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"Qui centimetri di bellezza possono diventare chilometri e chilometri. Come accade sullo Stretto"

La nuova Guida Verde Calabria: intervista allo scrittore Vins Gallico, autore dei Percorsi d’autore

di 
Tino Mantarro
9 Giugno 2021
È appena uscita la nuova edizione della Guida Verde Touring "Calabria", arricchita dei percorsi d'autore di Vins Gallico. Gallico è nato a Melito Porto Salvo (RC) nel 1976. Ha pubblicato Portami Rispetto (Rizzoli 2010) e  Final cut (Fandango libri 2015) e ha lavorato come consulente e traduttore editoriale. Dirige attualmente la libreria “Fandango Incontro” e fa parte del consiglio direttivo dei Piccoli Maestri. L'abbiamo intervistato per capire meglio la "sua" Calabria; in quest'altro articolo trovate un brano d'autore insieme a una presentazione generale della guida.
 
Calabria, voce del verbo sorprendere. A dar retta alla Treccani trattasi di «Regione dell’Italia situata all’estremità meridionale della Penisola, tra il Tirreno e lo Ionio. Ha una superficie di 15.222 km2, 404 Comuni e una popolazione di 1.894.110 abitanti nel 2020; densità 124 ab./km²». Tutto vero, nessuna sorpresa. Se non fosse che - complice la pandemia - chi ultimamente ha scelto la Calabria per le sue vacanze ne è tornato assai sorpreso. Sorpresi da cosa? «Dalla sua bellezza e dalla varietà dei suoi panorami, perché in Calabria hai mare e montagna, un sacco di cultura e una grande tradizione di ospitalità. Ma tanti sono proprio sorpresi dalla Calabria, proprio dalla sua esistenza», spiega Vins Gallico, calabrese di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, romanziere che ha contribuito, scrivendo i Percorsi d’autore, alla rinnovata Guida Verde Touring "Calabria".
 
 
«La Calabria dal punto di vista turistico, di puro godimento dello spazio e del luogo è sempre stata messa da parte - prova a specificare meglio Gallico -, non viene raccontata come terra accogliente e bella, e invece quando ti ritrovi su quegli ottocento chilometri di costa, con quel mare che è uno dei più belli del Mediterraneo cambi idea». Ma perché questo è successo? «Un po’ perché è stata dimenticata dalla narrazione nazionale, ma molto spesso anche dall’autonarrazione dei calabresi, che fanno della loro terra una narrazione tossica». Che cosa vuol dire tossica? «Che non è mai equilibrata. Chi emigra, e sono tantissimi, la racconta con distacco e spesso rinnega la propria terra. Chi rimane invece ripete che “qui tutto è brutto e non c’è possibilità di salvezza”, vive nel Paradiso popolato dai demoni. Il calabrese non riesce a vedere questo Paradiso che nessuno racconta. Da qui nasce l’effetto sorpresa per il turista, che arriva e si trova davanti a qualcosa che non si aspettava».
 
Anche perché spesso incontra quella natura selvaggia che è un’altra sorpresa della regione. «In gran parte della mia terra c’è una bellezza selvaggia, non esplorata, che dipende dalla morfologia del territorio fatta di tanti luoghi difficilmente raggiungibili, una costa lunghissima ma soprattutto montagne dure e difficili da percorrere come l’Aspromonte, che deve il suo nome proprio a questa asprezza. Questo ha reso la Calabria un territorio difficile da urbanizzare e umanizzare, in cui sono mancati i grandi centri attrattori tipici delle altre regioni del Sud, come Sicilia e Campania» prosegue.
 
Anche se è innegabile che rimanga uno stereotipo di una terra di briganti. «È ancora un vecchio stereotipo, alimentato dagli stessi calabresi. Così questa terra sembra un buco nero, cui è mancata una “mitopoiesi”, non ha avuto nessuna elaborazione mitologica come invece è accaduto a posti altrettanto problematici come Napoli o Palermo. Non che in Calabria non ci siano stati arabi, normanni, greci. Geni ce ne sono stati, basti pensare a Pitagora, però è come se non si riuscisse a rivalutarli». Anche se poi a Crotone c’è un interessante Parco di matematica, una bella struttura anche architettonicamente, di cui però si parla poco. «Abbiamo avuto politici scarsi, che hanno fatto poco per la loro terra. E per quel che riguarda arte e letteratura la si è raccontata male, o non si è dato spazio alle voci interessanti, che non mancano».
 
 
E dunque come fare? «Dando più fiducia alle voci dissonanti, fuori dal coro, che è possibile vedere in teatro, o in tv, o trovare in libreria: Brunori Sas, Peppe Voltarelli, Kento (musica cantautoriale), nuovo Rap militante, libri come quelli di Mimmo Cangemi, Giacchino Criaco, Rossella Pozzolino Tiziana Barillà, Giuliano Santore». Tutta gente innamorata della Calabria, che prova a fare una narrazione poetica che non sia banale. «Perché la Calabria non la puoi percepire solo con la lente delle statistiche che la vedono sempre in fondo, ma devi affrontarla di petto provando a percepire la poesia, che è anche rude e selvaggia, che alle volte può essere respingente, ma è una forma di narrazione dei luoghi genuina, che cerca di smontare gli stereotipi». Anche perché in Calabria non tutto va per forza male. «Io vivo fuori da anni. Quando abitavo in Germania mi mancavano il mare e il clima, il sole, tutte cose scontate, ovvie, che però fanno la differenza. Adesso vivo a Roma e mi manca un po’ la gente rimasta lì, tutta quella gente che fa grandi sforzi ogni giorno per portare avanti le cose in un contesto che sappiamo. Fanno lavori enormi, spesso oscuri nella Sanità, nel terzo Settore, nella scuola. Sono tutte persone vogliono migliorare quella terra, persone che fanno un lavoro di resistenza attiva: petto in fuori e maniche di camicia sollevate per andare avanti e per racimolare centimetri di bellezza contro un degrado che non possiamo certo negare» aggiunge Gallico.
 
Centimetri di bellezza che in alcune parti della regione diventano chilometri e chilometri. Come sullo Stretto, che è il luogo del cuore di Vins Gallico. «Lo Stretto, visto dal promontorio di Sant’Elia, il mare visto da Palmi e Scilla è il posto mio preferito. Per essere precisi il punto di osservazione è la curva che c’è sopra Riace, a Capo d’armi. Quando imbocchi la strada da Melito Porto Salvo verso Reggio Calabria, c’ è questa curva che sta su un promontorio che sembra un curva cieca, l’affronti come se fosse un tornante di Montecarlo e improvvisamente si apre tutta la costa verso Reggio, che non è particolarmente naturale e selvaggia, anzi, c’è anche l’aeroporto, ma si apre questo tratto di mare che al tramonto è di una poesia e una bellezza…».
 
 
Ma sono tanti gli spunti di bellezza raccontati nella Guida Verde Calabria. «Come la Cattolica di Stilo, alcuni luoghi di Gerace, e poi i paesini grecanici che sono tutti notevoli e poco conosciuti. Si tratta di paesini arroccati sulla montagna, borghi per cui bisognerebbe inventarsi un nome differente per definirli: un nome che comprenda allo stesso tempo bellezza e rudezza, la loro mineralità». Del resto una guida a questo serve, a invitare alla scoperta di posti meno noti. «E soprattutto mi auguro che questa guida con il suo sguardo nuovo possa servire ai calabresi. Leggerla, usarla sarebbe un gesto di grande lungimiranza. Bisogna capire che uno guarda bene lontano se riesce a guardare bene vicino, perché alla fine il viaggio dipende dallo sguardo di chi lo affronta. E spesso è uno sguardo distratto quando si parla dalla propria terra. Si finisce per guardare ma non osservare». E la Calabria, se la si osserva meglio, magari con l’aiuto di una guida, riserva un sacco di sorprese.
 
 
INFORMAZIONI
La Guida Verde Calabria è disponibile sul nostro store online, in tutte le librerie e nei Punti Touring.