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Il Touring racconta il viaggio di cinque ragazzi (e di molti altri amici) lungo il sentiero più lungo del mondo

Va' Sentiero, capitolo 15. Tra il Piemonte e la Liguria, dove finiscono le Alpi

di 
Stefano Brambilla
23 Ottobre 2019
 
Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di cinque ragazzi che da maggio 2019 hanno iniziato a percorrere tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti periodici e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero, partecipate a una tappa e condividete i contenuti!

"Thalassa! Thalassa!". Conoscete l'Anabasi di Senofonte? Stanchi e spossati dopo mesi di affanni in giro per l'Asia Minore, i guerrieri comandati dal celebre storiografo greco finalmente poterono irruppere in grida di gioia quando riuscirono a scorgere le sponde del Mar Nero, meta agognata dopo tanto peregrinare. "Il mare! Il mare!", una frase passata alla storia. Ebbene, non saranno i mercenari greci del 400 avanti Cristo, e le loro fatiche per nulla paragonabili oltre duemila anni dopo, ma sta di fatto che lasciato il mare a maggio in Friuli Venezia Giulia i ragazzi di Va' Sentiero l'hanno rivisto soltanto a ottobre, dopo cinque mesi e centinaia di chilometri percorsi su e giù per le Alpi. Dalla vetta del Marguareis, la cima più alta dei Monti Liguri, eccolo, il mar Ligure, come un'apparizione. Un momento che mai dimenticheranno, nella loro avventura lungo tutta la penisola. 


Il panorama dal Marguareis - foto Andrea Buonopane

E IN FONDO, LA CORSICA
Ma andiamo con ordine. Avevamo lasciato Yuri, Sara, Giacomo, Francesco e Andrea a Trinità di Entracque, nelle Alpi Marittime. Da qui i ragazzi si sono spostati prima a Limonetto, poi al rifugio Garelli, "una tappa straordinaria" commenta Sara "di quelle ricchissime di colori e atmosfere diverse. Sembrava di camminare in mille regioni differenti: a volte il paesaggio attorno somigliava alla Sardegna, a volte alle Dolomiti, a volte all'Appennino... un mix incredibile". Il percorso prevedeva il passaggio al colle di Tenda, dove tra la nebbia, in territorio francese, i ragazzi hanno visitato alcuni grandiosi forti ed edifici militari abbandonati dopo la seconda guerra mondiale - augurandosi, tra l'altro, che un giorno queste belle strutture possano avere una nuova vita; poi, il sentiero è "diventato" un'ampia strada militare, che in una giornata improvvisamente scaldata dal sole ha portato prima al passo del Duca, tra pinnacoli calcarei, fino al rifugio Piero Garelli, a 1970 metri di quota.


Uno dei forti di Tenda - foto Sara Furlanetto

Anche Yuri ha qualcosa da aggiungere. "Io ho fatto una strada diversa, complici spostamenti di van e persone. E mi sono ritrovato su una lunghissima dorsale, in un paesaggio da favola, che conduce a Cima dalla Fascia. Altopiani erbosi e pareti di roccia... alle spalle c'era tutto l'arco alpino. È stato bello anche l'incontro con una donna pastore, forte e femminile nello stesso tempo". Poi l'arrivo al Garelli, con una sensazione nuova: "mi sono reso conto" continua Yuri "che per la prima volta avevo il tramonto alle spalle e stavo andando verso est! Abbiamo iniziato ad andare verso nord, quando siamo partiti da Muggia, poi verso ovest fino a Courmayeur, poi a sud, poi da qui è arrivato l'oriente... un altro momento speciale". 
 

La tappa fino al rifugio Garelli - foto Sara Furlanetto
 
"Il Garelli è situato in una bellissima posizione, proprio sotto la cima del Marguareis" racconta Sara "un rifugio gestito da Guido da ben 40 anni! Pensa, quella sera eravamo solo noi e lui a dormire al rifugio, insieme alla sua inseparabile mula: d'altronde è sempre stata una consuetudine spostarsi con i muli, da queste parti. Guido è stato non accogliente, di più, preparandoci una cena con i fiocchi e dandoci consigli per la mattina successiva" racconta Sara. "Questa è una zona ideale per chi ama i fiori" aggiunge Francesco "Guido ci ha detto che vengono molti stranieri, in primavera, ad ammirarli". 


Alba al rifugio Garelli - foto Sara Furlanetto

La mattina ha visto i ragazzi scarpinare in direzione cima del Marguareis. "Siamo partiti con le prime luci dell'alba, percorrendo l'insidioso percorso del Canalone dei Torinesi" continua Sara "un sentiero attrezzato, ma tutto è andato per il meglio e siamo saliti tra toni gialli e arancio verso la cima, incontrando anche un branco di una ventina di camosci, bellissimi, che scendeva correndo dalla vetta". Dall'alto, a 2650 metri di quota, ancora alle nove di mattina, un panorama eccezionale, di quelli da far venire i brividi a qualcuno e da far ammutolire qualcun altro: "Si vedeva tutto a 360 gradi! Il Rosa, il Cervino, il Monviso, tutte le montagne finora percorse, la pianura che sembrava di toccarla con un dito... e poi il mare, per la prima volta! e le Apuane! e, in fondo in fondo, persino... la Corsica!". 


Salendo al Marguareis- foto Sara Furlanetto


Il panorama dal Marguareis - foto Sara Furlanetto

Smaltita l'emozione della salita, i ragazzi si sono messi in marcia per un'altra tappa molto bella, tra roccioni levigati, grotte e pareti dal sapore tibetano. "Abbiamo fatto una deviazione alla Grotta delle Vene, davvero labirintica, quasi un parco giochi" spiega Francesco. La meta della sera era il bel rifugio Mongioie, costruito nel 1989 e adagiato sul grande pianoro (Pian Rosso) sopra l’abitato di Viozene, in mezzo a grandi pascoli verdeggianti. "Pensa, abbiamo incontrato qui un ragazzo nepalese che da anni fa la stagione al rifugio" ricorda Sara. I ragazzi però, come altre volte era successo nei mesi passati, hanno dovuto dormire nella loro tenda: la struttura era al completo. Per fortuna la notte era piena di stelle. 


Il pianoro del rifugio Mongioie - foto Andrea Buonopane

LE ULTIME TAPPE PIEMONTESI
"Insieme a Ilenia da Mondovì, che ci ha raggiunti nel frattempo, siamo poi scesi a Ormea, in una bella giornata soleggiata" spiega Sara "tra bei paesini pittoreschi, semiabbandonati, e boschi di faggi e vecchi castagni dai tronchi enormi e dalle forme più strane".


Faggeta lungo la strada per Ormea - foto Sara Furlanetto

A Ormea erano in tanti ad aspettare i ragazzi, dal sindaco alla pro loco. "La cittadina ci è sembrata davvero viva e attiva, con tantissimi eventi durante l'anno" continua Francesco "e grazie ai nostri ciceroni abbiamo imparato moltissime curiosità: il nome, che deriva dall'olmo; la forma del centro storico, realizzata a guisa di cuore; il dialetto, più ligure che piemontese; i prodotti tipici, come i vini - qualcuno dice che anche il dolcetto è autoctono di queste zone - e le lasagne di Ormea, una sorta di pizzoccheri con formaggio e patate...".
 

Il Touring Club Italiano sostiene i borghi dell’entroterra

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Ormea - foto Sara Furlanetto

E poi c'è una ulteriore curiosità che ha lasciato stupefatti anche noi. "Si chiama biale ed è un antico sistema per far sciogliere la neve sulle strade: dai tombini di Ormea si può invertire il flusso e far uscire acqua, invece di farla entrare. In questo modo il flusso può spazzare via la neve". Ma c'è di più: d'estate la particolarità viene sfruttata per una manifestazione goliardica, Ormea in onda. "La chiamano la discesa acquatica più pazza e divertente dell'estate: materassini e altri gonfiabili da spiaggia si sfidano in una gara lungo le strade allagate!". 

Tempo di rimettersi in cammino. "Da Ormea a Garessio abbiamo percorso l'ultima tappa interamente in Piemonte" racconta Andrea "e abbiamo avuto il piacere di avere come guida Ezio, un signore della sezione Cai di Ormea: grazie a lui abbiamo scoperto vari aneddoti sul sentiero e sui paesi che abbiamo incontrato". Le vette ormai sono già un ricordo: "sì, è davvero incredibile come il paesaggio cambi da un giorno con l'altro, e con esso la difficoltà del sentiero" riflette Andrea "questa tappa in particolare è stata proprio una passeggiata nel bosco, più che un trekking vero e proprio". Faggi, castagni, il terreno inondato di foglie colorate... 


Entrando in Liguria - foto Andrea Buonopane

Villaro, Albra, Caria, Eca: questi i nomi di alcuni borghi toccati durante la tappa. "A Eca San Giacomo abbiamo incontrato uno dei due abitanti, un ragazzo di 30 anni che è il custode della chiesetta locale, dove pare sia conservata una falange del dito medio della mano sinistra di San Giacomo: da queste parti si passava per andare a Santiago di Compostela. Ci ha raccontato, come ci è già successo in passato, che in questi borghi un tempo viveva tanta gente, che a poco a poco si è diretta altrove. Ma la cosa strana e interessante è invece l'arrivo degli stranieri: tedeschi e olandesi hanno acquistato intere borgate e stanno portando nuova linfa alle vallate". "Pensa che in questa zona i muri delle case sono più alti dei tetti" aggiunge Francesco "perché un tempo i tetti erano fatti di segale, che era leggera e veniva spazzata dal vento, per cui i muri dovevano proteggerla. I tetti si chiamano proprio racchiusi". 


La chiesa a Eca San Giacomo - foto Andrea Buonopane

Sempre Francesco ci fa cenno delle tante leggende che circolano da queste parti. "Per esempio quelle legate alla Torre del Saraceno, un edificio isolato che abbiamo visto andando verso Garessio: si racconta che un pastore locale era riuscito a carpire la parola d'ordine dei Saraceni che avevano occupato la torre: riuscì a entrare, a buttare il cuoco nel dirupo, e poi a far fuori anche gli altri Saraceni. Oppure la storia di Aleramo e Adelasia, che abbiamo incontrato in vari punti, come alla grotta detta la Balma del Messere, dove i due innamorati si rifugiarono nel loro peregrinare: un amore tormentato ai tempi dell'imperatore Ottone, poi finito in gloria, visto che Aleramo riuscì a ottenere niente meno che il Monferrato". 

Va' Sentiero è sceso poi per la valle del Tanaro, seguendo una pista ciclabile che ha portato a Garessio. "Siamo stati ospiti poco lontano, nell'accogliente cascina di Loredana e Tarci a Garbenna, una piccola località nel comune di Bagnasco. E qui ci hanno raggiunto Alfredo ed Elena, che avrebbero camminato il giorno dopo con noi".
 

Foto di gruppo con Loredana e Tarci - foto Andrea Buonopane

ENTRANDO IN LIGURIA
"Con Elena e Alfredo siamo partiti alla volta del Giogo di Toirano e poi del Colle del Melogno" continua Francesco "una tappa segnata dalle pale eoliche e... da una battuta di caccia! Era pieno di cacciatori, si sentivano spari e cani intorno, per cui nella nebbia continuavamo a parlare a voce alta, avvisando che stavamo passando". Niente visioni del mare, causa maltempo; ma tante chiacchiere insieme a Stefano e Francesca, di Loano, che si occupano di ospitalità in queste zone e hanno raccontato a Va' Sentiero la scommessa vinta da Finale Ligure, che è riuscita a reinventarsi puntando tanto sull'outdoor, in particolare su arrampicata e mountain bike. "Al Colle del Melogno abbiamo incontrato tantissimi shuttle di tedeschi e altri stranieri pieni di biciclette, che trasportavano i mezzi sull'Alta Via".


Faggeta verso Giogo di Toirano - foto Andrea Buonopane

L'Alta Via di cui parla Francesco è l'Alta Via dei Monti Liguri, un itinerario in 44 tappe, nato nel 1993, che attraversa tutta la regione. "Un percorso particolare, rispetto a quelli che abbiamo incontrato finora" spiega Sara "le tappe iniziano e finiscono presso parcheggi sulle strade carrozzabili, non in rifugi o posti tappa. Ma la rete di strutture dove pernottare c'è ed è ben funzionante, per cui sono le strutture stesse a organizzare servizi di transfer da e per il sentiero". I ragazzi hanno potuto incontrare anche Claudio, che ha creato Ospitalità Alta Via, un'associazione nata nel 2011 proprio per mettere in comunicazione chi si occupa di ricettività sulle Alpi Liguri. "Claudio ci ha dato un aiuto prezioso dal punto di vista logistico, mettendoci in contatto con varie strutture lungo il percorso. E dobbiamo dire che l'ospitalità è stata ovunque eccellente!" conclude Sara. 


In cammino nel bosco - foto Andrea Buonopane

Anche da queste parti storie di guerre, di trincee, di forti, fin dai tempi di Napoleone, di cui la traccia più cospicua è proprio l'enorme forte Tortagna al Colle del Melogno. "Molti partigiani si sono ritirati qui per organizzare la resistenza. E c'è anche una storia di renitenti alla leva, cui avevano fatto costruire le strade su per i monti..." continua Francesco. E poi tanti, tantissimi prodotti tipici, dalle olive taggiasche alla figassa (la focaccia) fino ai vini. "Vicino al colle del Melogno, in Valbormida" continua Giacomo "siamo stati ospiti alla casa di Magali, un ecobnb in mezzo al verde davvero accogliente: Mauro e Floriana si ispirano ai principi dello yin e yang, offrono quello che coltivano biologicamente e sono entusiasti nel condividere il loro pensiero con gli ospiti".

Tempo di ripartire in direzione colle di Cadibona. "Siamo passati da una ex base Nato abbandonata, per poi arrivare alla località Tagliata, dove l'associazione “Tagliate senza frontiere” gestisce una casa per ferie" spiega Giacomo. "Il Comune di Quiliano, nel cui territorio è il colle, ci ha riservato poi una bellissima accoglienza... io ho apprezzato soprattutto la marmellata di albicocche di Valleggia, presidio Slow Food!". A Quiliano i ragazzi si sono anche fermati per una giornata di pausa.  "Siamo riusciti pure a farci un bagno a Bergeggi! E pensare che quest'anno avevamo proprio detto addio ai bagni in mare... Con il Cai di Savona, il sindaco di Quiliano e tanti altri amici abbiamo celebrato il passaggio dalle Alpi agli Appennini: una tavolata immensa, con una cena in stile natalizio" sorride Sara "e il concerto finale dell'arpista Cecilia, bellissimo, a metà tra il folk e il pop". 


Foto di gruppo con l'associazione Tagliata senza frontiere e altri amici - foto Andrea Buonopane

Già, il famoso Colle di Cadibona, dove finiscono le Alpi e iniziano gli Appennini... anche se qualcuno non è così d'accordo. "Gli abitanti di Altare sostengono che la bocchetta di Altare sia il vero punto dove si incontrano le due catene montuose" spiegano i ragazzi "e hanno messo pure un cippo a indicarlo. C'è di che stare attenti a non offendere nessuno...". Cadibona o Altare? In un modo o nell'altro, una cosa è sicura: Va' Sentiero ha concluso di camminare sulle Alpi, dopo mesi di sentieri. Davanti ci sono gli Appennini. Gambe in spalle, ragazzi.
 

Bivacco notturno al monastero sui monti
Allungo la mano, afferro le costellazioni
Non oso a parlare ad alta voce
Ho paura di svegliare chi sta sopra il cielo

(Li Bai, detto anche Li Po, poeta cinese morto nel 762)


Tramonto dal Cadifugio - foto Sara Furlanetto
 


 

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