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Le cantine, i vini e gli uomini che hanno fatto grande le terre fra Gorizia e la Slovenia

Weekend in Friuli: che cosa fare (e bere) nel Collio

di 
Luca Bonora
18 Ottobre 2016
 
Per chi non è friulano è un’area non meglio definita del Friuli. Se va bene. Ma il Collio è un territorio tanto piccolo quando intenso, come solo sanno esserlo le terre di confine.
 
Siamo appunto in Friuli, in un’area geograficamente delimitata dal fiume Isonzo e dal suo affluente Iudrio, 150 km quadrati divisi fra la provincia di Gorizia e la Slovenia. Non è il Carso, non è la Carnia. Qui c’è la ponca, un terreno composto da marne e arenarie stratificate, che oltre ai geologi e a pochi curiosi interessa gli enologi. Perché è questo tipo di terreno che dà ai vini mineralità e salinità. E i vini del Collio sono il Collio. Non solo i bianchi che danno lustro all’Italia in tutto il mondo, ovvero ribolla gialla, pinot grigio, sauvignon, picolit e il friulano…

Parentesi: il friulano è ancora una ferita aperta, qui: formalmente si chiama così, ma era il tocai e per tutti rimane il tocai, con buona pace dell’Ungheria che dal 1995 ne ha ottenuto l’uso esclusivo del nome, anche se tra i due vini c’erano così tanti km e così tanta differenza che forse quella guerra non era necessaria.

Dicevamo dei vini: poi ci sono i rossi, pignolo (o pignoletto) e refosco dal peduncolo rosso. E lo schippettino, quel rosso dai sentori speziati e pepati unico al mondo.
 
 
SPESSA, IL CASTELLO SUL CONFINE
Ecco, se vuoi conoscere il Collio devi partire dai vini. Anche perché in uno dei suoi Comuni, Capriva del Friuli, hanno casa due delle più imponenti e storiche cantine del NordEst. A Capriva si trova il Castello di Spessa: hotel di charme, ristorante, campo da golf e location storica, 85 ettari divisi fra la doc Collio e quella Isonzo, per una cantina splendida anche da visitare, e che affonda le sue radici nel XVI secolo. Il castello è talmente a ridosso del confine che girando per le sue stanze, il gestore telefonico ci comunica “benvenuti in Slovenia”...
 
Chi vi soggiorna si sente davero un principe delle favole (ma soprattutto, uan principessa). E di recente, in una saletta all’interno del Castello, è stato aperto un minuscolo bistrot, con appena 12 coperti: Il Gusto di Casanova, che propone i prodotti del territorio rivisitati in chiave contemporanea.
 
 
LA DINASTIA FELLUGA
Un’altra pietra miliare dell’enologia friulana (e quindi nazionale) è casa Felluga, che poi si divide in due aziende/brand, Marco Felluga a Gradisca d’Isonzo (sempre Gorizia, ma fuori dal Collio) e Russiz Superiore qui a Capriva. Per chi non li conosce, i Felluga sono viticultori dall’Ottocento, in queste terre. Di padre in figlio, hanno portato avanti e sviluppato una tradizione, capendo però dove cambiare, e quando innovare. E’ anche grazie a loro se il Collio, nel 1964, è una delle prime zone d’Italia a ottenere la doc. Oggi l’attività è affidata a Roberto, figlio di Marco (omonimo del capostipite, suo bisnonno). Cinque generazioni.

I vigneti Marco Felluga si estendono per 100 ettari (di proprietà e a conduzione) nei Comuni di Farra, San Floriano-Oslavia e Cormons, principalmente dedicati alla produzione di vini bianchi. Bianchi che di solito si bevono giovani, ma possono essere lasciati affinare alcuni anni per ritrovare complessità minerali e di frutta matura molto interessanti. È questo l’ultimo progetto sviluppato da Roberto Felluga, che ha portato alla realizzazione di tre vini bianchi Riserva: il Collio Pinot Grigio Mongris Riserva Marco Felluga, il Collio Sauvignon Riserva Russiz Superiore e il Collio Pinot Bianco Riserva Russiz Superiore, molto apprezzati. Altrettanto vasti i terreni di Russiz Superiore, dove accanto alla cantina si trova anche un Relais ricavato dalla ristrutturazione di antichi rustici annessi alla foresteria dell’azienda, dotato di sette camere (di cui due suite), arredate in stile country chic.
 
 
FRICO, PITINA E CHEF STELLATI
Siccome dove si beve bene si mangia anche bene, la gastronomia friulana tiene alto il suo onore. Portabandiera è il frico, il formaggio cotto in padella con burro e quindi di fatto fritto, che si prepara anche con le patate. Fa da antipasto, da piatto unico e da secondo, dipende anche dalla… quantità. La chicca è invece la pitina, un insaccato morbido e speziato, presidio Slowfood un tempo di camoscio e ora di carne di capra o di pecora.
 
Di Cormons segnaliamo eccellenti latticini e formaggi (tappa consigliata, l’agriturismo Borg da Ocjs della famiglia Zoff), ma anche i prosciutti e gli speck (D’Osvaldo); mentre da San Daniele, non lontano, arriva uno dei migliori prosciutti crudi d’Italia.

In un territorio dove la cucina della tradizione è così radicata verrebbe da pensare che la ristorazione sia solida ma senza guizzi. E invece in zona abbiamo una chef stellata, Antonia Klugmann, che ha aperto il suo ristorante, L’argine a Vencò, a Dolegna del Collio; a Cormons c'è La Subida della famiglia Sirk, una istituzione, e a Cividale del Friuli Orsone, il miniristorante aperto da Joe Bastianich, friulano adottivo (la sua famiglia in realtà è istriana, anche se negli Usa sua madre è considerata un’icona della cucina italiana).
 
 
PICECH, LA CANTINA DEL RICCIO
Poco fuori Cormons abbiamo poi scoperto l'agriturismo Picech, di cui ci siamo innamorati perché si accolgono gli ospiti con passione e amore, e ci si sente a casa. Curioso per una azienda che ha come simbolo il porcospino, solitamente simbolo di scontrosità. Ma questa è una storia da raccontare con calma.
 
Oggi l’agriturismo Picech è affidato alle cura dei coniugi Roberto e Alessia, che hanno ristrutturato la casa di famiglia con impegno e sacrificio rendendola un gioiellino: le camere sono calde e accoglienti, quella panoramica sulla torretta è una bomboniera, e nella sala per la prima colazione, con camino e ampia finestra sui vigneti, ci si tratterrebbe per ore. Il padre di Roberto, Egidio, era detto “il ribel”: il riccio è il suo simbolo. Uomo duro, chiuso, ma buono, che ha saputo trasmettere al figlio soprattutto l’amore per la terra.

Oggi Picech è una piccola azienda vinicola che produce vini di qualità: la sua malvasia (quella secca del Friuli, non quella dolce del Sud Italia) è stata premiata con la Corona alle finali di ViniBuoni 2016 e anche il bianco Athena (dedicato alla figlia) e il rosso Ruben (il figlio) si distinguono per gusto e piacevolezza. Ma ogni cosa qui, dalle torte per la prima colazione degli ospiti, fino ai portachiavi delle stanze, con tappi di sughero, è fatta con cura. E si vede.
 
 
BUTTRIO L’INTRUSA
C’è ancora una località di cui vogliamo parlare, ma è un'intrusa poiché si trova appena fuori dal Collio, in provincia di Udine. È la piccola Buttrio, 4.200 abitanti, 12 cantine e una villa del Settecento, villa di Toppo Florio. La villa una volta all’anno ospita la più antica Fiera regionale dei vini d’Italia; un’altra volta le finali di ViniBuoni d’Italia 2016 (ne parliamo più diffusamente qui), il resto dell’anno ospita un museo del vino. Qui è storicamente nato il picolit, qui Enzo Pontoni, uno dei padri dell’enologi italiana, ha la sua azienda, sui Colli Orientali. Insomma, (anche) qui il vino è di casa, e quindi vale la pena "sconfinare".
 
Anche perché, come ci spiega Giorgio Sincerotto, sindaco di Buttrio, “qui è una base ideale per scoprire il Friuli orientale, non solo il Collio: siamo a 14 km da Cividale, splendida cittadella longobarda (nonché bandiera arancione Tci); 20 km da Udine, 30 km da Gorizia e dalle valli del Natisone, meno di 40 da Aquileia, città di fondazione romana.”
 
Tutto a portata di mano. Ma come dice un amico che vive a Codroipo, “guida poco, che devi bere”.
 

 

INFORMAZIONI
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