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Un tour tra campi popolati da aironi e capolavori d'arte romanica

In bicicletta a Novara e dintorni: itinerario nelle terre del riso

6 Luglio 2020

“Ma a che cosa ti serve una bicicletta elettrica se qui è tutta pianura?”. Gli amici sono scettici. Stiamo mostrando con grande soddisfazione la Overland Di2 Sport appena arrivata in prova dal nostro partner Brinke (una "trekking bike" ideale via di mezzo tra una bici da città e una mountain bike) e invece di ricevere un “ooh” di invidia misto a sorpresa percepiamo poco interesse. Sarà perché siamo a Novara, non in una valle alpina? E che qui intorno è tutto campo e risaia, e gli unici sterrati sono quelle tra i pioppeti, e le uniche salite sono quelle dei cavalcavia che superano tangenziali e ferrovie? “Qui non servono i mezzi a pedalata assistita, bastano le gambe...”. Bene, la sfida è lanciata, adesso gli facciamo vedere noi.

SULLE TRACCE DI ANTONELLI A NOVARA
Montiamo in sella e partiamo per un giro di ricognizione. Già nel centro di Novara vediamo che è un piacere pedalare con un mezzo resistente e agile nello stesso tempo: i ciottoli sotto le ruote - belle larghe, molto di più di una bici normale - non si sentono neanche. A proposito, conoscete Novara? È una città che non viene mai nominata o quasi, tra le mete turistiche del Nord Italia, eppure offre più di un motivo di interesse. A partire dai capolavori lasciati da quel genio di Alessandro Antonelli, sì, lo stesso architetto della Mole di Torino, nativo della provincia di Novara. In primis la cupola della basilica di San Gaudenzio, niente meno che l'edificio in mattoni più alto del mondo: una straordinaria saetta verticale che svetta sui tetti della città e dal 1887 è diventato il suo simbolo. D'altronde, la si vede da ogni dove: anche dall'autostrada, se provate a notare. Centoventidue metri di leggerezza ed eleganza.
 

La cupola della Basilica di San Gaudenzio - foto Stefano Brambilla
 
Un itinerario antonelliano in città deve prevedere anche la vicina Casa Bossi, oggi aperta solo in caso di eventi ma visibile dall'esterno, nelle sue proporzioni perfette – tant'è che viene spesso definito “uno dei migliori esempi di architettura civile ottocentesca”. E poi il Duomo: ecco, non un capolavoro di sobrietà, ma affascinante nella sua magniloquenza. D'altronde Antonelli amava fare le cose in grande e le colonne erano un suo marchio di fabbrica – guardate la proporzione con la bicicletta, nella foto qui sotto. Così come abituali erano i contrasti e i dissidi con i committenti, le storie di ripicche e rifacimenti... un personaggio interessante, l'Antonelli, tutto da studiare.
 
Il Duomo di Novara- foto Stefano Brambilla
 
Con la bici – è questione di un attimo - passiamo anche dal rinnovato castello, che ospita rassegne teatrali estive e belle mostre, e dal Broletto, sede della Galleria Giannoni. Tutte mete meritevoli per un weekend all'insegna dell'arte e della cultura. Ma, digressioni artistiche a parte, è tempo di partire. Il check up è fatto: la Overland scorre via veloce, poi basta mettere un po' di velocità e si sfreccia. C'è anche un cavalletto, che non guasta mai per fare qualche foto e ammirare i monumenti – dispiace sempre, quando le bici sportive non ce l'hanno e bisogna “delicatamente” adagiarle per terra quando ci si ferma. È dotata pure di una bella luce frontale, che usiamo per tornare a casa con il buio.
 
Il cortile del Broletto di Novara - foto Stefano Brambilla

LE TERRE DEL RISO
Il giorno dopo è tempo del primo vero giro. Ora, di possibili tour nel Novarese ne sono stati progettati e segnalati a bizzeffe: basta andare sul sito dell'Azienda Turistica Locale o sul sito di Piemontescape per trovarne decine, per tutti i gusti e tutte le gambe. Ci facciamo ispirare da quello nelle campagne a ovest di Novara intitolato “Tra i fiumi Sesia e Agogna” o “Nelle terre del riso”, a seconda dei siti. E partiamo. Appena usciti dalla città il traffico scompare, pedaliamo su stradine dove passa un'auto ogni quarto d'ora. Le risaie invadono subito il campo visivo: in questo momento sono tutte verdi, un mese fa erano tutte azzurre. Ma di quel verde tenero, brillante, che fa bene agli occhi. Ogni tanto ecco una garzetta prendere il volo, con la sua livrea candida come la neve. Gli aironi sono presenze comuni, da queste parti. Silenziosi vicini di casa che condividono secolari cicli di semine e raccolti.

Risaie novaresi - foto Stefano Brambilla
 
Ecco la prima tappa, l'oratorio della Madonna del Latte vicino a Gionzana. Una rivelazione: si entra in questa chiesetta in mezzo alle risaie e appaiono vivacissimi affreschi del Quattrocento, vividi nei loro colori. Rimaniamo incantati e sorpresi. Le figure dei santi e dei committenti paiono uscite da qualche miniatura cortese del tardo gotico. E a proteggere tutti, la figura del Cristo giudice nell'abside, che tiene in una mano destra una fiaccola capovolta, simbolo di condanna, mentre la sinistra mostra la piaga dei chiodi della croce, segno di misericordia. Ci dicono che il ciclo pittorico e l'intera cappella sono stati restaurati nel 2011 e “inaugurati” addirittura dal Cardinal Bertone, all'epoca il Segretario di Stato Vaticano. Anche una cappellina di campagna ha vissuto i suoi minuti di celebrità. 

L'oratorio della Madonna del latte di Gionzana - foto Stefano Brambilla
 
Si prosegue per Marangana e poi per Casalbeltrame, costeggiando la cascina Falasco, tra le più celebri produttrici del Riso nero Venere, una vera squisitezza. Era il 1997 quando a Vercelli venne creata questa varietà, incrociando un riso della Pianura Padana con un riso nero asiatico; oggi, insieme alle varianti Ermes e Artemide, è tra i prodotti più ricercati dagli chef. Vediamo anche i segnali per la riserva naturale di Casalbeltrame, una vera oasi per gli uccelli, dove vive anche lo schivo tarabuso – ci fermeremo la prossima volta. Pedaliamo tranquilli, in giro non c'è nessuno o quasi, è davvero un piacere per i sensi. Ogni tanto cambiamo marcia e velocità (è possibile scegliere tre livelli diversi), giusto per mettere alla prova la bici e le nostre gambe. Pensiamo a quanto questo tipo di mezzo sia adatto anche per le famiglie che vogliono farsi una gita fuoriporta. 

FEDE E INGEGNO
A San Nazzaro Sesia ecco il secondo capolavoro artistico della giornata. L'Abbazia dei Santi Nazario e Celso – fondata addirittura nel 1040 - è un vero miraggio nella pianura. Mentre entriamo nell'imponente nartece di mattoni rossi e nel delizioso chiostro pensiamo a quei pellegrini sulla Via Francigena che giungevano qui spossati dopo aver attraversato le Alpi e la pianura... l'abbazia era stata costruita strategicamente vicino a una guado del fiume Sesia. Doveva essere un'oasi di pace, ai tempi. Fu nel Quattrocento, leggiamo, il periodo di massimo splendore, quando l'abate benedettino Barbavara introdusse nuove colture e avviò bonifiche. Oggi l'impegno a mantenerla in ordine è evidente, tutto risplende ed è curato in ogni particolare. 
 

L'abbazia dei santi Nazario e Celso a San Nazzaro Sesia - foto Stefano Brambilla
 
Vicino all'abbazia passa anche un'altra opera dell'ingegno umano, per cui facciamo volentieri una deviazione. Non la fede, questa volta, ma il progresso portò a costruire il grande Canale Cavour, un vero capolavoro idraulico concepito nell'Ottocento per far fronte alle magre estive del Sesia. Prendiamo fiato sulle sue sponde, ammirando le acque che scorrono veloci: arrivano dal Po presso Chivasso e vengono portate dal canale fino al Ticino, passando sotto 101 ponti, 210 sifoni e 62 ponti-canale, così da irrigare tutte le campagne del Vercellese, del Novarese e anche del Pavese. Un'opera titanica. Se questa è la zona europea dove si produce più riso è quindi anche grazie a Camillo Benso, che volle fortissimamente l'opera. 
 
Il Canale Cavour presso San Nazzaro Sesia - foto Stefano Brambilla
 
Cominciamo a essere stanchi, mica siamo pedalatori professionisti. Così per il tragitto di ritorno inseriamo la potenza massima: un clic e via, si scheggia senza fatica per la pianura a 25 chilometri all'ora. E senza inquinare, poi: in altri momenti avremmo fatto quest'itinerario in auto, oggi invece siamo totalmente rispettosi dell'ambiente. Anche gli aironi sembrano ringraziare. 
 
L'itinerario prevede di passare per Casalvolone, ed è un'altra scoperta: perché l'antica pieve di San Pietro, ai margini occidentali del paese, presso il cimitero, è un altro gioiellino romanico, di quelli che lasciano a bocca aperta per le forme semplici e regolari. Ammiriamo la perizia dei muratori, che hanno accostato mattoni e ciottoli di fiume: d'altronde, il Sesia (o la Sesia, come dicono i locali) è dietro l'angolo. Peccato soltanto che sia chiusa e non ci sia alcun cartello che indichi gli orari d'ingresso. 
 

La Pieve di San Pietro a Casalvolone - foto Stefano Brambilla
 
Il ritorno a Novara avviene attraverso Pisnengo e Fisrengo, nomi che sembrano usciti da un romanzo fantasy e invece portano con sé semplicemente la loro origine longobarda. A Ponzana un esperimento singolare: nell'ex cimitero è stato realizzato un Giardino delle farfalle, ovvero sono state piantate essenze ad hoc per attirare le farfalle, e in effetti almeno una decina di lepidotteri colorati svolazzano tra le buddleie e gli altri fiori. Poi l'ultima cavalcata verso Novara: abbiamo percorso circa 50 chilometri, di cui una quindicina su strada sterrata. Un attimo e la batteria è in carica alla presa elettrica. Non l'avevamo neppure usata tutta. La prossima volta possiamo sfruttarla ancora meglio.
 
Risaie novaresi - foto Stefano Brambilla
 
“Ma come? Sei andato fino a San Nazzaro Sesia? Con la bici, da Novara, in una sola giornata, avanti e indietro?”. Eccola, la morale della favola. Anche gli amici hanno capito a che cosa serve una bicicletta elettrica in pianura. 
 
INFORMAZIONI
- Il nostro itinerario è stato realizzato con la trekking bike di Brinke Overland Di2 sport, la cui scheda tecnica completa di tutti i dettagli è sul sito di Brinke a questo link.
- Per i soci TCI sconto 10% sugli acquisti online di biciclette Brinke: scopri di più alla pagina dedicata. 
- Per scoprire Novara e la sua provincia, ecco il sito dedicato; l'itienrario cicloturistico nel Novarese dai noi percorso è descritto a questo link, dove si trovano anche il pdf scaricabile con la cartina e la traccia GPX. 
- Utile anche il sito Piemonte Escape, con decine di percorsi tra cui ancora quello citato.