza del capoluogo del Friuli Venezia Giulia.
 
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1. LA SPIAGGIA DEL PEDOCIN 
In triestino si chiama Pedocin, che in italiano vuol dire “pidocchietto”, che a ben vedere non è certo un nome che ispiri per uno stabilimento balneare. Però oltre a essere comodo per chi non riesce a uscire dalla città per fare un bagno - si trova tra la Lanterna, il vecchio faro del porto e un terminal traghetti - è anche famoso per essere l’ultimo posto in Italia dove la spiaggia è rigorosamente separata tra uomini e donne. In mezzo c’è un muro alto e liscio, invalicabile come quello delle caserme dei Carabinieri. Anche in mare le zone di balneazione dei due sessi sono separate. Ma lì ci si può almeno vedere.
Info: Bagno marino La Lanterna, molo Fratelli Bandiera 3, ingresso a pagamento, aperto da giugno a metà settembre.
 
 
2. SAN SPIRIDIONE E I LUOGHI APERTI PER VOI 
Era il grande porto dell’impero asburgico, Trieste. Tutti i popoli avevano cittadinanza, e ognuno portava tradizioni, sapori e credenze. Testimonianza di quell’epoca cosmopolita sono i tanti luoghi di culto di credi diversi che si possono incontrare per le vie della città, come S. Nicolò dei Greci, unica chiesa fronte mare della città, o il grande tempio a pianta greca di San Spiridione, casa della comunità serbo-ortodossa. I volontari di Aperti per Voi hanno adottato e tengono aperto il Museo della comunità greco-orientale “Costantino e Mafalda Pisani”, testimonianza della stagione di cosmopolitismo della città e riferimento di una comunità che oggi conta circa 600 persone.
Info: Museo della comunità greco-orientale, riva III Novembre 7, orari su www.apertipervoi.it.

3. LE OSMIZE
Era il 1784 quando l’Imperatore Francesco Giuseppe emanò un editto con cui consentiva ai contadini la vendita a terzi dei prodotti che producevano. Chi voleva venderle doveva esporre una frasca, che segnalava ai viandanti quelli che a ben vedere erano precursori dell’agriturismo. Diffuse su tutte le montagne del Carso che circondano Trieste, le osmize sono luoghi informali, molto casalinghi dove vengono serviti pochi alimenti genuini e sempre quelli: tutti i possibili insaccati derivati dal maiale, vino del Carso, un poco di formaggio - purché proveniente da aziende agricole della regione - e uova sode. Anche se alcuni offrono anche verdure sott’olio e sott’aceto, olive e dolci.
Info: www.osmize.com.
 
 
4. QUEL TRAM PER OPCINA
Sarà perché sono lenti, sarà perché sono rumorosi, sarà perché riportano a un’altra epoca, ma ovunque i tram si trasformano in rappresentazioni iconiche delle città. E Trieste non è da meno. Il tram di Opcina (in dialetto triestino si dice così, in italiano Opicina), con le sue antiche carrozze blu più che un mezzo di trasporto è un’attrazione turistica. Collega la centrale piazza Oberdan con il borgo carsico di Opicina, dopo oltre 5 chilometri di percorso e 326 metri di dislivello. Dislivello che in alcuni tratti è proibitivo: oltre il 26% che viene superato grazie a un altro carro a fune che per 800 metri trasforma il tram in una funicolare. Un viaggio che vale la pena affrontare per poi godere del panorama delle città una volta arrivati al belvedere dell’Obelisco.
 

5. I CAFFE' DI TRIESTE E IL CAFFE' DI TRIESTE
Qual è la città dove si consuma più caffè in Italia? Forse Napoli… no, sbagliato: Trieste. Oltre 10 chili a testa con i 5 della media nazionale. Merito dell’antica tradizione asburgica che aveva fatto di Trieste il porto principale per ricevere le merci, soprattuto coloniali come il caffé. Da allora la città è il centro della torrefazione dei chicchi in Italia, con alcune delle maggiori aziende italiane. Ma il caffé bevanda a Trieste è legato intimamente ai caffé intesi come bar. Architettonicamente stupendi, ricchi di fascino e da sempre sede di incontri tra intellettuali. I nomi? Caffé Tommaseo, il più antico; caffé degli specchi in piazza dell’Unità; caffé Tergesteo e caffé San Marco, in stile secessione.
 
6. SCOPRIRE L'IMMAGINARIO SCIENTIFICO
Un museo della Scienza interattivo e multimediale, un luogo vivo dove entrare in relazione con gli oggetti e gli ambienti, ecco cosa è l’Immaginario scientifico di Trieste. Così nella sezione Fenomena, al contrario degli altri musei, è vietato non toccare; mentre nel Kakedo si parla di nuove scoperte e attualità scientifica con immagini e musiche, e nel Cosmo, un planetario a cupola rigida, si possono vedere ben 1600 stelle. Il museo non è lontano dal castello di Miramare, perché anche l’occhio vuole la sua parte.
Info: Science Centre Immaginario Scientifico, riva Massimiliano e Carlotta 15, Grignano (Trieste); www.immaginarioscientifico.it.
 
7. PELLEGRINAGGIO ALLA RISIERA DI SAN SABBA
Era un grande complesso industriale la risiera di San Sabba. Come dice il nome qui si lavorava il riso. Dopo l’8 settembre 19443 venne utilizzata dai nazisti come campo di detenzione per i deportati destinati in Germania. Venivano reclusi qui prima di essere spediti a Mathausen e in altri campi di sterminio. Ma ben presto le Ss di stanza misero in funzione il forno crematorio e iniziarono a bruciarvi i corpi dei prigionieri, alla fine del conflitto oltre 3500, che le guardie carcerarie uccidevano nelle altre stanze. Oggi è un museo (a ingresso gratuito) che spiega quel che succedeva dentro le sue mura.
Info: via Giovanni Palatucci 5, www.risierasansabba.it.
 
 
 
 
8. LO SGUARDO DAL MARE: IL MOLO AUDACE
Trieste è una città bella da guardare. Dall’alto, dal basso, dal mare: da ovunque la si guardi si rimarrebbe ore ad osservare i palazzi, la vita che scorre, le navi che entrano in porto, i tram che salgono a Opcina. Una prospettiva diversa, inaspettata, della città si gode dal fondo del molo Audace. In pieno centro città, davanti a piazza dell’Unità con le sue luci incastrate nel terreno, il molo audace è un braccio di pietra che per 246 metri entra nel mare, quasi che fosse un ponte sull’Adriatico. Una passerella da cui guardare il mare, ma su cui soffermarsi e ammirare il profilo della città da una prospettiva differente.
 
 
9. TUTTA L'ARTE DEL TEATRO MIELA
A un passo dalla stazione Centrale, creato nel 1990 dalla cooperativa Bonaventura, il teatro Miela è uno spazio aperto dove quasi quotidianamente si tengono spettacoli teatrali, concerti, proiezioni cinematografiche, festival, esposizioni, incontri e tutto quanto fa cultura in una città dove la cultura è da sempre di casa.
Info: piazza Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi, www.miela.it.
 
10. L’ARTE MODERNA AL MUSEO REVOLTELLA 
È grande e ricco il civico museo Revoltella che ospita la Galleria di Arte moderna della città. Nato per un lasciato alla città del barone Pasquale Revoltella, merita una visita sia per l’archittutura del palazzo e della villa, sia per le collezioni custodite all’interno: una carrellata dell’arte del XIX e XX secolo, da Renato Guttuso a Carlo Carrà, da De Chirico a Giorgio Morandi. E in estate ha un bel caffé, aperto fino a tardi, dove rivivere l’atmosfera colta della Trieste che fu.
Info: via Armando Diaz, www.museorevoltella.it.
 
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Info generali su Trieste: www.turismofvg.it/Localita/Trieste.
 
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