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Il Touring racconta il viaggio di sette ragazzi (e di molti altri amici) lungo il sentiero più lungo del mondo

Va' Sentiero, capitolo 33. In cammino in Basilicata e Calabria, per l'ultima parte della spedizione

di 
Stefano Brambilla
7 Novembre 2021
 
Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di sette ragazzi che da maggio 2019 hanno iniziato a percorrere tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti periodici e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero!​
 
Ed eccoci arrivati all'ultimo capitolo del viaggio di Va' Sentiero. Sembra passata una vita, da quando i ragazzi muovevano i primi passi in Friuli Venezia Giulia, nel maggio 2019: da allora sotto le loro suole sono passati quasi 8000 chilometri di Sentiero Italia. Ottomila chilometri di montagne, di vette, di boschi; ma anche di incontri, di sorrisi, di meraviglia.

Lasciamo però a un articolo finale e al racconto dell'evento conclusivo a Messina le considerazioni dei protagonisti (e le nostre) sull'esperienza e sul valore del progetto, oltre le lacrime di chi tra mille peripezie ce l'ha fatta: ora è tempo di terminare il racconto del viaggio, che per arrivare a conclusione deve ancora affrontare le ultime vette della nostra penisola, quelle della Basilicata e della Calabria. Avevamo infatti lasciato i ragazzi nel Cilento, in Campania, pronti per entrare in Lucania, e da lì riprendiamo il cammino. 

PRIMA PARTE: LA BASILICATA 
Va' Sentiero era già entrato in Basilicata lo scorso anno, ma soltanto per un breve tratto, nell'angolo settentrionale della regione (presso Melfi e Venosa, lungo il percorso verso Santa Maria di Leuca). Quest'anno, invece, il Sentiero Italia "ufficiale" li ha portati ad attraversare la parte sudoccidentale della regione: cinque le tappe, escludendo il Pollino, ovvero Fortino - Lagonegro/Rivello - Lago Sirino - Rifugio Conserva - Castelsaraceno - Latronico. 
 
A raccontarcele è Giacomo. "Sono stati bei giorni" racconta "che ricordo soprattutto per i paesi accoglienti e i bei panorami. In particolare Fortino, una frazione del Comune di Vibonati, ancora nel Salernitano, che ha la curiosa peculiarità di trovarsi per metà in Campania e per metà in Basilicata, il confine passa proprio in mezzo! E poi Rivello, ben conservato, con una quantità incredibile di labirintici vicoli... mi ci sono perso più e più volte, di notte, quando cercavo il nostro alloggio dopo una serata un po' allegra...". "Rivello è stupenda" gli fa eco Francesco "abbiamo passato due bellissime serate in compagnia dei ragazzi di Polifonie festival, ascoltando la musica di un organetto e andando avanti a taralli e Peroni... ci trovavamo all'alimentari di Clementina, un vero e proprio personaggio per cui ogni occasione è buona per far festa".  


Rivello - foto Sara Furlanetto

Una menzione particolare nel racconto dei ragazzi va alla zona del lago e del monte Sirino. Un po' perché i tre fondatori di Va' Sentiero c'erano già stati, in una delle spedizioni-test realizzate prima della partenza: "figurati che siamo capitati in vetta lo stesso esatto giorno in cui c'eravamo stati nel 2018... incredibile quanta acqua sia passata sotto i ponti" ricorda Giacomo. Un po' perché la gita al lago Sirino, con belle e comode e-bike noleggiate alla "Ciclofficina del Sirino" di Nemoli, è stato tra i momenti più belli di quella settimana. "È proprio una zona di pace" aggiunge Francesco "per me davvero una bella scoperta. E mi ha colpito molto il rito della processione della Madonna del Sirino, sentitissimo dagli abitanti di Lagonegro: ogni anno, a giugno, la statua viene trasportata a spalla fino al santuario, a quota 1907 metri; qui resta tutta l'estate e fa il percorso inverso a settembre, in una grande partecipazione popolare". 


Tappa Lago Sirino > rifugio la Conserva - foto Sara Furlanetto


Tappa Lago Sirino > rifugio la Conserva - foto Sara Furlanetto

Come in Campania, anche in Basilicata sono stati numerosi i "walk with us", come vengono chiamati tutti coloro che si sono aggregati alla spedizione per qualche tempo. "Abbiamo conosciuto i ragazzi di Solar Moving" racconta Giacomo "che stanno lavorando a un bel progetto girando l'Italia con un'auto elettrica alimentata da energia solare. E poi a sorpresa ho rivisto anche mia sorella e miei amici... una delle soddisfazioni più grandi di quei giorni è stata portare Beatrice, che non ama particolarmente la montagna, fin sulla cima del Monte Santa Croce, nella tappa che arrivava a Latronico. Per dimostrare che tutti ce la possono fare!". Va' Sentiero e i walk with us si sono divertiti anche a percorrere il ponte tibetano a Castelsaraceno, che con i suoi 586 metri è stato definito "il più lungo del mondo". "Un nuovissimo progetto, che ha portato tanto fermento nel borgo" continua Giacomo. "Il sindaco, che ci ha accolto con un aperitivo a base di aglianico, ci ha raccontato come la struttura appena inaugurata sul canyon del Racanello - tra l'altro un'opera ingegneristica notevole - abbia portato a un risveglio del paese, con nuove attività, bar, strutture ricettive". 

Ultima annotazione per il peperone crusco, vanto e orgoglio della Basilicata nel mondo. "Abbiamo imparato le differenze tra le varietà corno di capra e corno di toro" spiega Francesco "grazie a un produttore locale, che ce l'ha fatto assaggiare in varie declinazioni. Uno spettacolo!". 

SECONDA PARTE: IL POLLINO 
Le ultime tre tappe in Basilicata hanno avuto come protagonista il massiccio del Pollino, così come poi le sei successive in terra calabra. "Un territorio stupendo" racconta Yuri "protetto dal parco nazionale del Pollino, il più grande d'Italia. Anche qui eravamo stati tre anni fa ed è stato bellissimo ritornare sui nostri passi, rivedere i pini loricati, a volte ritrovare anche le stesse persone... a Morano Calabro addirittura per caso in un ristorante! Sono stati giorni entusiasmanti". 


Tappa Piano Novacco > Piano di Lanzo - foto Sara Furlanetto

In territorio lucano (tappe Latronico - San Severino Lucano - Madonna del Pollino - Piano Gaudolino) da segnalare soprattutto la prima giornata, "bella e intensa, Sara compiva gli anni, a San Severino sono cominciati i festeggiamenti" racconta Yuri. San Severino Lucano è un borgo certificato dal Touring con la Bandiera Arancione, definito dagli astrofili “il paese delle stelle” per l’assenza di smog e inquinamento luminoso. "Nel suo territorio si trovano due attrazioni del tutto diverse" spiega Francesco. "Innanzitutto Rb Ride, la giostra panoramica realizzata dall’artista contemporaneo Carsten Höller e posizionata su Timpa della Guardia a oltre mille metri di altezza: fa parte del progetto Arte Pollino, che comprende altre opere sparse nelle vicinanze. E poi il santuario della Madonna del Pollino, su uno sperone roccioso a 1573 metri, da cui si gode un bellissimo panorama".
 
Va' Sentiero ha fatto tappa proprio al santuario, ma nella stessa giornata parte del gruppo ha compiuto una deviazione verso la cima del Pollino, a 2248 metri di quota. "Un lunghissimo giro ad anello" commenta Yuri "abbiamo camminato per 26 km, con 1500 metri di dislivello a salire e altrettanti a scendere... ma ne valeva la pena, i panorami erano eccezionali e i pini loricati visti da vicino un'opera d'arte... contorti, mastodontici, antichi, le loro cortecce sembrano un'armatura. E quel crescere così rarefatti, distanti l'uno dall'altro in un paesaggio aperto, li rende davvero unici. Alla fine eravamo tutti stravolti, complice un tratto finale di sentiero inesistente, ma gasati per l'esperienza portata a termine". Non solo pini loricati, peraltro, crescono sul Pollino: l'area è nota anche per la presenza di faggete vetuste e di querce antichissime.


Verso il Monte Pollino - foto Sara Furlanetto


Sulla cima del Monte Pollino - foto Sara Furlanetto


Pino loricato sul Monte Pollino - foto Andrea Buonopane

Nella parte calabra del Pollino il punto di riferimento è stata un'altra Bandiera Arancione Touring, il borgo di Morano Calabro. "A farci da guida è stato Nicola" continua Yuri "un ingegnere davvero visionario e fuori dagli schemi, che ha aperto nel paese un albergo diffuso e un museo naturalistico altrattanto diffuso allestito all’interno delle antiche case che sorgono vicino al Castello Normanno-Svevo. Il suo progetto, chiamato Il Nibbio, vuole essere promotore di un modello socio-culturale di valorizzazione territoriale. Con lui abbiamo passato una serata memorabile, terminata verso le 5 di mattina tra musica, chiacchiere e vino... non ti dico cosa c'è voluto per svegliarci la mattina dopo!". 


Morano Calabro - foto Andrea Buonopane


Il museo naturalistico a Morano Calabro - foto Sara Furlanetto​

Tra le tappe calabre (Piano Gaudolino - Morano Calabro - Piano Novacco - Piano di Lanzo/San Donato di Ninea - Santuario Madonna del Pettoruto - Sant'Agata di Esaro) non sono mancate né le giornate sportive né le divagazioni gastronomiche. "In una giornata di pausa ci siamo dedicati al rafting nelle gole del fiume Lao: un'esperienza fantastica, adatta anche alle famiglie, all'interno di uno scenario spettacolare, con cascate e pareti di roccia altissime che dominano un fiume dall'acqua cristallina. E con noi c'era anche il Giova, il nostro fido autista, che per una volta ci ha seguito nelle nostre scorribande: non sai che gioia vederlo così contento ed eccitato insieme a noi".


Rafting nelle gole del fiume Lao, Pollino calabro - foto Andrea Buonopane


Rafting nelle gole del fiume Lao, Pollino calabro - foto Andrea Buonopane

E la cucina del Cosentino? "Tostissima, ce ne siamo accorti subito..." ride Francesco. "In quei giorni abbiamo assaggiato vini particolari come il magliocco, un vitigno antico dal gusto speciale, prodotto dalla mia amica Simona ad Altomonte: lei è tornata nella sua terra dopo essersi formata al nord ed è stata brava a trasformare una piccola cantina di famiglia in un'azienda che produce ottime bottiglie, L'Antico Fienile Belmonte. E poi, abbiamo provato moltissimi prodotti tipici, dalle forme di pane ripiene di peperoni e frittata a San Donato di Ninea, alla carne di suino nero, al miele dell'apicoltura "La regina" a Sant'Agata d'Esaro, eccezionale".  


Peperoni ad Altomonte - foto Diego Marmi​


Miele di castagna della neonata azienda agricola La Regina, Sant'Agata di Esaro - foto Sara Furlanetto

Proprio la tappa finale, quella con arrivo a Sant'Agata di Esaro, è stata la più bella e spettacolare per Yuri. "Eravamo un bel gruppone, c'era un bel sole, il panorama era fantastico... siamo ripassati presso uno stupendo fungo di pietra, dove tre anni fa avevamo riposato in una giornata di pioggia. E poi, a un chilometro dall'arrivo, ecco l'accoglienza di alcuni ragazzi che ci hanno offerto formaggi locali e miele di castagno super... solo un preambolo della cena offerta dal Comune, in una splendida serata, e dell'accoglienza dell'associazione Sade Future Lab". I ragazzi di Sade Future Lab hanno mostrato a Va' Sentiero la grotta della Monaca, fatto conoscere l'azienda/luogo artistico Vallerote, raccontato la tradizione dei falegnami e del ballo liscio che piace anche ai giovani, presentato le delizie della Tavola dei briganti...


Vista da Sant'Agata di Esaro - foto Andrea Buonopane


Nei boschi tra Madonna del Pettoruto e Sant'Agata di Esaro - foto Andrea Buonopane

TERZA PARTE: LA CATENA COSTIERA
Quasi tutte le montagne calabre sono protette da parchi nazionali o regionali: il Pollino, le Serre, la Sila, l'Aspromonte. Soltanto la cosiddetta "Catena Costiera", tra le province di Cosenza e Catanzaro, non è tutelata da un'area protetta. "Eppure è una zona altrettanto bella" spiega Diego "ricca di faggete e di laghi, tra cui quello dei Due Uomini, tra i pochi non artificiali della Calabria. Certo, alcune tappe del Sentiero Italia sono abbastanza monotone, come sempre quando si rimane immersi nel buio del bosco...". Meno monotonia alla fine della prima tappa, invece, quando il gruppo è incappato in un interminabile roveto arrivando alla casa cantoniera di Pietrabianca. "Io li dovevo aspettare sulla strada per recuperarli con il furgone" racconta Diego "ma loro non arrivavano mai... e intanto si era fatta notte, non riuscivo a capire se ero nel posto giusto e il telefono non prendeva, non nego che mi sono agitato molto, per due ore ho brancolato nel buio. Finalmente il Giova ha trovato i ragazzi da un'altra parte, avevano fatto una deviazione e non erano riusciti a comunicarla...".


Tappa Sant'Agata di Esaro > Pietrabianca - foto Sara Furlanetto​

Canzoni intorno al fuoco, bicchieri di amaro, pitte 'mpigliate hanno caratterizzato le tappe successive (Casa cantoniera di Pietrabianca - Caserma Cinquemiglia - Passo della Crocetta - Casellone forestale di Monte Cocuzzo - Rogliano (Marzi) - Spezzano Piccolo). Che cosa sono le pitte 'mpigliate? "Dolci squisiti formati da sfoglie ripiene di miele, mandorle e nocciole" spiega Francesco "ce le ha portate Francesca, che è venuta a camminare con noi: le produce lei nel panificio di famiglia, Pascuzzo, a Parenti". E per quanto riguarda gli amari? "Qui abbiamo assaggiato il Jefferson, solo il primo dei tanti amari incontrati in Calabria: la leggenda dice che fu inventato da uno scozzese naufragato a Paola...". 


La tipica "pitta 'mpigliata" - foto Sara Furlanetto

Sulla Catena Costiera i ragazzi hanno incontrato due realtà a sfondo religioso-culturale: quella dell'associazione Cammini Valdesi, che hanno raccontato le dinamiche storiche legate all'installarsi dei valdesi in Calabria (a Guardia Piemontese si parla ancora dialetto piemontese); e poi del cammino dedicato a San Francesco di Paola, che in alcuni tratti coincide con il Sentiero Italia. "È un percorso di 112 km e 6 tappe, ben promosso e rilanciato in questi ultimi anni grazie al passaparola e a un'efficiente comunicazione" spiega Diego. "Hanno realizzato un bel sito web, si sono dotati di un simbolo efficace (un sole raggiante) e hanno posizionato sul percorso anche una statua di San Francesco che accoglie i pellegrini, a San Fili". Un bel modo per promuovere il territorio attraverso il turismo lento.


Tappa Rifugio Cinquemiglia - Passo Crocetta - foto Diego Marmi


Tappa Sant'agata d'Esaro > Pietrabianca. Deviazione sui sentieri valdesi. Foto Sara Furlanetto

A proposito di turismo lento. I ragazzi si sono fermati a Marzi per ben due giorni. Come mai? "Perché non c'erano i treni!" ride Diego. Parte della tappa da Rogliano a Spezzano Piccolo, infatti, deve essere fatta obbligatoriamente in treno. "Non esiste il sentiero, purtroppo, bisognerebbe camminare a lungo sulla strada asfaltata. Per questo il percorso del Sentiero Italia prevede eccezionalmente di prendere un treno... un treno peraltro vecchio stile, ancora a carburante". Dopo il treno per Serra Pedace ("un bel borgo, con bella vista"), una lunga e faticosa salita, tanto che i ragazzi hanno dovuto aiutare un Walk with us arrivato da poco alleggerendogli lo zaino. "Davvero, una delle tappe più assurde del Sentiero Italia!". 
 
QUARTA PARTE: LA SILA
Ed ecco la Sila. "Mi è piaciuta tantissimo" esclama Martina "e ho finalmente capito perché si associa questa zona al Canada o alla Scandinavia... gli abeti sono altissimi, i boschi incredibili, e poi questi vastissimi altopiani costellati di laghi... non pare possibile che ci si trovi nel cuore del Mediterraneo. Sono stata colpita dall'aria fresca, diversa, di montagna, come non sentivamo da tempo! E anche dall'atmosfera che ci circondava: si percepiva proprio qualcosa di diverso rispetto alle settimane precedenti, a partire dall'arredamento di legno dei rifugi e dalle tisane serali...". "E pensare che tutti questi alberi furono piantati dopo la seconda guerra mondiale" aggiunge Francesco "al tempo non esisteva più la foresta decantata da Norman Douglas, lo scrittore inglese che ci ha lasciato pagine straordinarie del suo viaggio in Calabria compiuto tra il 1907 e il 1911... Eppure, nonostante sia la maggior parte dei boschi sia i laghi siano opera dell'uomo, il paesaggio è fantastico. Non mancano rarità locali, come lo scoiattolo nero".


Lago di Lorica - foto Sara Furlanetto


Tiriolo - foto Sara Furlanetto

Parte delle sette tappe del Sentiero Italia sulla Sila (Spezzano Piccolo - Camigliatello Silano - Lorica - Caporosa - Villaggio Buturo - Villaggio Mancuso - Santuario di Madonna del Porto - Tiriolo) sono state percorse dai ragazzi in mountain bike, come era successo qualche mese prima in Sicilia, grazie al supporto tecnico del tour operator Hitinero Adventure ("giovani bravi, davvero in gamba, che hanno organizzato tutto perfettamente nonostante il maltempo si sia messo spesso di mezzo" racconta Sara) e all'aiuto di Francesca, guida Aigae.
 
"Abbiamo pedalato tra boschi stupendi, soffermandoci in vari paesi e villaggi del parco" continua Martina. "A Camigliatello Silano, per esempio, è evidente il flusso turistico legato alle attività sportive, sia d'inverno con lo sci sia d'estate con bicicletta ed escursionismo. Del tutto peculiari sono poi i villaggi montani realizzati nei primi anni del Novecento, come Villaggio Mancuso, immerso in un bosco fittissimo... È un po' a metà tra una scenografia da film e un borgo alpino, davvero strano e affascinante, specialmente con il suo Grande Albergo delle Fate, una struttura enorme che negli anni Sessanta era buen retiro del jet set dell'epoca e ora è purtroppo in stato di abbandono". "L'amosfera a tratti era surreale" le fa eco Francesco "queste casette con i tetti sporgenti, questo vento tra le case abbandonate...". Anche a Lorica i ragazzi hanno incontrato atmosfere da fiaba: "le casettine del camping erano simili a quelle degli hobbit nel Signore degli Anelli!" ride Martina. 


Tappa Camigliatello > Lorica - foto Sara Furlanetto​


Tappa Camigliatello > Lorica - foto Sara Furlanetto

Ultima tappa silana quella che ha condotto Va' Sentiero a Tiriolo, borgo del Catanzarese addossato alle montagne da cui si abbracciano sia lo Ionio sia il Tirreno. "La vista dal belvedere è incredibile" continua Martina "ma anche gli incontri non sono stati da meno. Per esempio quello con Mirella, tessitrice, che ha aperto la sua bottega Tessilart a 18 anni, nel 1985, e da allora si dedica a produrre abiti, scialli, tovaglie con un telaio medievale e una vecchia Singer manuale, tra mille difficoltà e dubbi per il futuro. Il fratello di Mirella, Tommaso, fabbrica invece strumenti popolari in un'altra bottega, Lignarius, e ci ha fatto sentire diversi strumenti realizzati da lui, lire, chitarre, mandolini...". Grazie a due ragazzi già conosciuti nel 2018 (Felice, archeologo, dell'associazione Tiriolo antica, e Angelo, guida Aigae e geologo, di Discovering Reventino) a Tiriolo i ragazzi hanno visitato il parco archeologico di Gianmartino (dove sotto l'ex campo sportivo è stata scoperta una villa romana) e da lì sono partiti per una breve esplorazione dei boschi del massiccio del Reventino, il prolungamento occidentale della Sila Piccola.


Mirella Leone, tessitrice, a Tiriolo- foto Sara Furlanetto

Tommaso Leone, liutaio e artigiano, a Tiriolo - foto Sara Furlanetto

Anche qui, non può mancare la divagazione gastronomica, affidata come sempre a Francesco. "Tipici della zona sono la patata silana, con cui si preparano le patate 'mpacchiuse (ovvero appicicose); i gelati tartufi, caratteristici soprattutto della vicino Pizzo Calabro; e poi naturalmente altri amari, il Silano, il Kaciuto, il Rupes, che recentemente ha vinto premi prestigiosi... E poi, da non dimenticare la Brasilena! È una bibita analcolica gassata a base di caffé... ma perché non esiste altrove? Dovrebbe essere esportata!". Tra gli indirizzi più apprezzati, il ristorante Al Mulino cucina dal territorio ("il fiore di maialino in salsa di liquirizia era da leccarsi i baffi") e il progetto Ortocorto, che porta avanti un'idea di agricoltura naturale basata sul pieno rispetto della terra, anche attraverso la sperimentazione di tecniche di biodinamica e permacultura ("ci hanno lasciato una bellissima cassetta di frutta"). Entrambi si trovano a Decollatura, nel Reventino. 

QUINTA PARTE: LE SERRE
Procedendo verso sud, si incontra un altro massiccio meno famoso di Sila o Pollino. "È quello delle Serre, protetto da un parco regionale" racconta Andrea "dove purtroppo abbiamo avuto anche qualche giorno di brutto tempo, come quello della prima tappa, la Tiriolo-Girifalco. È sempre un peccato quando bisogna camminare sotto la pioggia, senza poter rendersi troppo conto di quello che c'è attorno, e ancor di più in giornate in cui siamo raggiunti dai Walk with us...". Per l'occasione, a unirsi a Va' Sentiero erano stati anche Ryan e Allison, due ragazzi arrivati addirittura dalla California, che avrebbero poi camminato fino al traguardo di Reggio Calabria. 

"Con l'umidità, si sa, crescono anche i funghi" continua Andrea "e sulle Serre ne abbiamo trovati tantissimi! In quei giorni ho speso più tempo a cercar porcini che a fare i miei video... Complice la presenza di alcune cucine industriali nei luoghi in cui abbiamo pernottato, Francesco e l'amico Davide da Bassano del Grappa li hanno cucinati in tutti i modi possibili. Ricordo soprattutto una bellissima cena all'Ostello Il Pellegrino a Torre di Ruggiero, presso il santuario della Madonna delle Grazie". Porcini e altre specie di funghi erano in vendita in baracchini sorti allo scopo anche lungo le strade. "I funghi, il freddo, la pioggia, questi boschi di conifere color verde saturo... proprio un'idea di Calabria diversa da quella che avevo sempre avuto" sorride Andrea. "Le guide Aigae Angelo, Alice e Roberta ci hanno portati al bosco di Stilo-Archiforo, appena fuori dal Sentiero Italia: uno dei più belli mai incontrati, con giganteschi abeti bianchi - qualcuno dice che qui si trova l'abete più alto d'Europa - e blocchi granitici di quarzo, chiamati batoliti granitici". 


Il bosco di Stilo-Archiforo - foto Sara Furlanetto​


Le guide Angelo, Alice e Roberta nel bosco di Stilo-Archiforo - foto Sara Furlanetto​

Il bosco di Stilo-Archiforo - foto Sara Furlanetto​

Tra le località più interessanti di questa tratta (le tappe sono sei: Tiriolo - Girifalco - Lago Acero/San Vito allo Jonio - Torre di Ruggiero - Serra San Bruno - Mongiana), quella di Serra San Bruno, ormai in provincia di Vibo Valentia, nota per le tante chiese e soprattutto per la certosa, un monastero la cui fondazione risale al medioevo. "Sono andato a tagliarmi i capelli" ricorda Andrea "e ho fatto quattro chiacchiere con la parrucchiera, originaria di Tortona ma da 15 anni per amore in Calabria... mi ha detto che non tornerebbe mai a vivere al nord, anche se magari si guadagna meno lo stile di vita ripaga qualsiasi sacrificio". Francesco è rimasto affascinato, invece, dai misteri aleggianti intorno alla certosa, ricostruita dopo un grande terremoto nel Settecento. "Sciascia dice che il monastero ospitò Ettore Majorana, il famoso fisico scomparso nel 1938, di cui non si seppe più nulla. E qualcuno è sicuro che anche il pilota che sganciò sul Giappone la bomba atomica si sia rifugiato qui". 


La Certosa di Serra San Bruno - foto Andrea Buonopane

"Arrivati a Mongiana, siamo tornati nel più consueto clima calabrese" continua Andrea "peperoni e legumi erano stesi al sole a essiccare. Qui abbiamo incontrato casualmente Andrea, 34 anni: è stato lui a chiederci se eravamo di Va' Sentiero, vedendo giungere in paese la carovana di 20 ragazzi, e si è offerto di ospitare alcuni di noi. Andrea è proprio un simbolo di resilienza: dopo tanti anni passati al nord in un'azienda automobilistica, ha deciso di tornare nel suo luogo natale ed è diventato un produttore di miele: un'idea che gli è venuta parlando con un ragazzo che gli aveva offerto un passaggio in auto. Oggi ha 100 arnie, produce miele di acacia, castagno, millefiori, ha in testa tantissimi progetti e soprattutto mette tantissima passione in quello che fa nel e per il suo territorio".

Mongiana - foto Sara Furlanetto

SESTA E ULTIMA PARTE: L'ASPROMONTE
"Se penso all'Aspromonte, la prima cosa che mi viene in mente è il bosco" spiega Sara. "Faggi, pini, faggi, pini... siamo stati una settimana immersi nei boschi. In realtà fin dalla Sila abbiamo camminato quasi sempre all'ombra degli alberi. E se quelli calabri sono boschi molto belli, dopo un po' che ci cammini possono diventare anche monotoni. Non capendo cosa ci sia al di fuori si perde tutto il contesto territoriale". In realtà Sara crede che proprio il bosco sia stato l'elemento giusto per concludere la spedizione. "Eravamo stanchi e saturi, desiderosi di finire ma anche malinconici. Il bosco ha fornito a tutti una dimensione più intima, come se avesse raccolto le nostre emozioni". A contribuire ad alleviare la stanchezza anche le tante persone che tappa dopo tappa si aggiungevano alla spedizione per festeggiare l'arrivo. "Vecchi e nuovi amici, da vicino e da lontano... avere avuto sempre altre persone con noi ci ha fatto mantenere uno sguardo fresco e una prospettiva aperta, obbligandoci tra l'altro a rimanere alti nel morale e nello spirito". 


Aspromonte, dal rifugio Boschetto ai Piani di Zervò - foto Sara Furlanetto


Aspromonte, dal rifugio Boschetto ai Piani di Zervò - foto Sara Furlanetto

Aspromonte, dicevamo. Terra che nel nome si porta dietro infiniti stereotipi e preconcetti. "Conoscevamo poco, ma siamo rimasti stupiti dell'accoglienza e delle tante persone che ci hanno mostrato esempi virtuosi" racconta Sara. "Come spesso succede, mi è sembrato che chiacchiere e dicerie offuschino la realtà" le fa eco Francesco "ma d'altronde, la Calabria è più isola di altre isole, passo dopo passo ci siamo accorti che è un mondo a parte, con logiche e storie diverse dalle regioni vicine". Tra gli esempi più concreti, quello di Nino Rossi, chef che ha aperto ai ragazzi le porte del suo ristorante Qafiz, a Santa Cristina d'Aspromonte. "Ci ha stupito per la sua umiltà" racconta Sara. "Eravamo tutti agitati nell'idea di incontrare uno chef stellato, invece è stato come chiacchierare con un vecchio amico". Dopo la gavetta nell'azienda di famiglia, che si occupa di catering, Nino ha iniziato a sperimentare e ha convinto la famiglia a dargli spazio. "L'Aspromonte è al centro della sua cucina: tutto quello che fa attinge dall'ambiente e dal contesto. Ci ha raccontato di quanto fare impresa in Aspromonte sia complicato, di come l'apparato sociale e politico sia difficile... ma anche di quanto lui e il suo team abbiano saputo gettare il cuore oltre l'ostacolo e quanto sia poi stato bello il rendersi conto di essere diventati dei catalizzatori, di aver dato la possibilità di lavorare a tante persone intorno". 


Al Ristorante Qafiz di Nino Rossi, Santa Cristina d'Aspromonte - foto Sara Furlanetto​


Al Ristorante Qafiz di Nino Rossi, Santa Cristina d'Aspromonte, risotto di aghi di abete bianco e riccioli di tartufo - foto Sara Furlanetto​

Le tappe del Sentiero Italia in Aspromonte prevedono di passare da San Luca, in quei giorni però inaccessibile per via della pandemia; i ragazzi hanno quindi deciso di deviare sul Sentiero del Brigante, un percorso in nove tappe creato nel 1989 (le tappe finali sono state Mongiana - Limina - Rifugio Boschetto Fiorito - Piani di Zervò - Rifugio Biancospino -Gambarie - Reggio Calabria). Proprio i posti tappa sono stati i luoghi più significativi del percorso, a partire dal Rifugio Boschetto Fiorito. "Una bella realtà" racconta Sara "gestita da ragazzi che hanno creato un'associazione: per ora un esperimento di accoglienza, in futuro speriamo una realtà sostenibile. Il casotto è bello, immerso nei boschi, poco facile da raggiungere, il che lo rende ancora più speciale. Ad accogliere tutti è Libero, un cagnetto pseudo randagio che fa da guardiano... Abbiamo passato bei momenti, tra cene pazzesche al suono di zampogna e percussioni". 


Il Giova dopo l'arrivo al Rifugio Boschetto Fiorito - foto Sara Furlanetto

Anche ai Piani di Zervò i ragazzi hanno incontrato una realtà interessante, quella di un ostello ricavato in un ex sanatorio per i malati di tisi. "Don Benedetto, che lo gestisce, ci ha raccontato che la grande struttura è stata utilizzata per poco tempo, poi abbandonata e riqualificata a più riprese, finché da qualche anno la gestisce la Cooperativa Sociale “Il Segno” di Oppido Mamertina, che vuole farne un centro di accoglienza e integrazione per i carcerati. Vi si trovano una fattoria didattica, un maneggio, una foresteria". Altre storie alla fine della tappa seguente. "Al Rifugio Biancospino ci aspettava Antonio, di cui tanto avevamo sentito parlare: un gran personaggio, che invece di andare in ferie come aveva previsto ci ha accolto a braccia aperte. Antonio è una guida storica dell'Aspromonte, coinvolto in prima linea nella protezione dei boschi e nella valorizzazione turistica, che insieme alla moglie Teresa ha costruito il primo rifugio in Aspromonte. Ci ha spiegato come si è creata negli anni una bella rete di rifugi, dando vita a un movimento di escursionisti fino a poco tempo fa impensabile. E poi, si è soffermato sul tema degli incendi, che hanno colpito anche l'Aspromonte quest'estate: un fenomeno localmente dovuto più al clima torrido e alla secchezza del sottobosco che a episodi dolosi". I ragazzi hanno potuto vedere con i propri occhi il triste spettacolo dei boschi bruciati sul Montalto, a est di Gambarie.


Piani di Zervò - foto Sara Furlanetto​


Al Rifugio Biancospino, Antonio Barca e la moglie Teresa Italiano - foto Sara Furlanetto


I boschi bruciati dell'Aspromonte, zona del Montalto - foto Sara Furlanetto

Gambarie è stata l'ultima località davvero montana della spedizione, dove il team ha trascorso gli ultimi giorni "tra la leggerezza e la gioia dei nostri walk with us", per dirla con le parole di Sara, "che hanno organizzato fuochi, tavolate, improvvisazioni; ma anche tra la stanchezza e le tensioni per l'organizzazione delle fine del percorso". Ultima tappa, bellissima, quella che ha portato fino a Reggio Calabria, scendendo a poco a poco dai 1300 metri fino al livello del mare, in un paesaggio che ha riassunto in una giornata tutta l'essenza della regione e della varietà mediterranea: i boschi di faggi e castagni hanno a mano a mano lasciato spazio alle campagne coltivate e poi ai versanti scoscesi che si gettano nello Stretto, tra calanchi spettacolari e fichi d'India arrampicati sulla terra arsa. Il silenzio e la bellezza hanno lasciato via via spazio ai rumori e alle impefezioni della civiltà, il sentiero è diventato una strada di città, finché ci ha pensato il mare a fermare il cammino della carovana. 


Tappa Gambarie > Reggio Calabria - foto Sara Furlanetto


Tappa Gambarie > Reggio Calabria - foto Sara Furlanetto

Tappa Gambarie > Reggio Calabria - foto Sara Furlanetto

L'appuntamento finale è stato sul lungomare Falcomatà di Reggio Calabria, tra i più belli d'Italia. Applausi, foto ricordo, bagni ristoratori, festeggiamenti al Monumento della Vittoria, eletto punto finale del cammino. La carovana era arrivata, gli Appennini erano finiti. Anche Va' Sentiero era finito? No, perché i ragazzi si sono inventati un epilogo a Messina, il giorno dopo, un'ultima passeggiata e un evento finale là dove avevano iniziato la spedizione ad aprile. Lasciamo quindi il racconto di quel giorno a un ultimo articolo, rimandando a quelle righe le considerazioni conclusive. Lo trovate cliccando qui.
 

Reggio Calabria - foto Andrea Buonopane

Reggio Calabria - foto Sara Furlanetto