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Touring Club Italiano, attraverso il volontariato di impresa, si prende cura dell'Italia: ecco la "Passione Italia" di un dipendente Credem

Amarcord in terra pisana: la Rocca della Verruca e le cave di Uliveto Terme

12 Gennaio 2022

Da diversi anni, Touring Club Italiano mette a disposizione delle aziende la propria esperienza per concretizzare partnership efficaci che abbiano impatti positivi sui territori e le comunità, anche grazie a iniziative di volontariato di impresa. Negli anni scorsi i dipendenti di diverse aziende, affiancati dai soci volontari del Touring Club Italiano, hanno accolto cittadini e turisti nei luoghi Aperti per Voi; negli ultimi mesi, invece, per far fronte alla pandemia, è stato ideato un volontariato di impresa “social". 
 
A partecipare a quest'ultima formula, nel mese di ottobre 2021, alcuni dipendenti del Gruppo Credem: dopo un percorso formativo sul tema del viaggio e del racconto di viaggio, a loro è stato chiesto di realizzare un elaborato sul tema "Passione Italia". Come molti ricorderanno, "Passione Italia" è la campagna lanciata a marzo 2020 con la quale il Touring ha voluto contrapporre alla mappa del contagio la mappa della bellezza italiana; un invito per tutti a “viaggiare da casa”, per scoprire e riscoprire ciò che il Paese ha da offrire. In questo contesto abbiamo chiesto anche ai dipendenti di Credem di raccontarci la loro personale "Passione Italia": un luogo, un'esperienza, un momento da ricordare e da suggerire anche ai lettori. 

Ecco il contributo di Riccardo Daini; tutti gli altri li potete trovare a questo link.



AMARCORD IN TERRA PISANA – LA ROCCA DELLA VERRUCA E LE CAVE DI ULIVETO TERME
di Riccardo Daini
 
Parecchi anni fa
Ai tempi in cui neanche lontanamente ci si sarebbe sognati il mondo digitale ed il web, quando la tecnologia di punta sfoderava al massimo il rivoluzionario telecomando per la tv, per noi adolescenti che vivevamo nella “piana di Pisa”, cioè quel territorio che abbraccia e contorna l’Arno nella parte finale del suo corso fino al mare, tra le esperienze più estreme da provare almeno una volta nella vita c’erano (in ordine di importanza):

1- l'arrampicata a piedi fino alla vetta della “Verru’a” (come comunemente chiamata in dialetto toscano): una montagnola, appunto a forma di verruca, estrema propaggine verso sud del Monte Pisano, che si staglia sopra la piana a oltre 500 metri di quota con la sua antica roccaforte diroccata sulla sommità. La Verruca era una meta ambita, un luogo misterioso e inquietante; chi di noi ragazzini riusciva a compiere l’impresa (ovviamente dopo aver implorato per mesi l’aiuto e la guida di qualche adulto, fossero genitori, zii, cugini, parenti, vicini di casa vari; chiunque andava bene!) otteneva unanime e incondizionata ammirazione, una sorta di patente di “maturità”,  perché  così diventava chi affrontava l’Avventura delle avventure. E anch’io fortunatamente presi quella patente: avevo appena finito la quinta elementare e la gita sulla Verruca fu il più bel regalo che potesse capitarmi;


La Verruca - foto Riccardo Daini​

2- lo spettacolo dello scoppio delle mine nelle cave di Uliveto Terme, cave per la estrazione di pietra calcarea usata nelle costruzioni, situate proprio alla base delle pendici della Verruca. L’attività di estrazione dei cavatori aveva il proprio apice nei momenti in cui si preparava la brillatura della mina: tutta la vita del paese veniva fermata per qualche minuto (compreso il traffico delle auto), le case più vicine alla cava venivano evacuate e, al momento dello scoppio, un fragore assordante veniva seguito da una miriade di pietre e pietroni scagliati per aria che, una volta atterrati, rotolavano sui crinali intorno. Grazie a un compagno di classe delle medie (e al di lui babbo, dipendente della società che gestiva le cave) una volta sono riuscito a vedere da un punto privilegiato quello spettacolo unico ed emozionante, di cui ricordo ancora molti dettagli. Per la cronaca, all’epoca le cave di Uliveto Terme venivano talvolta utilizzate anche dalle troupe degli Studi Cinematografici di Tirrenia (la “Hollywood” pisana, come veniva chiamata allora) per girare gli esterni dei film “spaghetti-western”, tale era la somiglianza con i paesaggi delle montagne rocciose dell’Arizona o del Colorado; su quest’ultimo fronte però non ho avuto altrettanta fortuna e devo confessare che non sono mai riuscito a vedere le varie star quali Giuliano Gemma o Franco Nero dal vivo... che sfortuna!


Cave di Uliveto – vecchi depositi riutilizzati e massi monolitici - foto Riccardo Daini
 
Gennaio 2022
Anno nuovo, vita nuova? Macchè! Complice il perdurare della pandemia che invoglia alla riscoperta di ciò che abbiamo vicino (non per questo meno bello o emozionante del luogo esotico) e grazie anche a un menisco ristabilito dopo diverse settimane di noie, decido di tornare a ripercorrere (camminando) quei luoghi (e miti) del mio passato; non c’è sole e aria tersa oggi, solo nebbia e tante nubi che minacciano pioggia, ma questo in fondo è solo un dettaglio senza importanza.

Vicopisano-Rocca della Verruca
(4 km ca., dislivello 530 m in salita, tempo necessario 1:30/2:00 h)

Dallo splendido borgo medioevale di Vicopisano (certificato dal Touring con la Bandiera Arancione: meriterebbe da solo una visita approfondita, in particolare per la Torre del Brunelleschi con il suo camminamento, ora visitabile nei giorni di sabato e domenica), uscendo dal paese in direzione Buti, si imbocca a sinistra la “via della Verruca”, stradello asfaltato e percorribile anche in macchina (per i primi 2 km) e poi sterrato, con fondo sempre più accidentato ma senza particolari difficoltà per la camminata; diversi gli scorci sul paese di Vicopisano e sulla pianura che si susseguono via via che si sale, contornati da un paesaggio in cui spiccano uliveti e boschi di pino.


Vicopisano, borgo Bandiera Arancione del Pisano - foto Riccardo Daini​

Superata la Azienda Agricola Gallo Verde sulla destra, il paesaggio si fa via via sempre più brullo e gli alberi cedono il posto ad ampie praterie, cespugli e macchia mediterranea; tutta l’area è stata infatti pesantemente colpita dall’incendio del settembre 2018 (uno dei più gravi che abbia mai interessato la Toscana, con un’area di oltre ha 1300 devastata dal fuoco; all’indomani dell’incendio, il comitato “Insieme per il Monte Pisano” ha lanciato un passaparola mediatico tra cittadini e istituzioni dell’area pisana, portando in poco più di due mesi a vincere l'iniziativa FAI “I Luoghi del Cuore 2018” totalizzando il maggiore numero di voti mai ottenuto in tale iniziativa).

In breve si raggiunge l’area di Prato a Ceccottino, con la Rocca della Verruca che si staglia in vicinanza di fronte a noi; qui sono visibili i resti dell’antico monastero di San Michele alla Verruca, abbandonato nel XV secolo per la sventura di trovarsi a poco meno di 500 metri dalla Rocca, luogo dove Pisani e Fiorentini, eterni nemici, non perdevano occasione di sfidarsi in battaglie e combattimenti cruenti. Proseguendo, si inizia l’ultimo tratto di ascesa (un po’ difficoltosa) tra le rocce sommitali fino all’unica porta di accesso del complesso. La Rocca della Verruca faceva parte di un sistema di fortificazioni che aveva lo scopo di controllare il territorio pisano dalle invasioni nemiche (in prevalenza fiorentine, ma non solo); costruita nell’anno 780 fu poi ristrutturata nel XV secolo da un vero e proprio specialista in fortificazioni, Antonio da Sangallo (l’artefice della fortificazione di Castel Sant’Angelo a Roma).


Accesso alla Rocca della Verruca - foto Riccardo Daini


Monastero San Michele alla Verruca – cartellonistica - foto Riccardo Daini
 
Il sito è molto suggestivo ma lasciato in abbandono; presenti anche diversi cunicoli e gallerie che rendono il luogo pericoloso, per cui è necessario muoversi con molta cautela. La vista di cui si gode è unica: spazia dalla Liguria alla Corsica, ma quello che più colpisce è il silenzio quasi assoluto, con unici intervalli dovuti agli schiamazzi di cornacchie e altri uccelli. A tal proposito, alcuni storici sostengono che Leonardo da Vinci utilizzasse la Rocca per i suoi studi e disegni a volo d’uccello (ovviamente, e per fortuna dei posteri, ciò sarebbe avvenuto nei brevi periodi in cui la fortezza era nelle mani dei fiorentini, perché altrimenti è plausibile che il volo d’uccello i pisani l’avrebbero fatto fare al buon Leonardo).


Panorama dalla Rocca della Verruca verso sud - foto Riccardo Daini


Panorama dalla Rocca della Verruca verso nord - foto Riccardo Daini

Rocca della Verruca – Noce
(km 3,5 ca., dislivello 530 m in discesa, tempo 1:00 h, senza considerare alcune consigliate alcune deviazioni)

Si riparte percorrendo in discesa il breve tratto roccioso e, prima di arrivare a Prato a Ceccottino, si prende il primo stradello sulla sinistra che, dopo un tratto di ca. 1,5 km, arriva in località la Focetta.

Deviazione 1 (lunga) - Da qui si consiglia di fare una deviazione, proseguendo verso destra in discesa,  per raggiungere la “Torretta” o Torre degli Upezzinghi con una camminata di ca. 3,0 km (1:30 h) tra andata e ritorno. La Torretta fa parte del sistema di fortificazioni pisane sopra citato e sorge su un panoramico sperone roccioso sovrastante le cave di Uliveto.


Torre degli Upezzinghi - foto Riccardo Daini

Deviazione 2 (breve) - Per chi non se la sente di fare la deviazione lunga, per avere una visione spettacolare delle cave di Uliveto, proseguendo dritti per 400/500 m (15 min) dalla località la Focetta si raggiunge la parte alta delle cave che costituisce un belvedere naturale sull’intero sito.

Le cave di pietra ormai non sono in più attive sin dagli anni Ottanta; gli impianti fatiscenti, l’aria dismessa e gli enormi massi monilitici sparsi qua e là le attribuiscono comunque il fascino decadente di una ghost-town nostrana, a diretto contatto con l’altra parte “vitale” della cittadina di Uliveto che si è sviluppata, a partire proprio da quegli anni, con l’estrazione non più della pietra ma della nota acqua minerale.

Tornati a La Focetta si prende lo stradello in direzione est che scende verso la località di Noce, raggiungendola in poco meno di 2 km. Noce è un piccolo e caratteristico borgo ai piedi della Verruca, dove si può  anche godere di un buon pasto per rifocillarsi. L’escursione può finire qui (se si possiede una seconda macchina di appoggio, oltre a quella lasciata alla partenza) oppure si può proseguire fino al rientro a Vicopisano (km 6,0 interamente pianeggianti, tempo 1:30 h) attraversando i tranquilli paesini di Lugnano e San Giovanni alla Vena, dove si incontrano alcune belle ville padronali di fine Ottocento. 


Frazione Noce - foto Riccardo Daini

La camminata di inizio anno è al termine. Il senso di benessere interiore permane ancora forte, anche se mescolato con i miti dell’infanzia che ormai esistono, un po’ sfuocati, solo nei ricordi. Ma questo in fondo è solo un dettaglio senza importanza.
 
NOTIZIE UTILI
Locali consigliati per mangiare:  
- Osteria Vecchia Noce, loc. Noce 39 (Vicopisano, PI) tel 050.788299: locale di classe, molto accogliente e con cucina toscana ricercata.
- Ristorante Il Conventino, Via vecchia di Tre Colli 13 (Calci, PI) tel 050.936103: in un vecchio convento sulle pendici del Monte Pisano, con bel giardino esterno, cucina tipica toscana.
 

Vicopisano, borgo Bandiera Arancione del Pisano - foto Riccardo Daini​