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Le associazioni ambientaliste ricorrono contro le trivellazioni offshore: si gioca con la legge per raddoppiare l'area operativa

Il Touring ribadisce il no alle trivellazioni in Adriatico

di 
Renato Scialpi
26 Maggio 2015
Con un decreto del 16 febbraio scorso il Ministero dello sviluppo economico ha autorizzato la società petrolifera Po Valley Operations ad ampliare le proprie attività di trivellazione – in termini burocratici indicata come “Riperimetrazione dell’area del permesso di ricerca «A.R94.PY» – in Adriatico per la ricerca di idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa, nonostante una legge del 2010 vieti tali attività entro questi limiti. L’area in cui la società australiana potrà operare passa così – in barba ai vincoli normativi – da 197 chilometri quadrati a 526 chilometri quadrati. Nei giorni scorsi Fai, Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club Italiano e Wwf hanno risposto a questa forzatura presentando ricorso presso il Tar del Lazio contro i ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, delle Infrastrutture e dell’Agricoltura, e nei confronti della società PO Valley Operations PTY LTD, di Regione Emilia Romagna, Comune di Ravenna e Ispra.

FATTA LA LEGGE, TROVATO...
«Fatta la legge, trovato l’inganno», denunciano le associazioni ambientaliste. «Con il via libera del Ministero dello sviluppo economico, l’area a disposizione per le trivelle, al largo del Delta del Po, nel ravennate, viene più che raddoppiata. La nuova concessione ricade interamente entro il limite delle 12 miglia di distanza dalla costa ove, per legge, sono vietati ricerca e sfruttamento di idrocarburi.

Ci troviamo di fronte a quella che noi giudichiamo una palese violazione della legge, che ignora quanto già chiarito in merito dal Consiglio di Stato che stabilisce come non si possano modificare in maniera così radicale gli esistenti titoli abilitativi. Questa manovra equivale di fatto a un via libera per poter trivellare i nostri mari ovunque: a due passi dalle coste e dalle spiagge, dalle aree protette, sempre più a ridosso di luoghi ad alto valore turistico, da nord a sud. Un vero scempio», concludono gli ambientalisti.

INTERPRETAZIONE ABNORME
La riperimetrazione dell’area già concessa alla Po Valley Operations svela un’interpretazione abnorme dell’articolo 35 del decreto Sviluppo del 2012, promosso dall’allora ministro allo Sviluppo Economico del governo Monti, Corrado Passera. Quella norma prevedeva una deroga al limite delle 12 miglia, e faceva salvi i procedimenti autorizzatori e concessori in corso alla data del 29 giugno 2010. Come ha già chiarito però il Consiglio di Stato, questa espressione ("conseguenti e connessi") fa riferimento solo a titoli che costituiscono “attuazione” di provvedimenti già adottati, mentre «devono ritenersi esorbitanti [...] quelle iniziative che si risolvono nell'esistenza di un nuovo titolo abilitativo o, comunque, in una modifica del titolo già esistente».

Insomma: ampliare un’area già concessa non rientra in questa fattispecie e non ha a che vedere con la pur discutibile ratio del decreto Passera; costituisce, invece, una violazione chiara della legge. Si tratta di un precedente che, se utilizzato per ogni permesso già rilasciato, finirebbe per vanificare il divieto delle 12 miglia introdotto nel 2010. Se passa indenne questa interpretazione del Ministero, si potrà trivellare praticamente ovunque nei nostri mari.

FORZATURA IN CONTRASTO CON LE NORME UE
«Siamo di fronte all’ennesima forzatura del Governo: non bastasse lo Sblocca Italia, una legge che sulle trivelle a mare per gli ambientalisti ha numerosi profili di contrasto con la normativa europea, ora si gioca a fare gli apprendisti stregoni con norme già oggetto di sentenza da parte del Consiglio di Stato, peraltro chiarissime. Non consentiremo questa deriva che viene portata avanti in spregio alla bellezza e alla biodiversità del nostro mare, in danno ad altri settori strategici come il turismo e la pesca e a detrimento delle comunità costiere e di tutto il Paese», concludono gli ambientalisti.



L'ADESIONE DEI CLUB DI TERRITORIO TCI
Il Club di territorio di Pescara del Tci affianca con decisione il Governo regionale, e le numerose istituzioni e associazioni ambientaliste impegnate nell’opporsi al processo di petrolizzazione del mare Adriatico e in particolare delle coste abruzzesi. “Se crediamo nella funzione e nel potenziale economico del turismo è ovvio che tutto ciò che ne rappresenta la motivazione e l’attrazione debba essere salvaguardato e valorizzato”. Così il presidente Franco Iseppi sintetizza e ripete da tempo la posizione del Touring Club Italiano nei confronti dell’incremento delle perforazioni petrolifere.
 
IL FUTURO? È NEL TURISMO
La via del corretto sviluppo economico passa invece per il turismo. Come da alcuni mesi dimostrano sul tratto abruzzese dell’autostrada A14 cartelli e postazioni multimediali che forniscono puntuali informazioni e invitano a scoprire le bellezze della Costa dei Trabocchi e a vivere le emozioni che sanno regalare altre località dell’immediato entroterra regionale. Queste informazioni sono state elaborate dal Tci, partner di Autostrade per l’Italia nell’iniziativa Sei in un Paese meraviglioso. Scoprilo con noi. Ed esattamente due anni fa il Tci richiamava un gran numero di soci ad Ortona con la manifestazione Penisola del Tesoro per evidenziare e far conoscere il fascino della città e del suo circondario. Nello stesso tempo proponeva un momento di riflessione sulla delicatezza degli equilibri ambientali della zona col convegno Ortona e la qualità del paesaggio: un bene da tutelare.