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Dalle escursioni alle degustazioni, dai tuffi alle terme, i suggerimenti per un'esperienza unica

Che cosa fare a Pantelleria, l'isola dei dammusi e del passito

di 
Barbara Gallucci
3 Giugno 2021

Pantelleria è più di là che di qua. Dista dalla costa siciliana 110 chilometri e da quella tunisina 65 ed è infatti la costa africana che si vede a occhio nudo nelle giornate particolarmente terse. Per raggiungerla ci sono i traghetti da Trapani ma anche i voli da Milano e Roma. È isola ma non isolata. La distanza da tutto e da tutti ne ha preservato l'ecosistema ma anche alcune peculiari tradizioni. La sua origine vulcanica l'ha resa speciale, i suoi abitanti l'hanno resa unica. Per scoprirla bisogna armarsi di scarpe buone più che di ciabatte e pareo, già perché anche se il mare è limpido e pulito, non ci sono vere e proprie spiagge, ma rocce vulcaniche dalle quali tuffarsi. Ma andiamo con ordine e proviamo a elencare alcune delle peculiarità di quest'isola in mezzo al Mediterraneo. Ecco che cosa vedere e fare a Pantelleria.
 
 
1. IL (NUOVO) PARCO NAZIONALE 
Istituito nel 2016, il parco include buona parte dell'isola. Nel centro visite nei pressi del faro di Punta Spadillo è possibile conoscere la storia dell'isola, le sue peculiarità e proprio da qui partono numerose escursioni lungo i 21 sentieri per un totale di 100 chilometri che attraversano in lungo e in largo Pantelleria. Dai più impegnativi che raggiungono la vetta di Montagna Grande (836 slm), a quelli per tutti. Le mappe sono tutte scaricabili dal sito del parco.
 
 
2. BEAUTY FARM NATURALE... E GRATUITA
La natura vulcanica di Pantelleria ha dei risvolti interessanti non solo dal punto di vista paesaggistico. Già perché tutta l'isola è caratterizzata da favare e fumarole che sbucano dalle rocce a 50 gradi. Alcune sono anche in mare e infatti capita di sentire dei flussi d'acqua calda mentre si fa il bagno. Per rendere più “comoda” l'esperienza, già in epoca romana venivano create delle vasche dove sdraiarsi e godere di un bagno caldo.

A volte anche bollente, come a Cala Gadir. Altra tappa fondamentale per il percorso benessere la grotta di Benikulà che si trova sul sentiero che conduce al Passo del Vento, una sauna naturale dove ci si infila da un pertugio. Quando anche la sauna è fatta non restano che i fanghi dello specchio di Venere, una caldera in cui bagnarsi e poi riempirsi di fango da far seccare al sole. Un vero toccasana per la pelle grazie al potassio, al sodio e allo zolfo.
 
 
3. ANDAR PER VIGNE E CANTINE 
Il colpo d'occhio su Pantelleria vira principalmente al verde. La macchia mediterranea è potente: corbezzoli, ginestre e pini marittimi sono ovunque, ma l'isola è unica al mondo anche per la coltivazione della vite. La pratica è talmente peculiare da essere stata dichiarata, nel 2014, patrimonio immateriale Unesco. Già perché la vite di zibibbo coltivata ad alberello riassume in sé non solo le qualità straordinarie dei vini che se ne ricavano come lo zibibbo, il moscato e il passito, ma anche perché si intuisce la fatica umana nella sua lavorazione. Tra agosto e i primi di settembre impossibile non notare decine di uomini e donne inchinati a raccogliere uva, spesso su terreni impervi, magari anche in pendenza.

Le visite in vigne e cantine sono da non perdere. Tra le cantine più antiche dell'isola l'Azienda agricola D'Ancona (danconavini.it); ottime bottiglie anche alla Cantina Basile (cantinabasile.it).
 
 
4. ARCHEOLOGIA: LA STORIA È PASSATA DA QUI
Frequentata sin dal Neolitico, Pantelleria conserva tracce di migliaia di anni di storia. Testimonianze di presenze umane molto evidenti sono i caratteristici sesi, tombe in pietra lavica a pianta circolare al cui interno si nascondono numerose celle. Un centinaio sono ben visibili nell'aspra contrada Cimillia. Completamente diversi i resti del passaggio dei fenici che qui fondarono la colonia Cossyra. I resti archeologici si trovano sulle colline di San Marco e Santa Teresa, proprio alle spalle della città. Nello stesso sito si trovano poi i resti della conquista romana avvenuta durante le guerre puniche e completata nel 217 a.C.

Pantelleria faceva gola per la sua posizione geografica e infatti nel 700 d.C. fu conquistata dagli arabi e divenne parte dell'Emirato di Sicilia fino al 1123 quando Ruggero II la annesse al Regno di Sicilia. Nel corso dei secoli corsari e pirati fecero incursioni frequenti a dimostrazione che l'isola comunque faceva gola un po' a tutti. Sul sito visitpantelleria.com si trovano i dettagli di tutte le aree archeologiche.
 
 
5. GIARDINI PANTESCHI E DAMMUSI: LE ARCHITETTURE INTELLIGENTI
Il vento soffia costante su Pantelleria e anche le fonti d'acqua scarseggiano. Questi due elementi avrebbero dovuto far desistere gli essere umani dal volerla vivere e occupare (come raccontato sopra). Eppure se è vero che le difficoltà aguzzano l'ingegno qui sull'isola le hanno pensate tutte per proteggere tutto quello che rendeva possibile la vita quotidiana. Ne sono un esempio straordinario gli oltre tremila giardini panteschi censiti (molti sono nascosti e semidistrutti in mezzo alla macchia mediterranea). Sconosciuta l'origine, sono dei muretti a secco alti e circolari che proteggono, al loro interno uno o due alberi di agrumi i cui frutti erano essenziali per combattere la pellagra.

Poetici nella loro genialità, venivano costruiti non lontano dai dammusi, le caratteristiche abitazioni pantesche, si presume ideate dagli arabi, i cui tetti ondulati raccolgono umidità e acqua piovana. Molti di questi ora sono affittabili per soggiorni. Una selezione si trova sul sito del parco nazionale dove sono segnalati anche i giardini panteschi.
 
 
6. SÌ, MANGIARE
Fin dalle elementari ci insegnano che i territori vulcanici sono particolarmente fertili. Pantelleria ne è una dimostrazione pratica visto che qui più o meno si coltiva di tutto. Certo, come le vigne, anche gli ulivi devono stare bassi per non essere sferzati dal vento, ma sull'isola crescono molte specie, spesso spontaneamente come dimostrano le migliaia di piante di cappero che si incontrano semplicemente passeggiando.

Tra i migliori souvenir i prodotti dell'azienda agricola Almanza in località Madonna delle Grazie (tel. 366.8253519). Da non perdere anche la caratteristica tumma, il tipico formaggio pantesco, e la ricotta filtrata con acqua di mare (da provare quella del caseificio Elena di Dario Camardella, tel. 389.3457543). Esperienze culinarie vista mare al ristorante Le Cave in contrada Cala Levante (tel. 0923.915451), ai Giardini di Rodo (tel. 334.1414002; igiardinidirodo.it) e al Favarotta (Kamma fuori Favarotta, tel. 0923.915451).
 
 
7. FINALMENTE IL MARE
L'isola di Pantelleria ha un periplo di circa 60 chilometri lungo il quale si trovano gli accessi alle cale e alle “spiagge” che di solito sono delle pedane attrezzate. Già perché qui la sabbia è difficile da trovare, in compenso non mancano scorci spettacolari anche mentre si è in acqua.

A cominciare dalle Cale del bue marino, le più vicine alla cittadina (e al porto) ideali sia per chi ha poca confidenza con l'acqua sia per chi è un appassionato di tuffi. Si consigliano invece scarpini da scoglio per i bagni alla baia di Nikà tra Scauri e Punta Molinazzo: qui, nuotando anche in mare aperto, è possibile sentire il calore delle acque termali che emergono dalle rocce. Un'esperienza indimenticabile. Implica un percorso di 4 chilometri di sterrato dalla perimetrale il raggiungimento della Balata dei Turchi. Si viene ripagati da acque cristalline e relax sul lastrone di pietra dove rosolarsi al sole (meglio portarsi viveri e bevande). Tra le cale più comode quella di Scauri dalla quale si accede anche ad altre piccole e riservate insenature dove fare il bagno in solitudine. Da qui si godono anche tramonti spettacolari, per concludere al meglio la giornata.
 


INFORMAZIONI
- Il sito del Parco nazionale di Pantelleria: parconazionalepantelleria.it.
- Informazioni su come arrivare e su tutte le strutture ricettive sul sito del Comune di Pantelleria, www.comunepantelleria.it.