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Nelle ultime settimane la geografia è stata oggetto di articoli in riferimento ai temi da trattare nella formazione e nell’insegnamento

E a voi, piace la geografia?

di 
Sandra Leonardi
20 Novembre 2019
Quest'articolo è frutto dalla convenzione stipulata dall’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG) e Touring Club Italiano. Sandra Leonardi è docente a contratto di Geografia e Turismo Sostenibile e valorizzazione del territorio presso la Facoltà di Lettere - La Sapienza Università di Roma, oltre a essere Consigliere Nazionale dell’AIIG.

 
Vi piace la geografia? Non è solo il titolo del saggio di Armand Fremont pubblicato nel 2007 (in cui l’autore sottolinea come la disciplina non sia molto amata dalla collettività), è anche la domanda che, nel suo ruolo istituzionale, qualche docente pone agli studenti durante un primo incontro conoscitivo. 

La domanda è spesso retorica, nel senso che la risposta negativa è frequente: un ‘no’ secco e asciutto nella maggior parte dei casi. Qualcuno, probabilmente per non infierire o per spiccato senso di solidarietà, assume un atteggiamento di apertura mettendosi, dichiaratamente, alla finestra ad aspettare la fine del corso per poter cambiare idea. 
 
E il docente? Dopo aver assorbito il duro contraccolpo che riporta alla realtà, come nei migliori processi finalizzati a migliorare le performance didattiche e professionali, cerca di capire le motivazioni del ‘no’ o del ‘non so’ (NI). Da cosa sono determinate? Molto spesso la mancanza parziale o totale di apertura verso la geografia è dettata da un’idea generata a seguito di un percorso formativo poco attinente la disciplina, da come è stata trattata e dunque percepita la geografia negli anni della formazione primaria, secondaria o universitaria; ma anche dalla scelta degli argomenti e dalla modalità con cui sono somministrate le lezioni frontali di geografia, geostoria, geografia turistica. 



CHI È IL GEOGRAFO?
D’altro canto questa confusione è determinata anche dalle continue crisi d’identità che il geografo attraversa: chi è il geografo? A questa domanda possiamo rispondere definendo cosa non è. Sicuramente non è colui che, in momento di goliardico ritrovo tra amici e amiche, dà forza a una squadra per uno dei giochi da tavolo più diffusi e che dopo aver risposto a domande nozionistiche conferisce, virtualmente e fantasticamente, la laurea in geografia. 

Non è e non fa quello che Antoine de Saint-Exupéry letteralmente fa dire dal vecchio geografo sapiente al Piccolo Principe: ”Sono un geografo", disse il vecchio signore. "Che cos'è un geografo?" "è un sapiente che sa dove si trovano i mari, i fiumi, le città, le montagne e i deserti". "È molto interessante", disse il piccolo principe, "questo finalmente è un vero mestiere!”. Che possa essere bello e interessante sapere quel che il sapiente dice sia la sua professione può anche essere leggittimo. Ma non è il mestiere del geografo. Certo non tutti i mali dei geografi e delle geografe cominciano proprio da e a causa di un’opera tradotta in 300 lingue e tra le più vendute nel XX secolo, ma certamente è necessario, spesso, premettere che essere geografo/a non vuol dire saper a memoria dove si localizzano i fatti e i fenomeni geografici presenti in un atlante geografico. Fare geografia non è una pratica mnemonica e nozionistica. 

Di cosa si tratta allora? Il geografo di saintexuperiana memoria avrebbe potuto dire: "Sono un geografo, sono un sapiente che studia il territorio e tutto ciò che su di esso accade, siano fatti naturali o azioni dell’uomo e dunque sa localizzarli sulla sfera terrestre". Detto in termini più strutturati, la geografia studia il territorio e i fatti e/o i fenomeni fisici e/o antropici che su di esso ricadono

Per chiarirlo in modo semplice e divulgativo, nel 2016 è stata sottoscritta la Carta Internazionale sull’educazione geografica che conferma i contenuti dei documenti precedenti ai quali si ispira e afferma che:
• la geografia è lo studio della Terra e dei suoi ambienti naturali e umani. La geografia rende possibile lo studio delle attività umane e delle loro interrelazioni e interazioni con gli ambienti, dalla scala locale a quella globale;
• per quanto la geografia spesso mette in connessione le scienze naturali e quelle sociali, essa è soprattutto la disciplina che si occupa della variabilità spaziale, cioè del modo in cui i fenomeni, gli eventi e i processi variano tra i diversi luoghi e all’interno di ciascuno di essi; per questo la geografia dovrebbe essere considerata come una componente essenziale dell’educazione di tutti i cittadini in tutte le società.
Basandosi sulla Carta possiamo sottolineare con vigore cos’è la Geografia: “La geografia è una materia e una risorsa vitale per i cittadini del 21° secolo che vivono in mondo sempre più interconnesso. Una disciplina che ci consente di affrontare le domande relative a cosa significhi vivere in maniera sostenibile in questo mondo. L’educazione geografica aiuta le persone ad apprendere come convivere in armonia con tutte le specie viventi”. 

E per voi... a voi piace la geografia? Diteci che cosa ne pensate!

INFORMAZIONI
 

Disegno di Alessio Ascione - Istituto Comprensivo C.A. Dalla Chiesa - Scuola Europa - Roma