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Da leggere, anche senza partire: nel volume Touring i racconti inediti di Enrico Remmert

Il fantasma della Reggia di Venarìa: un percorso d'autore tratto dalla nuova Guida Verde Torino

15 Ottobre 2020

Una guida da leggere, anche senza partire. Perché fra i tanti primati di Torino c’è quello di essere la prima Guida Verde di città aggiornata e rinnovata al tempo del lockdown. Una metropoli in grande fermento (economico, sociale, culturale, turistico, calcistico...) che all’improvviso si è ritrovata vuota, immobile, i grandi spazi dilatati all’ombra delle mansuete colline. Alcuni hanno detto: bellissima.

Torino è città che allena alla profondità di sguardo, osserva lo scrittore torinese Enrico Remmert che in questa nuova edizione della Guida Verde ci accompagna a piedi lungo i portici indugiando nelle piazzette nascoste e fra le bancarelle dei mercati, raccontando il melting pot dei quartieri, l’amore per la cultura al Salone del libro ma soprattutto dentro le librerie storiche, i fantasmi della reggia di Venaria.
 
Sempre dosando con ironia meraviglia e contraddizioni: Torino regale e operaia, Torino ordinata ed enigmatica, Torino medievale e liberty, Torino musona ma fino al 2020 con la più alta percentuale in Europa di locali, bar e ristoranti per abitante. Torino città-laboratorio che ha inventato tutto in Italia – la moda, la televisione, il cinema, la pubblicità... – ma poi se l’è fatto sfilare di mano. Insomma una Guida ma anche un volume a tutto tondo, che alla ricchissima proposta turistica di luoghi mainstream e alternativi affianca pillole narrative, stimoli, provocazioni. 

Vi proponiamo qui un'anteprima: una lettura sulla Reggia di Venarìa, gemma fra le gemme delle dimore sabaude, capolavoro dell’architettura barocca nonché Patrimonio dell’Umanità Unesco.
 
 
 
Il fantasma della Reggia di Venarìa
di Enrico Remmert
 
Sul finire del secolo scorso, nel 1996, la reggia di Venarìa era un rudere in completo abbandono, senza un solo vetro intatto: le grandi sale erano diventate rovine piene di ragni e pipistrelli mentre dei meravigliosi giardini non rimaneva che un mucchio di sterpaglie. Era il risultato di due secoli di degrado, dalle razzie napoleoniche alla trasformazione in caserma (con la cavalleria nell’Ottocento, i primi biplani da combattimento a inizio Novecento e infine i carri armati), fino al progressivo abbandono e ai saccheggi dopo l’armistizio dell’8 settembre, quando ogni suppellettile fu razziata. Il problema era doppio: non soltanto la Reggia era una rovina, ma era una rovina di dimensioni sterminate, il cui restauro sembrava un’impresa impossibile per chiunque.
 
E invece, nel 1996, ebbe inizio il più grande cantiere culturale mai realizzato in Europa e la Reggia divenne qualcosa di unico: la rinascita di un luogo meraviglioso. Oggi ogni sala è «un appuntamento con la bellezza», ma quando si arriva alla Galleria Grande manca sempre il fiato. Luce da sopra, di taglio, di fianco, tutt’intorno: i fasci generati dalle quarantaquattro finestre laterali e dai ventidue ‘occhi’ sulla volta creano uno straordinario gioco di luci e ombre, esaltando ottanta metri di stucchi, cornici e lesene. Il pavimento marmoreo è una scacchiera che potrebbe ospitare migliaia di pezzi. A pensarci meglio lo ha fatto davvero: Re, Regine, Pedoni, Alfieri e, purtroppo, anche Cavalli (ospitati per decenni proprio nella Galleria Grande, tristemente ridotta a Stalla Grande...). Sembra proprio che la storia della reggia di Venarìa riprenda i giochi della Galleria Grande: luci e poi ombre e di nuovo luci, in una alternanza infinita quanto l’area che ricopre, 118 000 m2 di superficie e 80 ettari di giardini che rappresentano una stupenda testimonianza del cosiddetto giardino all’italiana.
 
E proprio nei giardini, completamente distrutti da Napoleone, trasformati per più di un secolo in piazza d’armi ma oggi tornati all’antico splendore, si annida un fantasma. Pare che compaia preferibilmente all’imbrunire, e chi l’ha visto lo descrive come un uomo in sella a un cavallo bianco fosforescente, avvolto nel profumo di bergamotto. Quest’ultimo indizio è fondamentale per dare un nome al nostro fantasma. Se infatti facciamo un salto indietro nel tempo, al 1666, arriviamo all’anno di nascita di Vittorio Amedeo II, incoronato nel 1713 primo Re Sabaudo. Come Re di Sicilia a lui si devono due doni portati dall’isola a Torino: il grande architetto Filippo Juvarra e il bergamotto. Le piante di questo agrume, conservate in grandi vasi di terracotta, ornavano i giardini della Reggia, e durante l’inverno venivano rico1verate nella ‘Citroniera’. Il fantasma non è dunque un fantasma, ma lo spirito di Vittorio Amedeo II, il genius loci che abita la Reggia. Fate attenzione, anche voi potete incontrarlo, a patto che siate attenti e sensibili: guardatevi bene intorno quando avvertite intorno il profumo di bergamotto...
 
 
Le Guide Verdi del Touring Club Italiano possono essere considerate nuovamente pionieristiche, oltre mezzo secolo dopo la loro fondazione. Partendo dal rifiuto di ingabbiare il mondo in una lingua che lo descriva a priori, hanno aperto a un turismo a tutto campo (dall’enogastronomia stellata al cibo di strada, dal trekking al cicloturismo, dalle sagre di paese al grande cinema, alla musica, al teatro) e soprattutto allo storytelling, chiamando giornalisti e autori della narrativa contemporanea a smarcarsi dalle icone, raccontando storie, territori e città, mescolando geografia e immaginazione, autobiografia e fiction.affidano alla penna di autori.  
 
GUIDA VERDE TORINO
Pagine: 216
Anno edizione: 2020
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