Flevoland, un nome che potrebbe evocare leggende antiche, oppure titolare una saga fantasy da divorare puntata dopo puntata. Invece è una storia dei nostri tempi e ha per protagonista una comunità ingegnosa e intraprendente, che vive da quasi cento anni su quello che era il fondo del mare.
Dall’aeroporto di Amsterdam Schiphol basta poco più di mezzora di viaggio a nordest della capitale per intravedere boschi, canali, campi coltivati che si schiariscono quando il sole fa evaporare l’umidità della notte. E più avanzi sulla pianura e più non pare vero di muoversi su una terra che non c’era. O meglio c’era, ma sopra c’era un braccio del mare del Nord.
Il mare è lo Zuiderzee che nei secoli ha tormentato con tempeste e inondazioni villaggi e campi. Ma l’Olanda, che è vasta poco meno della Pianura padana, è riuscita a prosperare (è uno dei più floridi Paesi dell’Ue) confrontandosi con un elemento inafferrabile e potente come l’acqua, convertita da nemico devastante a preziosa risorsa.
Un panorama nella provincia del Flevoland. A sinistra il Waddenzee e a destra la distesa di polder / foto Thinkstock
Nella storia della provincia olandese del Flevoland ci sono un prima e un dopo il 1932, anno in cui l’ignegnere Cornelis Lely si mette alla testa di una opera d’ingegneria idraulica che pone fine all’avanzata dello Zuiderzee. A dire il vero dei tentativi in epoca moderna erano già stati fatti, ma i mezzi e le tecniche non bastavano ad averla vinta sulla forza di onde e maree.
È quindi solo dopo la prima Guerra mondiale che tra Olanda settentrionale e la regione della Frisia si riesce a costruire una diga lunga 32 chilometri, l’Afsluitdijk. Ne seguono pompaggi d’acqua, bonifiche, piantumazioni, pratiche di cui gli olandesi sono maestri. Nasce così, tra il 1937 e il 1963, il Flevoland: una terra piatta e verde come una tavola da biliardo, l’ultima frontiera che i Paesi Bassi hanno imposto al mare.
L’Afsluitdijk, una diga lunga 32 chilometri tra l'Olanda settentrionale e la regione della Frisia / foto Thinkstock
NEL WATERLOOPBOS, L'ARTE DI PARLARE CON L'ACQUA
Urk e Schockland esistevano prima della diga, Almere è invece una new town fondata nel 1976. Ma per scoprire il Flevoland c'è un'altra via, meno scontata. Da Amsterdam basta mezz'ora in auto per trovarsi seduti in con un caffè bollente e un sandwich al tavolo del Paviljoen het Proeflab, nuovissimo e ultraminimale centro visite del parco tecnologico Waterloopbos.
Dai finestroni di vedono ruspe e grossi camion che appaiono e poi spariscono in una geometrica distesa di alberi. Siamo in un sito dove fino agli anni '70 venivano testati importanti progetti di gestione delle risorse idriche, che gli olandesi hanno poi esportato nel mondo. Oltre un terrapieno, sbucano anche enormi blocchi di calcestruzzo che si appoggiano uno sull’altro, come un enorme e surreale domino di pietra.
“Quello è il Deltawerk //; le ruspe lo stanno concludendo, verrà mostrato al pubblico tra due giorni". A darsi la parola uno dopo l’altro sono Ronald Rietveld ed Erick de Lyon, due artisti dello studio RAAAF di Amsterdam che grazie a un finanziamento statale sono riusciti nella rilettura artistica di un’opera di igneneria idraulica che testava gli effetti di onde e maree su coste e dighe: il Deltagoot. "In sei mesi abbiamo destrutturato il canale di drenaggio lungo 250 metri in enormi blocchi di calcestruzzo, e abbiamo cercato un dialogo tra acqua, luce, alberi". Ne esce un'affascinante opera d'arte contemporanea immersa nella natura.
Waterloopboos, il "Deltawerk //" / foto Fabrizio Milanesi
E in effetti tanta massa di materia non ti sopraffà, anzi, sembra replicare un fluido movimento d’onda. Intanto i tecnici posano gli ultimi proiettori per suggestivi spettacoli notturni "anche se il fascino di Deltawerk// è di essere un’opera di Land Art – dice de Lyon – che cambierà nel tempo e che la natura si riprenderà”.
Nel Waterloopbos la natura si è già ripresa molti dei prototipi serviti a realizzare interventi vitali come il Piano Delta, il porto di Bangkok e persino un porto petrolifero in Libia. Per vederli, nella versione originale o in modelli a scala ridotta, si possono percorrere a piedi o in bicicletta itinerari segnalati che scoprono questo angolo affascinante del Noordoostolder dichiarato dal 2016 Monumento Nazionale.

Scoprendo in bicicletta il Waterloopboos, natura e ingegneria / foto Fabrizio Milanesi
L'AFSLUITDIJK, COME SARA' NEL 2022 LA DIGA "DEI MIRACOLI"
Si lascia il Waterloopbos e il suo passato ingegneristico di mulini, polder, impianti idrovori, terrapieni artificiali e dighe. E quasi senza accorgersene piombiamo nel presente, guidando a filo d'acqua su due mari, da una parte l’IJsselmeer e dall'altra il Waddenzee, così ricca di piante e animali che l’Unesco lo ha dichiarato Patrimonio dell’umanità. Come noi, ogni giorno fanno questa strada migliaia di persone in auto che si muovono sulla diga Afsluitdijk, tra l'Olanda settentrionale e la Frisia.   
Come per il Waterloopbos anche sulla diga Afsluitdijk il Governo olandese sta investendo con intelligenza e visione. Per capirlo basta trascorrere un paio d’ore nel Centro esperienze di Kornwerderzand, inaugurato nel marzo 2018. Qui Bert Kranendonk, architetto di Baarn, ha pensato a tutto. Dai finestroni esagonali si vedono il mare e i primi chilometri della diga, mentre nelle sale si gode di un’esperienza multimediale davvero bella e fruibile, tra animazioni, video, tavole interattive, installazioni e giochi per i più piccoli.
La struttura del Centro esperienze di Kornwerderzand, sulla diga Afsluitdijk / foto Fabrizio Milanesi
Dei tanti progetti in cantiere che vedranno la luce nei prossimi quattro anni i principali prevedono un rinforzo strutturale dell'Afsluitdijk, nuovi percorsi ciclopedonabili e la creazione del Fish Migratory River, per consentire ai pesci migratori di attraversare la diga ripopolando le acque dolci dell’Ijsselmeer e il Waddenzee.
Come per il Waterloopbos, anche il "New Afsluitdijk" dialogherà con cinque installazioni artistiche, monumentali ed ecosostenibili. Per vedere la prima, già realizzata, siamo tornati sull'Afsluitdijk di notte, partendo dalla costa della Frisia (dopo una cena nordica nella antica citta frisone di Makkum). 
Il mare del Nord dalla spiaggia di Makkum / foto Fabrizio Milanesi
Perché solo a notte fonda la strada si illumina, nonostante dai finestrini posteriori si veda solo nero. Fari? Nessuno a parte i nostri. Perché è l'installazione che riflette i fari delle auto che passano. L'architettura si illumina e crea un futuristico paesaggio di luce senza bisogno di elettricità. L’opera si chiama Gates of Light. Una diga, tante storie”, dicono qui, nelle terre di Flevoland.
Scopri la futuristica installazione Gates of Light / video Daan Roosegaarde
MANGIARE, DORMIRE E INFO PRATICHE
- Approfondimenti sul Flevoland si trovano anche in italiano sul sito di promozione turistica olandese: www.holland.com.
- Per scoprire il Waterloopbos e le opere da non perdere: www.vvvnoordoostpolder.nl.
- Il nuovo centro visite del Waterloopbos è il Paviljoen het Proeflab, aperto negli orari di visita offre colazioni e pranzi di ottima qualità; www.hetproeflab.nl.
- Per un’esperienza tra i sapori olandesi da non perdere il ristorante it Posthus, a Makkum, in Plein 15. 
- Per dormire vicino alla diga Afsluitdijk a noi è piaciuto moltissimo il soggiorno al Beach Hotel de Vigilante, hotel sulla spiaggia nel contesto davvero coinvolgente della cittadina marinara di Makkum, in Frisia.
- Per sapere tutto sulla diga Afsluitdijk il sito del nuovo centro visite Afsluitdijk Wadden Center.
- Tornando verso Amsterdam si può pranzare nel cafè-ristorante della stazione di Enkhuizen, un'esperienza davvero piacevole.
- Sempre nella pittoresca Enkuizen, si può scoprire la vita di inizio Novecento nei villaggi marinari sullo Zuiderzee. Davvero da non perdere l'incredibile ricostruzione in scalal 1:1 del Zuiderzeemuseum, un villaggio olandese all'aperto con tanto di canali, navi e figuranti in costume (e c'è anche l'aringa affumicata sul momento!).
Le case di Enkuizen, pittoresco borgo marinaro sullo Zuiderzee / foto Fabrizio Milanesi