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Percorso all’insegna della geografia e della cartografia che si snoda dal Campidoglio a Piazza del Collegio Romano

Tracce e trame geo-cartografiche: una passeggiata diversa nel centro di Roma

di 
Sandra Leonardi
12 Giugno 2020
Quest'articolo è frutto dalla convenzione stipulata dall’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG) e Touring Club Italiano. Sandra Leonardi è docente a contratto di Geografia e Turismo Sostenibile e valorizzazione del territorio presso la Facoltà di Lettere - La Sapienza Università di Roma, oltre a essere Consigliere Nazionale dell’AIIG.
 
Il settore turistico, così come altri settori economici, risente fortemente delle conseguenze dovute al lockdown e alle successive fasi di ripartenza determinate dalla pandemia. Da più parti arriva l’invito a ripensare le procedure e le modalità di fare turismo. 

Si sta parlando molto, per esempio, di turismo lento e turismo nei piccoli borghi, lontano dagli assembramenti e quindi dal rischio contagio. Ciò non vuol dire che bisogna abbandonare le grandi città che, comunque, possono offrire anche percorsi alternativi a quelli che solitamente sono i più frequentati, implementando e ampliando, in tal modo, le possibilità per cittadini e turisti. Proprio in quest’ottica, memori di esperienze passate, condividiamo un percorso all’insegna della geografia e della cartografia che si snoda nel centro storico della città eterna, lambendo grandi monumenti del passato. 

Stimolando l’osservazione attenta alla ricerca di segni e simboli, è possibile apprendere concetti importanti e storie poco note che hanno contribuito alla grandezza di Roma anche dal punto di vista geo-cartografico. Semplicemente alzando lo sguardo e prestando attenzione ai più piccoli particolari presenti - per esempio su una parete esterna di un edificio - è possibile andare oltre il semplice ‘muro’ per vedere tracce del passato che consentono di ricostruire la storia del territorio. 

IL CHILOMETRO ZERO
Il percorso può avere inizio da Piazza del Campidoglio. I rimandi alla storia, all’arte, alla bellezza in generale sono in ogni angolo. Guardandoci intorno e ripercorrendo le vicende del Monte Capitolino (Mons Capitolinus), uno dei sette colli, ci accostiamo ad argomenti quali la morfologia del territorio ricordando che, poco lontano da qui la Collina Velia fu sbancata insieme a tutto un comprensorio fatto di case, casupole e vicoli tortuosi per far posto a Via dell’Impero, oggi Via dei Fori Imperiali, e al Monumento a Vittorio Emanuele che, da semplice statua equestre, diventò il maestoso edificio che oggi sovrasta Piazza Venezia. 

Dunque, molteplici i rimandi alla geografia storica di Roma, alla sua crescita urbanistica e alla stratigrafia. Pur non dimenticando che ci troviamo sul Tabularium,  tra il Palazzo Senatorio, il Palazzo Nuovo e il Palazzo dei Conservatori, la nostra attenzione, in questa circostanza, è indirizzata esclusivamente ai riferimenti geo-cartografici. E, dunque, osserviamo le due grandi personificazioni dei fiumi Nilo e Tevere, posizionate ai lati della scala del Palazzo Senatorio. 

In Piazza del Campidoglio, convenzionalmente, è posizionato il Km 0. In cartografia e topografia è il punto convenzionale a partire dal quale vengono misurate le distanze in chilometri di un dato Paese, quello che per gli antichi romani era il Miliarium aureum. La pietra miliare aurea era una piccola colonna marmorea rivestita di bronzo dorato innalzata presso il tempio di Saturno, all’estremità del Foro Romano, eretta da Augusto nel 20 a.C. nella sua veste di curator viarum. Simmetricamente, nei pressi dell’Arco di Settimio Severo, era collocato un cono di mattoni ricoperti di marmo bianco considerato l’Umbilicus Urbis.


Piazza del Campidoglio - foto Getty Images​

LA TOMBA DI RUSPOLI
A pochi passi dal primo luogo di osservazione geo-cartografica c’è l’antico ingresso di Santa Maria dell’Ara Coeli e nella nostra ricerca di elementi geo-cartografici nella navata di sinistra, tra l’ottava e la nona cappella, scorgiamo una rappresentazione cartografica realizzata in marmo e raffigurante il Corno d’Africa. Si tratta della tomba dell’esploratore Eugenio Ruspoli (1866 - 1893), morto in una battuta di caccia a Burgi in Somalia, ove venne sepolto. Le sue spoglie furono recuperate molti anni più tardi e deposte presso la chiesa romana con la realizzazione dell’epigrafe che ricorda i suoi viaggi nella rappresentazione del Corno d’Africa ove è tracciata la rete fluviale oggetto delle esplorazione del principe in due delle sue missioni.

Sulla lapide cartografica è visibile una croce che indica il punto in cui perse la vita. L’importanza di questo documento è individuabile nella sua valenza storica poiché mostra le esplorazioni effettuate in quell’area a seguito della conferenza di Berlino quando fu stabilita la spartizione dell’Africa tra le varie potenze europee. L’area di competenza italiana confinava con quella Britannica e fu sottoscritto un accordo bilaterale con una clausola che prevedeva la possibilità di future modifiche. Fu proprio questa clausola che diede il via a una serie di esplorazioni non solo scientifiche ma sopratutto strategiche con il fine di migliorare la descrizione cartografia del territorio.


La tomba di Ruspoli, Roma - foto Wikipedia Commons​

SULLA VIA DEI FORI IMPERIALI
Scendendo dal Campidoglio e prendendo la Via di San Nicola in Carcere arriviamo su Via dei Fori Imperiali dove osserviamo le tavole geografiche ad opera di Antonio Munoz, addossate alla parte sottostante la basilica di Massenzio. Si tratta di quattro pannelli marmorei raffiguranti le fasi storiche dell’espansione dell’Impero Romano, partendo dalle origini della città, passando per le guerre Puniche, l’impero alla morte di Augusto e le conquiste dell’imperatore romano. C’era anche una quinta rappresentazione con le conquiste e la colonizzazione italiana in epoca fascista, è stata tolta. 

Sempre su via dei Fori Imperiali richiamiamo alla mente un’altra opera cartografica: Forma Urbis Romae, la Pianta di Roma antica incisa su marmo risalente all’epoca di Settimio Severo, originariamente collocata in una delle aule del Tempio della Pace. La pianta si componeva di 150 lastre rettangolari disposte su 11 file. Il disegno fu inciso sulle lastre dopo che queste furono appese al muro di quella che poi è divenuta la Basilica dei Santi Cosma e Damiano. Oggi di quel capolavoro in questo luogo sono visibili i fori utilizzati per sostenere le grappe di fissaggio della pianta. 


La Basilica dei Santi Cosma e Damiano, Roma - foto Leonardi

A PIAZZA VENEZIA, PIGNE E PIENE
La prossima tappa alla ricerca di segni geo-cartografici è Piazza Venezia per ammirare le fontane con la personificazione dei Mari alla base del Vittoriano e, poco distante, a Piazza San Marco la fontana della Pigna realizzata nel 1925 da Pietro Lombardo, simbolo del Rione omonimo in cui è collocata. Qui, infatti, ci troviamo al confine tra i quattro rioni storici: Monte, Trevi, Campitelli e Pigna (Mappa Rioni). Per orientarsi e capire in quale rione ci si trovi basta alzare lo sguardo alle indicazioni toponomastiche su cui, oltre ai nomi delle vie e delle piazze è riportato anche il rione di riferimento. La Pigna della fontana è stata posta qui in memoria del Pignone ritrovato in quest’area da cui derivò il nome del rione e posizionata in Vaticano nel Cortile della Pigna, richiamata anche da Dante in rifermento a Nembrotte nel XXXI canto dell’Inferno: La faccia sua mi parea lunga e grossa/come la pina di San Pietro a Roma,/e a sua proporzione eran l'altre ossa


La fontana della Pigna in Piazza San Marco - foto Leonardi

Sempre a Piazza Venezia sulla parete del Palazzo si può notare un elemento molto semplice in se ma che apre scenari di approfondimento rilevante: una lapide marmorea di livellazione. Tale oggetto è importante in riferimento alle targhe e alle lapidi apposte sui muri esterni degli edifici. Molte di queste indicano il livello di esondazione del Tevere e sono denominate manine proprio per la modalità in cui sono disegnate. La più antica risale al 1277 e si trova a Via dei Banchi Vecchi (rione Ponte). La targa posizionata sotto la quarta finestra della prima filia a sinistra del portone del Palazzo Venezia, indica la livellazione comunale del 1821. Con l’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia, si rese necessaria l’estensione della rete geodetica. L’Istituto Geografico Militare si attivò per avere informazioni relativamente alle precedenti campagne realizzate per avviarne delle nuove. Nel 1891 la livellazione comunale fu eseguita dal Ing. Ercolani. Altre targhe appartenenti a questa categoria sono posizionate alle Quattro Fontane, al Gianicolo, a Porta Pia. Quella del Pantheon non è più visibile. 


Lapide marmorea di livellazione, piazza Venezia - foto Leonardi

MERIDIANE E OSSERVATORI
Gli elementi citati sono solo alcuni dei beni geo-cartografici presenti a Roma. La città, in ogni angolo, conserva, dislocati in più punti, rimandi e rievocazioni collegate alla geografia e alla cartografia. Le meridiane ne sono l’esempio  più conosciuto, come la Linea Clementina a Santa Maria degli Angeli voluta da Clemente XI (1649 - 1723) che diede incarico di tracciare una meridiana monumentale a completamento di tutte le altre già realizzate, in questo caso era utile per fugare ogni dubbio relativamente alla Riforma Gregoriana.

Ancora un luogo importante è Piazza del Collegio Romano ove fu collocato il primo osservatorio di astronomia con la Torre Calandrelli da dove Giuseppe Calandrelli studiò gli eclissi e individuò con precisione la latitudine della specola vaticana (41°44’50”N) e Angelo Secchi, astronomo e geodeta direttore dell’Osservatorio dal 1850, classificò le stelle secondo classi spettrali. E, proprio qui c’è un camminamento legato alla figura di Galileo Galilei che venne a Roma nel 1611 proprio per presentare le sue scoperte ai Gesuiti del Collegio Romano considerato tra i più importanti luoghi scientifici del tempio. Si racconta che Galileo era solito passeggiare lungo questo camminamento per le sue osservazioni.


Piazza del Collegio Romano con la Torre Calandrelli - foto Lalupa/Wikipedia Commons​

A via del Caravita, all’ingresso dell’edificio che oggi ospita l’UCEA, tutte le mattine è possibile consultare le condizioni meteo climatiche della giornata affisse in una bacheca. Ancora possiamo citare Gnomoni, orologi solari, o l’idrometro di Ripetta, l’elenco non si esaurisce facilmente.

Concludiamo con una riflessione molto semplice ma sentita sempre per supportare la piena convinzione che la geografia è ben altro rispetto allo studio nozionistico che molti pensano. Anche questa è geografia: la descrizione e la conoscenza della città attraverso segni e simboli geo-cartografici presenti, offrendo un modello di lettura del territorio sotto il profilo turistico e dei beni culturali materiali e immateriali diverso relativamente ai tradizionali modelli.