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Sotto pseudonimo, contestate, travestite, ispirano a vivere l'avventura fino all'ultimo respiro

Donne, viaggi e 8 marzo. Storia delle pioniere del turismo moderno

di 
Fabrizio Milanesi
8 Marzo 2018

Viaggiare soli è un affare per soli uomini? Forse un tempo sì. Di certo le donne dalla dimensione del viaggio si sono viste escluse per secoli. Date un occhio a uno scaffale di libri di viaggio: Chatwin, Kerouac, Bryson, Conrad, Hemingway, Verne e Marco Polo. Fine dello scaffale. E siamo sicuri che Penelope non si annoiasse a morte con ago e filo sbirciando lo Ionio dalla finestra?

Chi sono allora le donne che hanno fatto la storia dei viaggi? Di cosa parlavano? Quali erano le loro vicende personali? Per saperlo torniamo all'Europa di fine Settecento, quando la rivoluzione francese aveva scosso l’albero degli antichi regimi e oltremanica avevano già stilato una carta dei diritti dell’uomo.   
 
AVVENTURIERE, SCRITTRICI E FILANTROPE
Jeanne Baret, nata nel 1740, partecipò alla “spedizione Bouganville” travestita da uomo - si faceva chiamare Jean Barè. Fece quasi il periplo del mondo in nave, ma quando intuirono il trucco, venne fatta scendere con garbo dall'equipaggio che la ospitava a sua insaputa. Forse ispirò le scrittrici che nell’Ottocento venivano pubblicate sotto pseudonimi maschili.
 
Isabella Bird fu la prima donna a far parte della Royal Geographic Society, l'istituzione fondata nel 1830 per promuovere la ricerca geografica (Darwin e Linvingstone e beneficiarono a lungo, pggi è ancora un centro di riferimento mondiale). Correva il 1873. Isabella iniziò a viaggiare per rinvigorire la sua salute cagionevole. Nel 1850, dopo un intervento alla schiena, il padre la mandò dai parenti in America. Ed ecco primo manoscritto di viaggio: “The Englishwoman in America”, pubblicato anonimo. Il padre morì nel 1858 dando il la a una serie di avventure prima in Scozia, poi in Australia e alle Hawaii, cuore del suo: “The Awayan Arcipelago”. Ma la Bird scrisse il suo libro più letto dopo una scorribanda a cavallo tra le montagne rocciose del Colorado. "A Lady's Life in the Rocky Mountains". Seguirono altri lunghi viaggi in Giappone, poi l’India, il Kurdistan e la Turchia. L’ultimo viaggio fu in Marocco, nel 1901
 
 
INFATICABILI PASIONARIE
Una storia non è una storia senza "il villain", il nemico. E le vicende che legano Amelia Edwards e Gertrude Bell assomigliano molto a una sceneggiatura. Amelia era “ricca di famiglia”, figlia di un ufficiale e banchiere britannico. Collaborò per un paio di giornali londinesi, ma solo nel 1864 usci Barbara’s History, un esordio criticato, visto che il tema era la bigamia. Il resto furono viaggi, tanti: prima nelle Dolomiti, narrate nel libro “Cime inviolate e valli sconosciute”, poi, nel 1873 si mise in navigazione lungo il Nilo, appassionandosi ai tesori dell'antico Egitto. Fondò nel 1882 l'Egypt Exploration Fund (diventato poi Egypt Exploration Society).
 
Amelia Edwards Banner /foto Stow London​
 
La "nemica" di Amelia si chiama Gertrude Bell, non a caso chiamata la “regina del deserto”. Gertrude fu una figura controversa nella storia delle relazioni tra Gran Bretagna e Medio Oriente. Viaggiò a lungo in Arabia, assimililando conoscenze che la portarono persino a essere protagonista nella definizione topografica dell’Iraq, al fianco di Lawrence d'Arabia, alla fine del primo Conflitto Mondiale. Ma la Bell (su cui è stato di recente girato anche un film biografico con Nicole Kidman) viene ricordata anche per la sua insaziabile “fame archeologica”. The Desert and the Sown, alle stampe nel 1907, descrive i viaggi in Siria, portando ai lettori inglesi una fotografia vivida dei paesaggi e delle comunità arabe. Nel marzo del 1907 viaggiò nella Turchia ottomana, collaborando a infiniti scavi descritti nell'opera "A Thousand and One Churches".
 

Gertrude Bell /foto wikihow​
 
INTREPIDE COMBATTENTI
Non così eclettica ma altrettanto intrepida fu Isabelle Eberhardt, che nel 1897 si convertì all’islam per combattere in uniforme maschile al fianco dei ribelli algerini nella guerra di indipendenza dalla Francia. Le ultime righe tratteggiano due viaggiatrici “moderne”, per attitudini e modalità dei loro viaggi. Nel 1931 Freya Stark percorse per ben tre volte l’Iran a piedi, mentre Dervla Murphy nel 1963, raggiunse l’India dall’Irlanda, in sella a una bicicletta, in solitaria.
 
Isabelle Eberhardt /foto FSG Work in progress

Buon 8 marzo alla viaggiatrice che è in voi!