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L'intervista alla direttrice Daniela De Angelis. Per scoprire le vicende straordinarie dell'istituzione laziale

Le storie e i tesori del Museo delle Navi Romane di Nemi. Con il ritorno del mosaico ritrovato negli Stati Uniti

di 
Fabrizio Milanesi
16 Aprile 2021
Uno splendido mosaico romano, frammento di una nave dell’imperatore Caligola, che viene ritrovato nel 2019 nell’appartamento di una antiquaria di New York e che torna finalmente a essere visibile al pubblico laddove era stato trovato anni prima. La vicenda ha il sapore dell’intrigo internazionale, ma il suo merito è avere attirato l’attenzione su un luogo di cultura fuori dall'odinario, in cui si intrecciano storia antica e contemporanea.
 
Siamo a Nemi, nel cuore dei Castelli Romani, in un borgo tanto incantevole e virtuoso da meritare la Bandiera arancione del Touring Club Italiano. Qui, nelle acque del lago che dà il nome al borgo vennero recuperate tra il 1929 e il 1930 due navi imperiali appartenute a Caligola, in una delle più importanti imprese archeologiche dell’ultimo secolo. E qui nacque nel 1939 un museo per mostrare a tutti i tesori di quell’incredibile ritrovamento: appunto il Museo delle Navi Romane di Nemi.
 
Oggi abbiamo il piacere di scoprire il Museo delle Navi Romane, conoscere i dettagli dell’ultimo avventuroso ritrovamento e parlare del futuro grazie alla direttrice Daniela De Angelis.
 
Nemi (Rm), borgo Bandiera arancione Tci / foto Getty Images
 
Direttrice, può introdurci al museo delle Navi Romane? 
“Il Museo delle Navi romane afferisce alla Direzione Regionale Musei Lazio del Ministero della Cultura. Ha avuto una storia molto complessa. Nato a conclusione di una impresa grandiosa che ha portato al recupero delle due navi dell'imperatore Caligola (37-41 d.C.) attraverso il parziale svuotamento del lago di Nemi, è stato uno dei primi esempi di Museo realizzato in funzione del contenuto che doveva ospitare. 
 
L’edificio è stato infatti progettato dall’Architetto Morpurgo come un hangar navale per ospitare le due navi, lunghe 71,30 x 20 metri e 73 x 24 metri, entrambe recuperate nel lago nel 1929-31. L’intera struttura è stata pensata per favorire la valorizzazione delle navi, come ad esempio il ballatoio che si snoda lungo entrambi i lati del Museo e che doveva consentire la visione dall’alto dello scafo delle navi.
 
Il Museo, inaugurato nel 1939, ha purtroppo avuto una vita molto breve: infatti nel 1944 è stato completamente devastato da un incendio che ha causato la totale distruzione delle navi. A questa seconda fase di vita del Museo è seguita una chiusura di diversi anni; riaperto per pochi anni e poi chiuso nuovamente, il Museo è stato poi inaugurato con un nuovo allestimento nel 1988. L’ingresso nelle collezioni del Museo del frammento di opus sectile segna quindi una nuova tappa nella sua storia, restituendo alla fruizione della comunità questo oggetto che si credeva ormai perduto”.


Inaugurazione del Museo di Nemi alla presenza di Benito Mussolini e del ministro dell'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai - foto Wikipedia Commons
 
Oggi cosa si può vedere al suo interno?
“Nell’attuale allestimento, l'ala sinistra è dedicata alle navi, delle quali sono esposti alcuni materiali, come la ricostruzione del tetto con tegole di bronzo, due ancore, il rivestimento della ruota di prua, alcune attrezzerie di bordo originali o ricostruite (una noria, una pompa a stantuffo, un bozzello, una piattaforma su cuscinetti a sfera). Sono inoltre visibili due modelli delle navi in scala 1:5 e la ricostruzione in scala al vero dell'aposticcio di poppa della prima nave, su cui sono state posizionate le copie bronzee delle cassette con protomi ferine.
 
L'ala destra è invece dedicata al popolamento del territorio albano in età repubblicana e imperiale, con particolare riguardo ai luoghi di culto; vi sono esposti materiali votivi provenienti da Velletri (S. Clemente), da Campoverde (Latina) da Genzano (stipe di Pantanacci) e dal Santuario di Diana a Nemi, oltre ai materiali provenienti dalla Collezione Ruspoli. All'interno di quest'ala è inoltre possibile ammirare un tratto musealizzato del basolato romano del clivus Virbii, che da Ariccia conduceva al Santuario di Diana”.
 
Daniela De Angelis / foto Luciano Sciurba
 
Ci può raccontare la storia del mosaico di Caligola e le vicende che hanno portato al suo ritrovamento?
“Il frammento di opus sectile che oggi esponiamo nel museo era noto da una foto dei recuperi di Eliseo Borghi, antiquario attivo alla fine dell’Ottocento, pubblicata nell’opera dell’Ing. Guido Ucelli di Nemi sulle navi provenienti dal lago. Individuato nel 2013 a New York da uno studioso italiano di marmi antichi, il mosaico era utilizzato come tavolino da caffè da una antiquaria newyorkese, la signora Helen Fioratti. Il marito della signora, il giornalista Nereo Fioratti, avrebbe comprato il mosaico da una famiglia aristocratica romana negli anni ’60, considerandolo “un acquisto innocente”, attraverso la negoziazione di uno storico dell’arte italiano noto per il suo lavoro nel recupero di opere d’arte rubate dai nazisti.
 
La procura distrettuale di Manhattan ha impiegato quattro anni per appurare l’illegalità dell’esportazione e della vendita, grazie alle prove fornite dal Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, e nel 2017 il Mosaico di Nemi è stato formalmente restituito all’Italia. Da adesso il frammento di pavimentazione entra a far parte della collezione permanente del Museo delle Navi Romane di Nemi, dove è stato allestito vicino alle altre porzioni di pavimentazione, che ne consentono una migliore comprensione.
 
L'aspetto attuale del mosaico si deve al Borghi, che probabilmente si ispirò per le integrazioni all’analogo frammento di pavimento a intarsio marmoreo ma con colori invertiti (serpentino e porfido disposti con alternanza opposta) rinvenuto nel corso dei medesimi tentativi di recupero della nave, già esposto nel Museo negli anni passati. L’inserimento moderno all’interno di una cornice marmorea che riveste anche il lato posteriore non permette di valutare come fosse l’assemblaggio originario, che tuttavia si può ipotizzare dagli analoghi esemplari esposti insieme”.
 
Il mosaico di Caligola dopo il restauro / foto Direzione Generali Musei

Il frammento ritrovato del mosaico di Caligola / foto Luciano Sciurba
 
Il Direttore Generale dei Musei dello Stato, Massimo Osanna, ha recentemente parlato del vostro museo come un futuro polo per il territorio, di incontro, partecipazione sociale e inclusione. 
“Il Direttore Osanna ha sottolineato quanto sia importante che il mosaico sia stato restituito al luogo dal quale proveniva, perché (e sono le sue parole): è fondamentale riportare nei loro contesti i reperti che raccontano una storia fondamentale del territorio e sono parte della sua identità. Le Navi di Caligola raccontano una vicenda straordinaria. Non erano navi di uso comune, ma palazzi galleggianti, un lusso acquatico che ha avuto forse per modello le navi di Antonio e Cleopatra che navigavano nel Nilo. Erano decorate con pavimenti in opus sectile, avevano mosaici che rivestivano le pareti, ma anche fontane e ninfei.
 
Il rientro nei luoghi di provenienza dei reperti trafugati illegalmente consente di restituire alla fruizione del territorio frammenti della propria storia e della propria identità culturale, la cui valorizzazione è anche uno dei principali scopi dei Musei territoriali come quello di Nemi. Quindi l’inserimento nel percorso di visita del Museo di questo frammento rappresenta una tappa importante, perché possiamo restituire alla collettività un frammento della sua storia. Ed è un frammento che ci racconta non solo la storia delle navi dell'imperatore Caligola e delle sue fastosa decorazione, come ha sottolineato il Direttore Generale, ma anche un tassello della complessa storia del Museo e dei tentativi di recupero delle navi. E per questo voglio ringraziare Massimo Osanna per aver fortemente voluto, nonostante il difficile momento che stiamo passando, che fosse restituito alla fruizione delle comunità e del pubblico”.
 
Massimo Osanna, Direttore Generale Musei / foto pompeisites.org
 
Come si possono tradurre in concreto per il vostro museo i concetti di “incontro, partecipazione sociale, inclusione”?
“Purtroppo la pandemia ha rappresentato un momento difficile per tutti, anche per la nostra offerta al pubblico. I musei hanno cercato di rilanciare la fruizione “virtuale”, ma credo che tutti sentano la mancanza delle attività in presenza e del vivere il Museo di persona. Mentre lavoriamo per consentire in futuro una fruizione digitale sempre più ampia delle nostre collezioni, speriamo di avviare presto collaborazioni con le Istituzioni del territorio e con le Associazioni locali per poter finalmente tornare a ospitare in maniera sicura il pubblico nel Museo. In particolare speriamo di poter avviare al più presto un programma che consenta il ritorno in sicurezza delle scolaresche, che rappresentano il nostro futuro per una conoscenza sempre più diffusa delle ricchezze del nostro patrimonio culturale”.
 
Avete dei progetti in corso che coinvolgono quindi maggiormente la comunità? 
“Speriamo di poter presto avviare nuovi progetti che coinvolgano la comunità e il territorio, perché il Museo diventi un centro culturale ad ampio respiro. Come dicevo speriamo di poter avviare nuove attività in sicurezza con le scolaresche e tornare a progettare delle manifestazioni condivise con le altre realtà territoriali”.
 
Favoriti dalle circostanze di emergenza pandemica, avete sviluppato delle modalità digitali di visita e di fruizione del vostro patrimonio?
“Attualmente stiamo lavorando per il rilancio dei nostri siti attraverso diverse iniziative che possano coinvolgere il territorio, con le modalità migliori che l’emergenza epidemiologica ci consentirà”.
 
Nemi (Rm), borgo Bandiera arancione Tci / foto Getty Images
 
C’è un itinerario che consiglierebbe che include anche la tappa del Museo delle Navi?
“Tutto il territorio dei Castelli romani merita una visita, con i numerosi centri ricchi di storia e anche di Musei piccoli ma non per questo meno significativi; inoltre anche le bellezze paesaggistiche del comprensorio meritano certamente una visita, a partire dai laghi di Nemi e di Albano”.
 
INFORMAZIONI E WEB
- Scopri il Museo delle Navi di Nemi, vai al sito www.polomusealelazio.beniculturali.it