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Anche il Touring ha aderito all'iniziativa

Ripartire dalla cultura

di 
Piero Carlesi
11 Febbraio 2013

Federculture, l'associazione nazionale dei soggetti pubblici e privati che gestiscono le attività legate alla cultura ed al tempo libero ha pubblicato un appello di ripartire dalla cultura rivolto al prossimo governo affinché si assuma precise responsabilità per il rilancio della cultura nei programmi per lo sviluppo del Paese. L'appello è stato sottoscritto anche dal Touring Club Italiano, il cui Presidente, Franco Iseppi ha voluto fare la seguente dichiarazione: “Considerare la cultura una pre-condizione alla crescita e allo sviluppo è naturale per chi crede che la cultura sia l’unica energia veramente rinnovabile. Se non si valutano seriamente anche i valori economici della cultura per il nostro Paese, non si arriverà mai a porre al centro della politica nazionale la crescita culturale italiana. Questo appello, che il Touring Club Italiano sottoscrive senza riserva, non rappresenta, come spesso accade, un generico invito ma propone un decalogo concreto, da esaminare e discutere, per una concreta svolta all’azione di Governo”.



Riportiamo di seguito il testo integrale dell'appello, invitando anche i singoli soci a sottoscriverlo sul sito www.ripartiredallacultura.it.



1 La cultura è un diritto di tutti ed è un dovere dello Stato garantirla.

2 La cultura è un valore che appartiene alla nostra storia ed è fondamentale anche nel presente.

3 La cultura è una grande ricchezza economica, ma soprattutto un fattore essenziale per una società equa, solidale, libera, aperta.

4 La cultura produce benessere, sviluppa saperi, favorisce l'innovazione e l'inclusione sociale.

5 L'Italia ha rinunciato alla cultura, alla propria identità e, quindi, al futuro.

6 Non sono più accettabili l'indifferenza, il degrado, la barbarie sociale che subiscono la nostra comunità e i nostri territori.

7 Il nostro Paese da anni non ha una strategia di sviluppo e una politica per la cultura

8 Il disinteresse dei governi degli ultimi anni ha mortificato il valore pubblico della cultura. Questo silenzio non è più tollerabile.