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Il Touring racconta il viaggio di tre ragazzi (e di molti altri amici) lungo il sentiero più lungo del mondo

Va' Sentiero, il racconto della quarta settimana. Tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, finalmente il sole

di 
Stefano Brambilla
5 Giugno 2019
Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di tre ragazzi che da maggio 2019 percorrereranno tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti settimanali e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero, partecipate a una tappa e condividete i contenuti!


Fine di maggio. Primavera inoltrata, in pianura. Ma non così in montagna, almeno sulle Alpi orientali, dove la neve ancora resiste al pallido sole degli ultimi giorni. "Il programma era stabilito da mesi e invece... invece ci stiamo inventando un nuovo percorso!" sorride Yuri Basilicò, mentre da Arabba ci racconta com'è andata la quarta settimana di cammino. In molti tratti, infatti, il Sentiero Italia - che Yuri, Sara, Giacomo e altri amici stanno ripercorrendo per intero, dal Friuli Venezia Giulia fino alle isole - è impraticabile proprio causa neve. Nessun problema, per Va' Sentiero: carte alla mano, tanti contatti sul territorio, una programmazione attenta e l'avventura può continuare senza allontanarsi troppo dal tracciato (e dallo spirito) originario.

Avevamo lasciato i ragazzi a Timau, in Carnia, e da lì si riprende il racconto. "La tappa dopo Timau ci ha portato al piccolo paese di Sigilletto" racconta Yuri "una giornata faticosa, con 40 chilometri di camminata, ma a rinfrancarci ancora una volta l'ospitalità locale: abbiamo alloggiato nell'albergo Da Gina, dove sembrava di essere tornati indietro agli anni Settanta...". "Pensa, l'hotel è attivo da quasi 100 anni" aggiunge Sara Furlanetto. "E si gustano i sapori di una volta: i tipici cjarsons, ravioli fatti con patate, burro e uvetta; e poi un favoloso risotto al radicchio di montagna". 


Cjarsons all'albergo Da Gina a Sigilletto - Foto Sara Furlanetto

Mentre alcuni membri della spedizione camminavano, altri sono rimasti a Timau per dare un'occhiata e documentare la locale Festa delle Capre. Qui hanno incontrato Manuela Concina, di Preone, che gestisce la azienda agricola Fratelli Pace insieme ai due figli gemelli di 18 anni. "Manuela ci ha raccontato la sua storia, confidandoci come dopo traumi personali abbia avuto sempre intenzione di portare avanti la sua attività agricola anche in ottica sociale" spiega Sara. "Coinvolge regolarmente nella sua attività donne vittime di abusi, perché lei in primis ha avuto prova dell'effetto terapeutico dell'attività agricola: la routine scandita dalla natura e dalle stagioni, dice, non può che far bene". Manuela è uno dei classici esempi di persone che amano la montagna e resistono nonostante la fatica: "Anche i figli, ci ha raccontato, fanno la spola tra la stalla e la scuola, incoraggiati anche dagli amici".


Manuela Concina a Timau - Foto Sara Furlanetto

Da Sigilletto il sentiero ha portato i ragazzi a Sappada, sul confine tra Friuli e Veneto. Lungo il percorso, però, Yuri, Stefano e Andrea hanno voluto fare una deviazione verso le sorgenti del Piave. "E' stato impressionante, sai?" dalla voce di Yuri trapela ancora l'emozione "camminavamo tranquilli e da un momento all'altro, dopo un tornante, il bosco non era più in piedi. Radici, tronchi, terra, il sentiero scomparso... un'apocalisse". Sono i segni terribili lasciati da Vaia, la tempesta che ha sconquassato tutta l'area a ottobre 2018. "Vedere dal vivo che cos'è successo è come sempre più impressionante che guardare un servizio in tv, ma non credevamo così tanto. E' stato certo adrenalinico scavalcare e arrampicarci, ma nello stesso tempo eravamo così tristi per l'ambiente e per la natura, chissà quanto tempo ci metterà a rinascere... e rischiavamo pure di perderci, se non fossero arrivati Lorenzo e Filippo, due ragazzi venuti apposta da Udine per incontrarci, che hanno fatto un pezzo di sentiero con noi". Alle sorgenti del fiume Piave (tra i 1830 e i 1880 metri di quota) altre emozioni: "eravamo da soli, la sorgente borbottava, mia nonna mi cantava sempre la canzone quando ero bambino...".
 

La distruzione provocata da Vaia - Foto Andrea Buonopane

Sappada, borgo di 1300 abitanti, borgo certificato dal Touring con la Bandiera arancione, è composta da ben 15 borgate, dove sono molte le case rustiche costruite "a blocco" in tronchi di legno. Alcune di queste sono state trasformate in musei, come la casa museo della Civiltà contadina, il museo etnografico Giuseppe Fontana, il piccolo museo della Grande Guerra: segno di tradizioni antiche, come il famoso Carnevale festeggiato con maschere lignee, e di una storia densa di eventi. "Anche le persone sono forti" spiega Yuri "siamo stati ospiti del Soccorso Alpino, in riva al Piave, in una casa costruita interamente da loro stessi". "Cristian Tosetto ci ha raccontato" aggiunge Sara "che subito dopo Vaja il primo intervento l'hanno fatto i paesani aiutandosi gli uni gli altri, essendoci tanti locali con aziende edili o falegnami".


Sappada, Cristian Tosetto e la struttura del Soccorso Alpino - Foto Sara Furlanetto

Lungo il Piave si raggiunge poi Santo Stefano di Cadore ("qui ci hanno aperto una palestra di arrampicata") e poi Auronzo di Cadore e il lago di Santa Caterina, camminando lungo una bella ciclabile in mezzo ai boschi. "Finalmente abbiamo visto le prime Dolomiti..." racconta Yuri. Il gruppo si è fermato nella frazione di Palùs San Marco, ai margini della riserva Somadida, una delle foreste di San Marco che la Serenissima regolamentava, come nel Cansiglio, come fonte di legname per la propria flotta. "Qui siamo stati ospiti di Villa Gregoriana, una struttura per case vacanze per anziani" spiega Yuri. "E abbiamo incontrato molti ospiti interessanti: un gruppo di studenti di Scienze Forestali di Padova e poi Giorgio, un signore di Belluno, non vedente dalla nascita, che fin da piccolo ha frequentato questo posto. Giorgio ha un talento musicale incredibile: suona quattro strumenti, ci ha deliziati con concerti di armonica e fisarmonica, raccontandoci la sua vita". 


Giorgio a Villa Gregoriana - Foto Sara Furlanetto

Da San Marco, in un giorno di pausa, il gruppo ha voluto fare un'escursione per ammirare le famose Tre Cime di Lavaredo. "Siamo saliti sul Monte Piana, da cui si guardano le famose cime da lontano. Ed è stato magnifico: il cielo finalmente era blu, la neve ci circondava abbagliante, lontano si vedevano le cime, protagoniste di tante imprese alpinistiche..." racconta Yuri. Certo, dal Monte Piana la visuale non è quella classica con le tre dita (visibile invece dal rifugio Auronzo o dal Locatelli), ma la giornata per Va' Sentiero è stata comunque memorabile.
 

Lo scenario incantato salendo al Monte Piana - Foto Sara Furlanetto

La sera, a Cortina d'Ampezzo, la perla delle Dolomiti, un'altra esperienza da ricordare: la visita all'Osservatorio Astronomico del Col Drusciè “Helmut Ullrich”, sotto le Tofane. "Ci ha aperto le porte Giuseppe Menardi" spiega Sara "che ci ha raccontato la storia della struttura e il suo momento di gloria nel 1997, quando da qui si fecero video e foto della cometa di Halley". "Siamo rimasti a bocca aperta anche dalla sua posizione stratosferica" aggiunge Yuri "da qui si vede tutto, il Sorapis, il Pelmo, la Croda di Lago... un panorama incredibile". Un tramonto da favola ha concluso la giornata, anche se i "maschi" gli hanno preferito la finale di Champions...


L'Osservatorio Astronomico del Col Drusciè - Foto Sara Furlanetto

Tempo di tornare in marcia. Prossima tappa, il passo di Valparola. "Qui abbiamo scoperto la storia del Forte Tre Sassi" racconta Yuri "una struttura costruita tra il 1897 e il 1901 per sbarrare la strada all’esercito italiano, un probabile accesso alla Val Badia. Durante la prima guerra, il forte venne colpito dall'artiglieria italiana e venne lesionato. Gli austriaci lo fecero evacuare, ma continuarono a illuminarlo, così che gli italiani lo considerassero operativo, con un evidente spreco di proiettili. Tanto che divenne famoso il detto Agli italiani viene a costare di più bombardarlo che agli austriaci costruirlo". Oggi il forte è diventato un museo, grazie a una famiglia locale, i Lancedelli. "Abbiamo incontrato un loro componente, che ci ha spiegato come fin da piccolo insieme al padre e allo zio andava per le montagne a raccogliere cimeli bellici. Prima li vendevano come metalli, poi iniziarono a collezionarli. Fino a che decisero di proporli al Comune, che grazie ai loro reperti nel 2003 aprì qui un museo sulla guerra".

Yuri e amici hanno poi passato la notte al piccolo Bivacco Sief, "un luogo magnifico, con una vista spettacolare sulle montagne circostanti. Le Tofane, il Pelmo, il Civetta, e poi la parete nord della Marmolada, davvero impressionante".  
 

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Il Bivacco Sief - Foto Andrea Buonopane

Ancora una tappa per giungere ad Arabba, il luogo da cui Yuri ci sta raccontando la settimana. "Una giornata bellissima, finalmente. E ancor più bello è stato arrivare all'hotel Olympia di Diego, che ci ha ospitato gratuitamente nella sua struttura: dopo la notte al freddo nel bivacco non sapevamo ancora che ci stavano aspettando sauna e idromassaggio...". L'ospitalità e l'accoglienza per Va' Sentiero continuano a sorprendere e siamo certi lo faranno anche nelle prossime settimane. Nel frattempo la camminata avanza, sperando che la primavera arrivi anche in alta quota. Alla prossima puntata.


Il MonteCivetta al tramonto - foto A. Buonopane


Va' Sentiero, capitolo 4 - base cartografica OpenMTBMap.org e VeloMap.org​
 

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