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Uno degli arcipelaghi più remoti del mondo entra nel programma di tutela Blue Belt del Regno Unito

A Tristan da Cunha la più grande area marina protetta dell’Oceano Atlantico

di 
Fabrizio Milanesi
19 Novembre 2020
Tristan Da Cunha è da venerdì 13 novembre la zona marina protetta più grande dell'Atlantico, quasi 100 mila chilometri quadrati di oceano attorno a un arcipelago in mezzo all'Atlantico meridionale, a 2810 km da Città del Capo e a 2172 chilometri dall'isola di Sant'Elena e a circa 2400 dalle coste del Sudamerica, che sono le terre più vicine. 
 
Dell’Arcipelago di Tristan da Cunha fanno parte anche le isole Inaccessibile, Nightingale e Gough che sorgono dall’oceano a 350 km a sud est di Tristan da Cunha. Per avere un’idea realistica delle sue dimensioni, basti pensare che l’estensione dell’area protetta è pari a tre volte la penisola britannica, seconda nel pianeta solo al Mare di Ross, in Antartide.
 
Tristan da Cunha / Getty Images
 
L’ARCIPELAGO PIÙ TUTELATO DEL PIANETA
Ad accrescere l’interesse per il luogo è la sua dimensione quasi ideale di isola che non c’è. Tristan da Cunha è uno degli insediamenti umani più remoti del pianeta. Non esiste alcun aeroporto e si arriva solo via nave dal Sudafrica in 6 giorni di viaggio, quando le condizioni di mari e venti lo permettono. 
 
Il porto, unico approdo a Tristan da Cunha / Getty Images
 
L’economia monetaria è stata introdotta solo per gli scambi internazionali, o per regolare la vendita dei ricercatissimi francobolli locali e la pesca di aragoste. L’economia interna si è invece da sempre autoregolata attraverso le pratiche del baratto
 
È da questo piccolo mondo di 300 abitanti che arriva un segnale importante alle politiche ambientali internazionali. Perché oggi finalmente l’arcipelago di origine vulcanica e il suo mare freddissimo e spesso in tempesta a causa dell’impeto dei venti che soffiano tra il 40simo e il 50simo parallello, diventano un immenso santuario marino vigilato dalla Blue Belt, il programma del Regno Unito per la tutela ambientale nei territori d’oltremare.
 
Balene, verdesche, foche e milioni di uccelli marini (anche i cosiddetti albatros di Tristan) riceveranno la protezione di un organo della Corona, che si aggiunge alla cura che il governo locale ha sempre dimostrato verso il suo immenso tesoro di terra e acque. 
 
Tristan da Cunha / Getty Images
 
A sottolinearlo è il Chief Islander di Tristan da Cunha, James Glass: "Siamo lieti di annunciare la nostra Marine Protection Zone, esattamente 25 anni dopo che abbiamo dichiarato l’isola di Gough nel gruppo di Tristan Patrimonio mondiale dell’Unesco. La comunità di Tristan è profondamente impegnata nella conservazione: a terra, abbiamo già dichiarato lo status di protezione su più della metà del nostro territorio. Ma il mare è la nostra risorsa vitale, per la nostra economia e, in ultima analisi, per la nostra sopravvivenza a lungo termine. Ecco perché proteggiamo completamente il 90% delle nostre acque e siamo orgogliosi di poter svolgere un ruolo chiave nel preservare la salute degli oceani".
 
Uno dei ricercati francobolli di Tristan da Cunha / Getty Images
 
CAMOGLI E TRISTAN, QUEL REMOTISSIMO GEMELLAGGIO
In questa remotissima storia c’è anche un capitolo italiano. Dopo la scoperta dell’arcipelago nel 1506 da parte del navigatore portoghese Tristao da Cunha, diretto verso l’Asia dopo aver doppiato il Capo di Buona Speranza, tra i primi insediamenti vi fu infatti un livornese, Tommaso Corri.
 
Secoli dopo, nel 1892, su un brigantino genovese, divampò un incendio in pieno Atlantico. Il suo comandante, Rolando Perasso, portò tutti in salvo e due di quei naufraghi, Gaetano Lavarello e Andrea Repetto, decisero di non tornare a Genova. Erano originari del borgo levantino di Camogli: i loro cognomi sono ancora due degli otto presenti sull’isola, oltre che il nome dell’ospedale di Tristan.
 
Tristan da Cunha in una cartolina del 1867 / Getty Images
 

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