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L'e-bike è ideale per esplorare gli straordinari piccoli borghi vicino ad Assisi e Foligno

In Umbria, un tour con le bici elettriche tra Spello, Montefalco e Bevagna

di 
Stefano Brambilla
30 Maggio 2018

Le biciclette sembrano solide. “Sono nuovissime, le abbiamo comprate qualche mese fa” spiega Andrea Gamba di Umbria Electric Bike. “Il massimo della qualità: telaio in alluminio leggero, cambio Shimano e motori Bosch”. Già, bici con il motore: perché quelle che stiamo per noleggiare nel centro di Spello, piccolo borgo non lontano da Assisi e Foligno, sono e-bike, biciclette elettriche. E Andrea è un giovane imprenditore che ha deciso di differenziare le attività di famiglia – in primis la ristorazione – puntando anche sul turismo dolce. “Le nostre colline sono ideali per chi vuole pedalare senza fare troppa fatica” racconta “e un turismo sano e salutare come questo è in continua crescita”. Ha ragione: a poco a poco dappertutto, in Italia, cominciano a spuntare offerte di pedalate assistite. Su questo sito abbiamo già raccontato alcune esperienze; oggi testiamo i percorsi intorno a Spello, dove la possibilità di cavalcare le e-bike è appena nata.

Iniziamo a dire che Spello è bellissima. Andrea ha il negozio proprio di fianco alla chiesa di Santa Maria Maggiore, in pieno centro storico: la cappella Baglioni al suo interno è uno di quei capolavori dell’arte rinascimentale che ogni turista che arriva in Umbria dovrebbe vedere. Perché è perfetta, nel suo pavimento di maioliche e nelle sue mura affrescate dal Pinturicchio (1501). Che meraviglia le invenzioni prospettiche, la dolcezza dei volti dei personaggi, l’equilibrio compositivo: non si verrebbe mai via. Ma a Spello – che è un borgo certificato dal Touring con la Bandiera arancione – c’è molto altro, oltre alla cappella: le riminescenze romane, innanzitutto, nelle mura, le porte della città e la splendida Villa romana dei mosaici che è stata inaugurata nel marzo scorso (ne abbiamo parlato in quest’articolo). E poi, piccoli tesori come la biblioteca del Palazzo comunale vecchio: celata dietro una porta, trasportata da un convento vicino, lascia di stucco con le sue scaffalature in legno dipinto del Seicento. 

La biblioteca del Palazzo comunale vecchio, Spello - foto Stefano Brambilla

LA PEDALATA VERSO COLLEPINO
Ma Spello è raccolta: la si esplora facilmente a piedi. Noi dobbiamo pedalare; e dal negozio di Andrea imbocchiamo la via centrale, in leggera e costante salita, e passando dal monastero di Vallegloria da porta Montanara lasciamo il borgo e ci dirigiamo verso la frazione di Collepino. Pochi metri e la strada è subito immersa in un mare di ulivi: le colline del monte Subasio da una parte, le cime dei Sibillini dall’altra, in lontananza. È un paesaggio tipicamente italiano, di quelli che fanno parte del nostro immaginario collettivo. La natura che va a braccetto con le tradizioni produttive. Ci viene spontaneo pensare che quando Pinturicchio dipingeva la “cappella bella” il panorama, i canti degli uccelli, le atmosfere - tutto fosse molto simile.

La strada tra Spello e Collepino - foto Stefano Brambilla
 
Si fa poca fatica con le bici elettriche. Non che non sia necessario pedalare, anzi, qualche goccia di sudore comincia a scendere: però, basta premere un tasto per facilitare la spinta e dare velocità al movimento. Anche le piccole salite diventano quasi facili. In breve arriviamo a Collepino, che è un borghetto di quelli deliziosi, le case in pietra rosa del Subasio, un paio di vie, una rocca con un prato verde davanti, un bar nella piazza. Incantevole – almeno per coloro che amano tranquillità e sensazioni di una volta. “Qui ha casa anche De Gregori! Ma dovreste andare fino ad Armenzano, il paesaggio diventa ancora più bello” ci dicono due passanti osservando i nostri mezzi. Ma si fa sera: sarà per la prossima volta. Torniamo a Spello, mentre individuiamo i cartelli della via degli Acquedotti, che permette di fare il percorso fino a Collepino anche a piedi.

Collepino, frazione di Spello - foto Stefano Brambilla

MONTEFALCO, TRA SALITE E AFFRESCHI 
L’indomani – ricaricate le bici in hotel durante la notte, riempite le comode borse laterali di acqua e generi di conforto - si potrebbe pedalare sulla stretta via degli Ulivi fino ad Assisi: il percorso già lo conosciamo, è una strada poco trafficata, panoramicissima, che si snoda per 12 chilometri tra una distesa argentata di alberi (per chi avesse tempo: si esce sempre da Porta Montanara, poi si segue per Perugia e poco dopo da via Poeta si imbocca via degli Ulivi, seguendo i cartelli per il frantoio Ragani). Noi invece preferiamo dirigerci verso Montefalco, seppur consci che dopo la pianura arriverà la salita: il borgo lo vediamo già, là in alto, sul colle, che domina le pianura del Topino e del Clitumno...
 
La prima parte del percorso attraversa la zona residenziale e industriale di Spello. Se avete un navigatore (o uno smartphone), prendete via Antonio da Sangallo e via Vasari, che sono fiancheggiate da ciclabili. Poi, alle porte di Foligno, attraversate il Topino sul Ponte San Magno. Da qui, l’unica via per Montefalco è la provinciale 444, che peraltro è ampia e - almeno di domenica - non troppo trafficata. Fino al Teverone e a Valle Cupa è tutto semplice. Poi inizia la salita: se avete gambe, godetevela; se non le avete, mettete il motore alla massima potenza e stringete comunque i denti, che oggi sarà il vostro massimo sforzo; e comunque in mezzoretta massimo sarete in alto. Intanto, provate a dare un’occhiata al paesaggio intorno: gli ulivi cedono il passo alle viti, quelle famose del sagrantino, vanto di Montefalco e dell’Umbria. A poca distanza, la cantina di Arnaldo Caprai, uno dei produttori più conosciuti, di cui dovrete concedervi un bicchiere a sera. Il panorama è diverso da quello di Collepino, eppure altrettanto affascinante nella sua iconicità.
 
Un po’ provati, lasciamo le bici davanti a Porta Sant’Agostino – anche qui, ci accolgono mura e torri – e ci rilassiamo gustando una bibita rinfrescante nella piazza del Comune, elogiando mentalmente il genio medievale che la edificò nel Trecento. Perché è sintesi di un equilibrio perfetto, con la sua forma quasi circolare, le vie che si irradiano su ogni lato, la sua posizione nel punto più alto del colle. Le logge del Palazzo Comunale sono più tarde, probabilmente ottocentesche, ma ugualmente parte di un tuttuno stupendo.

Piazza del Comune a Montefalco - foto Stefano Brambilla
 
Ma la vera attrazione di Montefalco (dove sventola ancora la Bandiera arancione del Touring) è un’altra: il complesso museale di San Francesco, vero vanto del borgo, anche per gli stessi abitanti, se è vero - come ci racconta una gentilissima guida - che fino a non molti anni fa, quando la chiesa era chiusa, una signora si piazzava in macchina davanti alla porta, passava il tempo facendo la maglia e quando arrivavano i turisti tirava fuori le chiavi e li faceva entrare. Oggi il complesso racchiude in un unico percorso di visita la chiesa, le cantine, la pinacoteca. "Furono probabilmente i francescani a portare la vite a Montefalco" ci spiega la guida mentre ci mostra i locali sotterranei che erano dedicati alla vinificazione e restaurati da qualche anno. Gli stessi francescani riuscirono ad attirare a Montefalco il Perugino, alla fine della carriera, che affrescò la controfacciata. Dicono che fosse un artista ripetitivo, il Perugino, che la sua Natività sia uguale a tante altre. A noi piacciono sempre i colori sfumati, le dolcezze dei visi, e poi quella capanna aperta che lascia intravedere il Trasimeno, sullo sfondo.

Perugino nella chiesa di San Francesco, Montefalco - foto Stefano Brambilla

Nel 1450 a Montefalco arrivò poi Benozzo Gozzoli, che qui passò tre anni: in realtà i frati volevano Beato Angelico, che invece mandò avanti il promettente allievo. L'abside di San Francesco fu il primo cantiere di Benozzo, quello che lo consacrò alla gloria. Perché le sue storie di San Francesco sono bellissime. La guida ci fa osservare tanti particolari: i calzini sul cassettone nella scena del sogno di San Francesco, i borghi e il monte Subasio in quella della benedizione degli uccelli (dove Francesco benedice anche Montefalco: Benozzo voleva essere grato), la crostata e la bottiglia di sagrantino sul tavolo, e poi tutti quei particolari del paesaggio. "Benozzo andava a piedi e guardava, osservava, ammirava" sorride la guida "poi dipingeva quello che aveva visto".

L'abside di San Francesco affrescata da Benozzo Gozzoli, Montefalco - foto Stefano Brambilla

BEVAGNA, LA PIAZZA DI SPIGOLO
Anche noi ammiriamo il paesaggio come Benozzo, però dalla sella delle nostre biciclette. Che sfrecciano (a motore spento) nella facile e riposante discesa che da Montefalco ci porta dritti a Bevagna, terzo e ultimo borgo del nostro tour, terza Bandiera arancione del Touring, terzo piccolo tesoro di quest'angolo d'Umbria. Già l'arrivo dalla provinciale 444 è incantevole, con il ponte sul Teverone che lascia intravedere il borgo tra pioppi e salici, in una sorta di locus amoenus d'altri tempi. 

L'arrivo a Bevagna, il ponte sul Teverone - foto Stefano Brambilla

A Bevagna, antico centro romano, poi fiorente nel medioevo e ancora oltre grazie alla coltivazione della canapa, ci colpisce soprattutto la piazza centrale, medievale, intitolata a Filippo Silvestri, uno dei padri fondatori dell'entomologia italiana (lo studio degli insetti, per chi non fosse avvezzo: Silvestri, nato a Bevagna nel 1873, sperimentò tra i primi la lotta biologica). Dicevamo: piazza Silvestri è davvero insolita, diremmo "creativa", quasi una scena teatrale. Nulla è allineato frontalmente: tutto è giocato sulle prospettive di spigolo, gli edifici e i vari elementi si guardano come se stessero studiandosi da vari lati. Ci sono una basilica romanica, una collegiata con un magnifico portale, un palazzo con una loggia, una fontana di imitazione medievale, una colonna romana: niente è simmetrico, tutto è armonico.  

Piazza Silvestri a Bevagna con la collegiata di San Michele Arcangelo - foto Stefano Brambilla

Ancora uno sguardo a corso Matteotti e poi alla chiesa di San Francesco, nel punto più alto della città, dove sotto una grata di ferro è murata la pietra sulla quale secondo la leggenda San Francesco posò i piedi quando predicò agli uccelli - come avrete capito, non soltanto ad Assisi si ripercorrono le gesta del patrono d'Italia. Poi via di nuovo, verso il nostro punto di partenza: la giornata è finita e dobbiamo riconsegnare le biciclette ad Andrea. Prima la regionale 316, poi appena attraversato il Topino un percorso più bello e meno trafficato: l'argine del fiume (via lago di Corbara) e poi via Montarone e via Acquatino fino a giungere di nuovo alle porte di Spello. Le e-bike sono ancora cariche: le gambe hanno fatto la loro parte, noi siamo tonici e felici. Certo, la prossima volta potremmo sfruttare di più il motore... 

INFORMAZIONI
- A Spello abbiamo noleggiato le e-bike da Umbria Electric Bike: piazza Matteotti 6, tel. 0742.651330; http://umbriaelectricbike.it. Possibili noleggi a ore, a giornata, a più giornate; organizzazione anche di tour guidati nei dintorni e in Umbria. Assistenza e competenza garantite!
- Spello, siti utili: scheda sul sito di Bandiere arancioni; sito del turismo a Spello; il nostro articolo sulla Villa dei Mosaici di Spello
- Montefalco, siti utili: scheda sul sito di Bandiere arancionicomplesso museale di San Francesco
- Bevagna, siti utili: scheda sul sito di Bandiere arancionipro loco di Bevagna.

- Sistema Museo ha realizzato un covenientissimo biglietto unico per scoprire tutti i musei di 12 Comuni umbri, per un totale di 16 siti museali. Le città del circuito sono: Amelia, Bettona, Bevagna (Museo civico), Cannara, Cascia, Deruta, Marsciano, Montefalco (complesso museale di San Francesco), Montone, Spello (Pinacoteca Civica), Trevi, Umbertide. Il biglietto, valido per quindici giorni, costa soltanto 7 euro; per i soci Touring, addirittura 5 euro. Lo si può fare anche alla Villa dei Mosaici di Spello, pagando un piccolo sovrapprezzo (11 euro; soci Tci 8 euro). Info sul sito di Sistema Museo