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Il Touring racconta il viaggio di tre ragazzi (e di molti altri amici) lungo il sentiero più lungo del mondo

Va' Sentiero, capitolo 6. Le straordinarie montagne del Trentino Alto Adige

di 
Stefano Brambilla
24 Giugno 2019
 
Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di tre ragazzi che da maggio 2019 percorrereranno tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti settimanali e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero, partecipate a una tappa e condividete i contenuti!


Nell'immaginario collettivo, il Trentino Alto Adige è - insieme alla Valle d'Aosta - la regione italiana più associata alle montagne. Spesso però non si pensa a quanto diverse siano queste montagne: nella regione "convivono" rocce di dolomia, massicci metamorfici, vette di granito, in poche parole monti di composizione geologica molto varia, il che si traduce in una grande diversità di panorami e di scenari. Se ne sono accorti anche i ragazzi di Va' Sentiero, che seguendo il Sentiero Italia da est verso ovest hanno lasciato le Dolomiti con i loro profili erosi dal tempo per avvicinarsi, tappa dopo tappa, alle Alpi vere e proprie. "Ogni giorno un paesaggio diverso" confermano Yuri, Giacomo e Sara, mentre li intervistiamo ormai al confine con la Lombardia "e finalmente è arrivata la primavera!".

Avevamo lasciato il gruppo alla malga Potzmauer, sopra Salorno. Da qui riprende il racconto, e il primo protagonista è un altro di quei personaggi peculiari che si incontrano andando per monti. "A gestire il rifugio, insieme al fratello Giuliano, è Roberto, un vero montanaro" spiega Yuri "con lui abbiamo passato una bellissima serata a parlare e a suonare, visto che la malga è zeppa di strani strumenti e Roberto stesso un grande musicista: la versione ad armonica del Bolero di Ravel - da lui soprannominato Bolero di Ravanel - è stata quasi commovente. Roberto stesso ci ha raccontato di quanto i genitori fossero amici del grande alpinista Cesare Maestri e ci ha offerto il suo punto di vista sulla famosa vicenda del Cerro Torre del 1959, quando morì Toni Egger". 


Rifugio Potzmauer, il gestore Roberto in una serata di improvvisazione musicale. Foto Andrea Buonopane

Il giorno dopo i ragazzi sono stati "presi in consegna" da Vittorio, presidente della sezione del Cai di Salorno, e dal suo gruppo. "Ci hanno aiutato moltissimo, facendoci sentire davvero a casa" racconta Yuri "e consigliandoci, anche per le tappe sucessive, tutti i luoghi migliori da esplorare lungo il percorso". I ragazzi confermano quello che possiamo già intuire: incontrare persone innamorate della montagna, poter ricevere non solo il loro aiuto ma soprattutto qualche briciola della loro conoscenza del territorio è uno dei grandi valori aggiunti di un progetto come quello di Va' Sentiero. "Camminare con qualcuno a fianco che ti spiega con passione storia, natura, geografia, usi, tradizioni locali ti fa anche passare la stanchezza" sorridono. 

Sosta alla baita da Felice per pranzo, in un'atmosfera allegra e festaiola ("il signor Felice: un altro personaggio, felice di nome e di fatto"), poi una discesa lunghissima verso Salorno costellata di infinite pause in masi, baite, malghe. "Ecco gli effetti indisederati di camminare con qualcuno che conosce ogni singola persona in zona: troppi bicchieri offerti di vino e di grappa!" ride Giacomo.


Un momento di convivialità con i membri del direttivo CAI di Salorno e qualche ospite unitosi alla camminata di Va' Sentiero. Foto Sara Furlanetto

Nella valle dell'Adige i ragazzi si sono fermati per una pausa, approfittando della giornata per visitare il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina a San Michele all'Adige. "Lo consiglierei a tutti" racconta Yuri "è una raccolta estremamente interessante, non soltanto per la quantità di attrezzi e utensili conservati, ma anche perché di ognuno l'esposizione racconta come venivano utilizzati. Come faceva la gente a forgiare un'ascia, per esempio?". La sera, nel castello di Salorno, grande spettacolo con il concerto di due cori alpini, da Salorno e Mezzocorona, in acustico. "Atmosfera magica, al tramonto..." ricorda Sara. 

Ma per Va' Sentiero non c'è mai tempo per fermarsi troppo a lungo. Le montagne chiamano e si ricomincia a salire. "Dapprima da Salorno a Favogna di sotto, con una bella salita" raccontano i ragazzi "poi da Favogna al rifugio Oltradige al Roen", seguendo i monti sulla destra dell'Adige (a ovest, guardando una cartina). Momenti da ricordare: una nuotata nel lago di Favogna, la mattina, prima di partire; il panorama sul monte Cuc; la cresta per arrivare al rifugio Oltradige, con panorama sulle Dolomiti, tra boschi e radure. Il rifugio si trova nel Comune di Termeno sulla Strada del Vino, tra i borghi conosciuti appunto per la produzione vinicola (dove si festeggia in autunno con tanti eventi e feste). 


Sul Monte Roen, 2116 metri, che si affaccia sulla Val di Non. Sullo sfondo in valle si scorge Bolzano. Foto Sara Furlanetto

Per la serie "i giovani della montagna" anche da queste parti Va' Sentiero ha incontrato coraggiosi protagonisti. "Alan e Roberta, proprietari della malga Smarano e Sfruz, che insieme ai loro bimbi hanno deciso di trasferirsi in montagna e di allevare animali. Persone determinate e accoglienti: con loro abbiamo vissuto qualche ora della loro quotidianità, accudendo un capretto appena nato e mungendo le capre". E poi, Martina e Andrea, i due giovanissimi gestori del rifugio Oltradige al Roen: ragazzi che hanno fatto una scelta di vita e che fanno ben sperare per il futuro di valli e alpeggi, altrimenti sempre più spopolati. 


Alan e Roberta, conduttori della Malga Smarano e Sfruz. Foto Sara Furlanetto

Dalla provincia di Bolzano a quella di Trento: il Sentiero Italia tracciato dal Cai porta a Fondo, in val di Non, dove i ragazzi hanno visitato il bellissimo canyon del Rio Sass. "Un orrido lungo 300 metri e profondo 60, dove sono state realizzate scalette e passerelle sospese nel vuoto, molto suggestivo. In certi punti le pareti verticali si stringono molto, a malapena ci passa una persona. E lungo il percorso sono visibili numerose concrezioni, oltre a marmitte dei giganti e fossili". 
 
La gola del Rio Sass. Foto Sara Furlanetto

Tappa successiva sui monti della val di Non, da Fondo a Rumo. "Un percorso tra i più belli di questi giorni" raccontano i ragazzi "dapprima una lunga forestale verso il passo Castrin, tra prati fioriti e cime verdi, poi pinete di pino mugo, poi ancora malghe, mucche, chiesette tra i prati. Uno scenario tipicamente alpino, in poche parole, dove finalmente le nevi di aprile e le piogge di maggio hanno lasciato spazio alla primavera. "Abbiamo incontrato alcune persone che raccoglievano pigne di mugo per farne sciroppi e grappe. In effetti dovevate sentire il profumo mentre camminavamo in mezzo agli alberi!". L'olio essenziale di mugo - che, ricordiamo, è una conifera che non raggiunge mai grandi altezze e vive generalemente a quote superiori rispetto a larici e abeti rossi - è tra i prodotti più pregiati delle nostre Alpi, sfruttato soprattutto tra Trento e Bolzano.

La tappa ha portato i ragazzi a una bellissima chiesetta in mezzo ai prati, sorprendentemente aperta, dove Yuri e amici si sono fermati un momento a respirare. E poi finalmente l'arrivo a Rumo, alle 21.30, dopo che il sentiero era stato smarrito per qualche chilometro... ma per fortuna la luce delle sere di giugno ha semplificato le cose.


Tra i pini mughi, sul sentiero italia tra Favogna e il Rifugio Oltradige, verso il Monte Roen. Foto Sara Furlanetto

Il Sentiero Italia prosegue verso ovest, toccando altre belle montagne della val di Non. "Dapprima il monte Pin, verso malga Bordolona, poi il passo Tamù con il lago Corvo e il rifugio Stella Alpina, poi ancora a Rabbi e a Peio" raccontano i ragazzi. Tappe molto scenografiche, di carattere alpino, con sentieri su pendii esposti, tra grandi prati verdi. 

Due, tra tanti, i momenti emozionanti del percorso. "Per me senz'altro è stato l'incontro a pochi metri con un'aquila reale" racconta Yuri. "Ho scavallato una piccola sella, e lei era lì, davanti a me, posata su una roccia. Qualche secondo per capire che cosa stesse succedendo e ha spiccato il volo, battendo le ali una volta e poi planando sotto di me con le sue ali gigantesche. Che animale magnifico". Sara invece ricorda l'arrivo al lago Corvo, vicino al rifugio Stella Alpina, dove ancora il ghiaccio dell'inverno resisteva ai primi caldi primaverili. "Le lastre si stavano spaccando, mentre decine di rane vi scivolavano sopra impazienti di poter deporre le uova... un momento comico ed emozionante nello stesso tempo".  


Il lago Corvo. Foto Sara Furlanetto

Ovviamente in montagna il meteo non è mai stabile: lo dimostra la giornata sotto il diluvio da Rabbi fino a Peio, dove i ragazzi hanno dovuto affrontare una nebbia così fitta da far perdere l'orientamento. "Per fortuna in nostro soccorso è arrivato Giorgio, guida ambientale escursionistica di Peio, che ci è venuto incontro e ci ha preso per mano. Anzi, ci ha fatto anche passare la fatica della giornata, raccontandoci la storia delle malghe locali, il ritrovamento di una galleria della prima guerra mondiale sul monte Viot, e poi di quanto queste montagne siano ricche di ferro: in qualche modo i temporali si incagliano sempre sulle loro cime...". 

La stanchezza, insomma, si supera sempre grazie all'aiuto e alle "distrazioni" fornite da tanti appassionati locali. E allo spirito di gruppo, che - raccontano i ragazzi - a Va' Sentiero è sempre alto. "Siamo arrivati a 800 chilometri percorsi, da quando abbiamo iniziato a camminare il primo maggio" racconta Yuri. "E non vediamo l'ora di continuare". La grande Lombardia - dove è previsto oltre un mese di cammino - è lì ad attenderli.


Scendendo da Lago Corvo, una vista sulla Valle di Rabbi. Foto Sara Furlanetto​
 


 

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