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Il Touring racconta il viaggio di tre ragazzi (e di molti altri amici) lungo il sentiero più lungo del mondo

Va' Sentiero, capitolo 5. Sulle Dolomiti, tra Veneto e Trentino Alto Adige

di 
Stefano Brambilla
13 Giugno 2019
Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di tre ragazzi che da maggio 2019 percorrereranno tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti settimanali e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero, partecipate a una tappa e condividete i contenuti!
 
Siamo giunti al quinto capitolo di Va' Sentiero. Maggio è passato con le sue intemperie, Yuri, Giacomo, Sara e compagni stanno procedendo speditamente verso ovest e già dal Veneto sono passati in Trentino Alto Adige. Il che significa che hanno attraversato le Dolomiti. E potete immaginare che cosa significa camminare in mezzo ai Monti Pallidi: telefoniamo ai ragazzi mentre stanno riposando presso il Monte Corno, dopo giorni di trekking vista dolomia, e l'emozione è palpabile nelle loro parole. "Meraviglioso", "stupendo", "affascinante" sono aggettivi che quasi si sprecano, mentre ci raccontano delle tappe che hanno affrontato da Arabba, e sciorinano nomi di vette e di guglie, di massicci e di creste.  

Ma andiamo con ordine. Da Arabba il gruppo di Va' Sentiero si è spostato a Canazei, valicando il passo Pordoi, punto di confine tra Veneto e Trentino Alto Adige (a 2239 metri di quota). Un punto imprescindibile nel panorama dolomitico. "Eravamo circondati dalle montagne" ricorda Yuri "e vedendo le tante cime ripercorrevamo a ritroso il nostro percorso. Purtroppo la giornata era grigia...". Anche su questi monti si fronteggiarono per tre lunghi anni di guerra italiani e austroungarici, che trasformarono guglie e creste del Sasso di Mezzodì in una vera fortezza, forando la montagna con lunghe gallerie. 


In Val di Fassa - foto S. Furlanetto

SASSI, CRESTE, AQUILE E CAMOSCI
Da Canazei, una delle stazioni turistiche più conosciute, dove sono ben tangibili i segni della cultura ladina (per esempio nelle abitazioni tipiche), il sentiero ha portato a Pozza di Fassa, seguendo il versante orientale della val di Fassa. "Una tappa molto suggestiva, con il Sassolungo e il Sassopiatto impressionanti a fianco, e il Latemar e il Catinaccio che a mano a mano si avvicinavano sempre più". A Pozza, altro centro ideale per partire alla scoperta delle Dolomiti (da qui si accede alle Torri del Vajolet, per esempio, o alle valle di San Nicolò), i ragazzi hanno dormito nella sede dei Volontari dei Vigili del Fuoco, accolti dal comandante Andrea. "Una serata molto piacevole" spiega Yuri "in cui abbiamo ammirato i tanti cimeli conservati nella stazione, che raccontano l'evoluzione del mestiere nel tempo, e imparato tante cose sul lavoro dei vigili del fuoco volontari". "A Pozza sono in 44" continua Giacomo "e si finanziano anche grazie a sagre ed eventi organizzati in paese. Ci ha colpito molto il fatto che in ogni piccolo Comune della zona ci sia una stazione dei Vigili del Fuoco, un retaggio dell'impero austroungarico". 
 

Sulla ciclabile che porta a Pozza di Fassa - foto S. Furlanetto​

Anche quella successiva è stata una tappa dolomitica per antonomasia: da Pozza di Fassa il sentiero ha portato a Carezza, inoltrandosi nel gruppo del Catinaccio e toccando il rifugio Ciampedie e il rifugio Roda di Vael. "Che bella la vista dal Ciampedie, poi abbiamo visto anche molti camosci..." ricorda Yuri. "Io mi sono innamorato del Latemar" interrompe Giacomo "non avevo mai visto una montagna così bella, con quelle linee precise, la cresta che sembra tagliata con Autocad...!". I ragazzi raccontano di essere stati sorpresi da una statua di bronzo raffigurante un'enorme aquila, alta oltre 2,5 metri, sotto la Roda di Vael. "È il monumento a Theodor Christomannos, politico e pioniere del turismo sudtirolese (1854 -1911), alpinista e arrampicatore. L'aquila venne costruita nel 1912" spiegano. 


Il Latemar - foto S. Furlanetto​

DI CAREZZE E DI TEMPESTE
Il panorama al lago di Carezza, magico specchio d'acqua immortalato su mille cartoline e sito di villeggiatura - tra i tanti - della principessa Sissi e di Agata Christie, da ottobre scorso non è più lo stesso. E non lo sarà ancora per chissà quanti anni. "Qua e là la foresta ha enormi buchi provocati dalla tempesta Vaia" spiegano i ragazzi "è come se il vento avesse rimbalzato tra le rocce, colpendo a caso alcune parti del bosco. Uno scenario a tratti desolante, anche se il Latemar continua a vegliare con la sua bellezza".  "Una devastazione difficile da elaborare" aggiunge Sara "i lavori di pulizia e smaltimento sembrano avanzare di buon ritmo, ma ancora tante zone sono da ripulire". C'è stato anche il tempo per sperimentare delle rudimentali zattere lasciate sul lago Superiore. 


Il Lago di Carezza, irriconoscibile, visto dall'alto. Vaia ha completamente cambiato l'aspetto di Carezza e tutta la zona circostante. Foto S. Furlanetto​

A Carezza Yuri e compagni hanno alloggiato alla Villa San Pio X, casa per ferie con una storia particolare. "Fino a pochi anni fa era di proprietà dei padri gesuiti" raccontano "che l'avevano sempre utilizzata come casa vacanze. Quando i religiosi hanno deciso di venderla, si sono scatenati gli appetiti economici, ma un'associazione di famiglie, poi riunite nell'Associazione Amici di Carezza, è riuscita a rilevarla per continuare a tenerla accessibile a tutti, nello spirito di accoglienza che l'ha sempre contraddistinta". 

La casa vacanza Villa San Pio X, gestita dall'omonima associazione. Foto S. Furlanetto

UN INCONTRO DOPO L'ALTRO
Pronti per la tappa successiva, che da Carezza - finalmente riprendendo il Sentiero Italia tracciato dal Cai, che era stato momentaneamente abbandonato per le difficoltà dovute alla neve - ha portato a Obereggen, sempre in un eccezionale scenario dolomitico. "Qui abbiamo trovato per caso Loris che passeggiava con il suo lupo cecoslovacco Shatz" continua Yuri. "Loris è un ragazzo con cui siamo entrati subito in sintonia e che abbiamo poi incontrato nuovamente a valle, alla sera. Ci ha raccontato che viene da Cuneo e che vive in questa zona da 4 anni, facendo il macchinista sugli impianti di risalita. E di quanto, per uno "straniero", sia difficile integrarsi da queste parti, tanto è diversa la cultura e il fortissimo radicamento alla matrice tedesca". Loris, tra le tante passioni, ha quella della fotografia naturalistica: la serata a Obereggen è trascorsa tra immagini e racconti di aquile, e poi di aquile contro aquile, di aquile contro gipeti, di aquile contro camosci... un vero campionario della biodiversità dolomitica.


Carezza - Obereggen, ai piedi del Latemar. Incontro con Loris col suo lupo cecoslovacco Schatz. 

Da un personaggio all'altro - ma il bello di Va' Sentiero, come si percepisce bene dal racconto dei ragazzi, rimane proprio anche nell'incontrare gente diversa da sé, ascoltare storie, toccare con mano altre vite, altre dimensioni. Al passo Lavazé, dove i ragazzi sono giunti trasitando per il passo Pampeago, in aree ancora una volta stravolte da Vaia, il gruppo è stato ospite della Malga Daiano Da Nello, di proprietà appunto di Nello. "Un signore super creativo, spesso sopra le righe, incredibilmente accogliente, che tiene la musica tipica al massimo nel locale e che ci ha fatto stendere i materassini nell'area dedicata ai bambini... E non ti dico la fatica a fare due chiacchiere, non si sedeva mai!". 


Passo Lavazè, Malga Daiano da Nello. In foto, Nello, il gestore eclettico della malga. Foto S. Furlanetto

CAVALESE LA BELLA
C'è anche chi s'è staccato dal gruppo per un giorno e si è preso del tempo per visitare Cavalese, cuore pulsante della val di Fiemme. "Era da un po' di tempo che non vedevamo vita cittadina" spiega Sara "ed è stato quasi uno choc, dopo tanti giorni in montagna! Eravamo un po' confusi, quasi emozionati. E devo dire che abbiamo scoperto un bellissimo paese, ci vivono solo quattromila abitanti ma è vivo, vivace, indipendentemente dalle case vacanza".


Cavalese. Foto S. Furlanetto

Due i monumenti che hanno colpito i ragazzi, il palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme e la chiesa di San Vigilio. "Il palazzosplendidamente affrescato, è la sede della Comunità, un'antica formazione sociale che accomuna diversi paesi, ha una sua autonomia e si occupa della gestione di determinati beni, soprattutto forestali. Quando l'abbiamo vista pensavamo fosse il Comune, tanto era imponente e splendeva nella sua bellezza. Alla chiesa, invece, ci ha accolto un frate che ce l'ha fatta visitare e ci ha dato una infarinatura della cittadina, raccontandoci anche della storia dei francescani in paese". 


Cavalese, il palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme. Foto S. Furlanetto

A RIVEDER LE STELLE
La fine del racconto odierno parla delle due tappe verso il parco del Monte Corno, appena sopra la val d'Adige, non lontano da Trento. Qui i ragazzi di Va' Sentiero hanno pernotatto alla Malga Monte Corno e poi al rifugio alpino Potzmauer, dove li troviamo oggi. "Uno scenario già molto diverso da quello dolomitico: colline verdi, montagne più dolci. Ma ugualmente suggestivo: il rifugio Potzmauer, per esempio, è in mezzo al nulla, c'è un grande prato verde dove si tira con l'arco e dove può atterrare l'elicottero". C'è stato anche il tempo per fare una deviazione alla gola del Bletterbach, uno stroardinario spaccato degli eventi geologici della regione, contraddistinta da rocce di porfido rosso. 

E poi, per finire, Yuri e Giacomo raccontano della serata passata all'Osservatorio astronomico Val di Fiemme, la prima di un ciclo che li accompagnerà durante tutto Va' Sentiero. "Grazie al nostro sponsor Ziel, siamo entrati in contatto con i rappresentanti dell'Unione Astrofili Italiani, che si sono resi disponibili a farci visitare alcuni planetari e osservatori in giro per l'Italia e a tenere conferenze sul tema" spiegano. "In Val di Fiemme siamo stati spettatori di un interessantissimo incontro sull'inquinamento luminoso, un problema che spesso passa in secondo piano ma che ha un grande impatto sulle vite di tutti. Il gruppo locale si è battuto con successo contro le luci di una diga, per esempio. Anche se per avere un cielo del tutto limpido dovremo aspettare la Calabria...". Alla prossima puntata. E a riveder le stelle con Va' Sentiero. 


L'Osservatorio astronomico in Val di Fiemme - foto A. Buonopane


Va' Sentiero, capitolo 5 - base cartografica OpenMTBMap.org e VeloMap.org​
 
 

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