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Un minitour urbano, dalla metropoli che sarà alla antica città d’acqua: dubbi, risorse e potenzialità della e-bike

A Milano in sella a una bici elettrica: la mobilità del futuro?

di 
Fabrizio Milanesi
22 Ottobre 2020
A Milano non è un autunno come tanti. Di solito, sotto il platano che domina piazza XXIV Maggio il viavai di auto è incessante, agli incroci e sui marciapiedi i passanti sgomitano perché c’è sempre troppo da fare. Ma oggi è diverso, la frenesia ha lasciato spazio alla circospezione e le abitudini di sempre sono cambiate.
 
Einstein lo ha detto meglio di altri “la vita è come andare in bicicletta, per mantenere l’equilibrio devi muoverti”, e pedalando in una mattina tersa di sole verso il Naviglio Pavese mi convinco che l’equilibrio tra la paura e la libertà di muoversi in città potremo ritrovarlo, anche grazie a una bicicletta. Magari non una qualsiasi.
 
In questi mesi, nei medi e soprattutto nei grandi centri urbani, si è dibattuto se il mezzo perfetto per vivere la città, evitando di affumicare l’aria e occupare spazio prezioso sui mezzi pubblici fosse la bicicletta, in particolare la e-bike, la bicicletta a pedalata assistita da una propulsione elettrica.
 
Milano, giardino Capponi / foto Stefano Brambilla
 
Io pedalo da sempre, ho sempre utilizzato la bici per andare in università, al lavoro, per divertirmi, per accompagnare mio figlio all’asilo, per fare la spesa al mercato, per caricare oggetti di ogni tipo in qualsiasi condizione atmosferica e trasportali da A a B... magari fino a C. Davvero una e-bike mi cambierebbe la giornata?
 
A darmi l’occasione di capire davvero il valore di una e-bike è Brinke, azienda di riferimento nel mercato delle bici elettriche, che mi ha proposto di provare in città la sua Overland Sport Di2. Siamo onesti: non stiamo pedalando su quella che si può definire una citybike. La Overland non tradisce il suo nome e si presenta come una bicicletta muscolosa e performante fatta per andare oltre le terre di mezzo, come suo malgrado è una città come Milano. Ma se è vero che Milano è piatta, è vero anche che ostacoli e insidie sono a ogni incrocio.
 
Parto pedalando piano dalla nuova sede del Touring, in via Tacito, in zona sudest, salutando il murales che Riccardo Guasco ha dipinto in omaggio al Tci, alla sua tradizione ciclistica e a un futuro da guadagnare pedalando con dolcezza, per dirigermi verso uno delle aree urbane soggette da qualche anno a una vera e propria rivoluzione urbanistica, lo scalo di Porta Romana e la Fondazione Prada.
 
Il murale di Riccardo Guasco alla sede operativa del Tci / foto Lorenzo de Simone
 
La velocità suggerita dal motore (Overland monta uno Shimano E-6100) arriva presto e apprezzo a pieno la pedalata fluida che regala il sensore a cadenza, che si coordina a meraviglia con il mio stile di pedalata. Insomma vado tranquillo, ma nemmeno troppo! Prendo confidenza al volo con la selezione di cambi e velocità (normale, super, eco), tanto da farmi “bere” in un amen il tratto ciclabile di Corso Lodi e via la striscia di cemento di via Brembo che costeggia quello che sarà il villaggio olimpico di Milano-Cortina 2026. 
 
Nella nuova piazza Olivetti, di fronte alla Fondazione Prada / foto Stefano Brambilla
 
E qui viene il bello, perché con grande stupore io che ho sempre storto il naso davanti ai cambi automatici, sono sorpreso dalla sensazione di sicurezza che può offrire un “trekking urbano” senza pensare ai rapporti. La città è un continuo stop and go e avere a disposizione un sistema evoluto che cambia al posto tuo ti fa vivere con meno fatica gli ostacoli e i “ghirigori” sull’asfalto, aumentando la sicurezza di avere sempre ben salde le mani sul manubrio.
 
Sarà il sole ottobrino, sarà l’aria frizzante che condisce questo “pensarci un po’ meno”, che la testa pian piano si svuota, potere della e-bicicletta, e dal neonato piazzale Olivetti l’istinto è quello di provare un allungo sul Naviglio pavese, una delle vie predilette per le uscite ciclabili extraurbane.
 
Naviglio Pavese / foto Stefano Brambilla
 
Bastano poche centinaia di metri per avvertire che quella è la vera dote di una e-bike: farti pesare di meno i tragitti imposti dalla logistica quotidiana del casa-lavoro-scuola-spesa-commissioni, per lasciare spazio a una fuga dalla città. Dalla Certosa di Pavia al ponte di Leonardo sull’Adda, dalla piazza di Vigevano alla Villa Reale di Monza, fino alle rive del lago di Como, Montevecchia e Brunate, l’immaginazione corre veloce perché queste classicissime extraurbane con una e-bike sono alla portata di tutti. A dare certezze anche ai meno allenati è una batteria durevole per 150 chilometri di marcia e ricaricabile in 5 ore nette.
 
Naviglio Pavese / foto Stefano Brambilla
 
Ma è solo martedì, il weekend è un miraggio, e provo a godermi il mare di casa. Pedalo allora fino alla Darsena, che nel 2015 ha visto rinnovate le sue origini di una Milano che molti (io compreso) vorrebbero tornasse “leonardescamente” una città d’acqua.
 
Per meritarmi il panorama devo affrontare i viali (Bligny, Col di Lana, Gorizia per esempio) che introducono alla cerchia delle Mura Spagnole e le eredità del XVI secolo che le selle e le clavicole dei milanesi conoscono a menadito: sanpietrini, buche sempiterne che nell’era moderna si sono accoppiate come funghi velenosi alle ramificazioni dei binari dei mitici tramvai meneghini.
 
Sulla Brinke però, come d’incanto si torna turisti di una piccola fiaba urbana, dove le buche si appianano (sotto la forcella ammortizzata) e i binari sono meno traditori grazie a copertoni antiforatura che ricalcano in larghezza quelli di una mountain bike (la larghezza del copertone della Overland è di 57mm).
 
Le insidie del tratto in Porta Ticinese / foto Stefano Brambilla
 
Arrivo in Darsena con qualche certezza in meno. Forse anche io avrei voglia di avere una e-bike, di fare meno fatica, di evitare qualche manovra azzardata di troppo, di sentirmi più sicuro se accompagno mio figlio a scuola e se la scuola è a dieci e più chilometri da casa.
 
I dubbi davanti al prezzo rimangono, ma è una spesa che si deve affrontare con l’idea di un cambio radicale di stile di vita, lasciandosi alle spalle una nuvola grigia di smog e Pm 10, ingrossata da tasse di circolazione e occupazione, benzina e assicurazione.
 
Certo, ci sono sempre i ladri di biciclette, ma se sono sul mare di Milano (quello vero, mica l’Idroscalo) sento salire la voglia di andare “lontano lontano, oltre Milano, oltre i gasometri, oltre i manometri, oltre i chilometri e i binari del tram”.

Un dettaglio della Brinke Overland / foto Stefano Brambilla
 
INFORMAZIONI
- Il nostro itinerario è stato realizzato con la trekking bike di Brinke Overland Di2 sport, la cui scheda tecnica completa di tutti i dettagli è sul sito di Brinke a questo link. 
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