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Un percorso d'autore tratto dalla nuova Guida Verde Emilia Romagna

Rimini e Federico Fellini: una rielaborazione di luoghi dell’anima

15 Aprile 2020
Passione Italia. A fronte del forte momento di difficoltà che il Paese sta attraversando e per ricordarci tutti insieme che possiamo essere uniti anche a distanza, anzi soprattutto stando a distanza, il Touring lancia Passione Italia, una campagna per promuovere il territorio italiano e le sue bellezze. Un invito a tutti a “viaggiare da casa”, per scoprire e riscoprire ciò che ha da offrire il nostro Paese, semplicemente dal computer o smartphone. Scoprite tutti i contenuti su www.touringclub.it/passioneitalia e sui canali social dell'associazione. E contribuite alla mappa della bellezza con #passioneitalia #mappadellabellezza.     
 

«Il trattino emiliano-romagnolo non è un capriccio burocratico ma è come se rappresentasse la Via Emilia», spiega Giorgio Falco nell’introduzione alla nuova edizione della Guida Verde Emilia Romagna. Uno spazio fluido, in continuo movimento, un nastro che dai colli piacentini attraversa in diagonale la regione dove l’accoglienza è un principio primo, un concetto esistenziale prima ancora che turistico. Qualcosa di cui prima o poi si fa “esperienza”. Parma (capitale della cultura 2020), Reggio, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna sono i gioielli urbani che introducono a quella lunga striscia di terra e acqua che dal confine con il Veneto arriva a lambire le Marche: il Delta del Po e la Riviera romagnola, le perle adriatiche narrate in chiaroscuro, il volo degli aironi e la malinconia delle raffinerie in disuso, la Rimini in spolvero per il centenario di Fellini e la pressione ambientale della grande fabbrica dell’intrattenimento.
 
Da Rimini e dal centenario felliniano, quindi, vogliamo partire per proporvi alcuni dei Percorsi d'autore che arricchiscono la nuova Guida Verde Emilia Romagna, a cui ha dato il suo prezioso contributo Giorgio Falco, scrittore bravissimo, che nei suoi romanzi e nei della guida ha disseminato sagaci pillole di antropologia turistica contemporanea. 
 
Rimini, Getty Images
 
Federico Fellini e il paesaggio immaginario della sua Rimini

Rimini ha trovato in Federico Fellini un eccezionale interprete, perché il regista, che vi nacque nel 1920, è riuscito a trasportare la visione privata della sua città in una dimensione universale e collettiva. Le immagini che di Rimini offrono i film felliniani non sono quelle oleografiche e "ufficiali"– spiagge, ombrelloni e divertimenti notturni – ma una rielaborazione intima, spesso onirica, di luoghi dell’anima
 
La Rimini dei Vitelloni (1953) è quella invernale, per molti romagnoli stagione di vacanza dopo le fatiche estive dell’ospitalità turistica. Pochi, ma essenziali, i riferimenti topografici alla città: piazza Cavour, ritrovo degli oziosi "vitelloni"; la stazione ferroviaria, simbolica porta verso il mondo e passaggio obbligato per ogni sognato, e mai attuato, progetto di fuga dalla provincia; e infine la spiaggia, anch’essa frontiera e transito nonché luogo di iniziazione al sesso. La spiaggia è l’alcova del playboy di riviera ma anche, come in Otto e mezzo (1963), il posto dove i ragazzini, eccitati e impauriti al tempo stesso, incontrano la Saraghina, esemplare di femmina selvaggia; oppure il luogo in cui, attraverso le tavole sconnesse delle cabine, si possono spiare bellezze che si spogliano come in una scena della Città delle donne (1980)
 
Rimini / Getty Images
 
L’opera che riassume emblematicamente l’intimità Rimini-Fellini è Amarcord (1973), "Io mi ricordo" in dialetto romagnolo, cronaca e favola biografica narrata sul ciclo delle quattro stagioni e straordinaria messa in scena (non realistica) dell’universo riminese letto con gli occhi del ragazzino protagonista. Al centro ancora la piazza – virtuale sintesi di due luoghi reali: piazza Cavour e piazza Tre Martiri – con i suoi portici e negozi, la chiesa e il palazzo della Camera di Commercio, di contorno. Dall’altro lato di nuovo la spiaggia dove, una magica notte d’estate, la folla di riminesi si accalca tra sogno e realtà per vedere le fantasmagoriche luci del Rex, mitico transatlantico, simbolo del mondo e della mondanità internazionale, misteriosa, affascinante e irraggiungibile. E il molo – che i riminesi chiamano la "Palata" – dove appare improvvisamente Scureza, il motociclista che sfreccia rombando.
 
Due luoghi nel film entrano ancora a comporre un immaginario paesaggio riminese: il cinema Fulgora, luogo di sogni e finestra sul mondo, riaperto nella primavera 2018 dopo un lungo lavoro di restauro cui ha contribuito per il décor degli interni lo scenografo e amico di Fellini Dante Ferretti, e il Grand Hôtel Des Bains, prolungamento fantastico del precedente, castello inaccessibile, paradiso esotico di avventure "proibite", da spiare attraverso il verde dei giardini e le inebrianti musiche dell’orchestra sulla grande terrazza di fronte al mare.
 
Vincitore di cinque premi Oscar (l’ultimo alla carriera nel 1993, pochi mesi prima della morte), Fellini riposa con la moglie Giulietta Masina nel cimitero monumentale di Rimini, in una tomba segnalata da una scultura in bronzo di Arnaldo Pomodoro. Per la fine del 2020 in piazza Malatesta, nelle stanze di Castel Sismondo e nel giardino che circonda la rocca è prevista l’apertura del Museo internazionale Federico Fellini, che la città dedicherà al maestro nel centenario della sua nascita. Frutto di un innovativo progetto presentato da un gruppo di imprese che operano nel campo degli allestimenti museali, della visual art e del cinema, è stato pensato come un percorso interattivo nel mondo di Fellini, con installazioni e scenografie per entrare nei set dei suoi film. Al cinema Fulgor e in alcune stanze di Castel Sismondo si potranno rivedere le pellicole girate da Fellini, ammirando disegni originali e costumi di scena.
 
 
Le Guide Verdi del Touring Club Italiano possono essere considerate nuovamente pionieristiche, oltre mezzo secolo dopo la loro fondazione. Partendo dal rifiuto di ingabbiare il mondo in una lingua che lo descriva a priori, hanno aperto a un turismo a tutto campo (dall’enogastronomia stellata al cibo di strada, dal trekking al cicloturismo, dalle sagre di paese al grande cinema, alla musica, al teatro) e soprattutto allo storytelling, chiamando giornalisti e autori della narrativa contemporanea a smarcarsi dalle icone, raccontando storie, territori e città, mescolando geografia e immaginazione, autobiografia e fiction.
 
GUIDA VERDE EMILIA ROMAGNA
Pagine: 384
Anno edizione: 2020