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Touring Club Italiano, attraverso il volontariato di impresa, si prende cura dell'Italia: ecco la "Passione Italia" di un dipendente Credem

Aieta, il borgo della Calabria dove il tempo s'è fermato

di 
Maria Nives Riccardi
22 Gennaio 2021
Da diversi anni, Touring Club Italiano mette a disposizione delle aziende la propria esperienza per concretizzare partnership efficaci che abbiano impatti positivi sui territori e le comunità, anche grazie a iniziative di volontariato di impresa. Negli anni scorsi i dipendenti di diverse aziende, affiancati dai soci volontari del Touring Club Italiano, hanno accolto cittadini e turisti nei luoghi Aperti per Voi; negli ultimi mesi, invece, per far fronte alla pandemia, è stato ideato un volontariato di impresa “social". 
 
A partecipare a quest'ultima formula, nel mese di dicembre 2020, alcuni dipendenti del Gruppo Credem: dopo un percorso formativo sul tema del viaggio e del racconto di viaggio, a loro è stato chiesto di realizzare un elaborato sul tema "Passione Italia". Come molti ricorderanno, "Passione Italia" è la campagna lanciata a marzo 2020 con la quale il Touring ha voluto contrapporre alla mappa del contagio la mappa della bellezza italiana; un invito per tutti a “viaggiare da casa”, per scoprire e riscoprire ciò che il Paese ha da offrire. In questo contesto abbiamo chiesto anche ai dipendenti di Credem di raccontarci la loro personale "Passione Italia": un luogo, un'esperienza, un momento da ricordare e da suggerire anche ai lettori. 

Ecco il contributo di Maria Nives Riccardi; tutti gli altri li potete trovare a questo link.



LA PACE DI AIETA
di Maria Nives Riccardi

La scorsa estate, quelli come me abituati a viaggiare oltreoceano nei periodi di ferie un po' più lunghi si sono visti negare la propria passione - oltre che, per i collezionisti più accaniti, l’aggiunta di un altro insolito timbro sul passaporto. Così, dopo aver programmato ed annullato un viaggio in Giappone, mi sono ritrovata ad aggiungere al mio bagaglio personale tanti piccoli borghi italiani, scelti un po' per patriottismo e un po' perché più sicuri rispetto ai centri affollati delle metropoli e delle mete turistiche. Dalla Sicilia al Trentino, tornerei ad Aieta, un piccolissimo borgo medievale dell’Alto Tirreno Cosentino, all’interno del Parco nazionale del Pollino.

In una caldissima domenica di fine giugno, raggiungo Aieta in auto. Il tragitto di montagna è estremamente piacevole: gli alberi riparano dal sole rovente e le curve a gomito non sono poi così faticose da affrontare. La mia prima impressione su questo nuovo posto, che conta circa 850 abitanti, può essere circoscritta in una sola parola: pace. È proprio vero, in alcuni posti del mondo è come se il tempo si fosse fermato su una pellicola in bianco e nero e gli abitanti fossero eterni. 
 

Pellicola - Aieta, Calabria - foto di Maria Nives Riccardi
 
Appena arrivata, mi affaccio dalla balconata che costeggia la stradina di accesso al centro abitato e ascolto la natura. A sinistra i tetti arancioni delle storiche abitazioni separano l’azzurro del cielo ed il verde delle montagne; a destra, invece, ecco l’infinità del mare. 


Panoramica  - Aieta, Calabria - foto di Maria Nives Riccardi
 
Mi incammino verso le facciate bianche delle case. Delle stradine acciottolate del centro storico mi colpiscono i dettagli: le panchine colorate, le incisioni su pietra, i portali in legno, la fontanina in piazza, un sali e tabacchi dall’insegna un po' sbiadita, i bambini del posto che giocano a calcetto nei cortili delle loro abitazioni e non appena ti vedono, smettono, sorridono e ti salutano educatamente, quasi come se tutto il borgo fosse la loro casa e loro fossero davvero felici di aprirti le loro porte. Credo che il proprietario del “Sali e Tabacchi”, fermo sulla soglia della porta, avesse almeno 90 anni, eppure, ancora in piena attività e soprattutto, mai stanco di fornire indicazioni ai curiosi passanti. 


Dettagli di Aieta, Calabria - foto di Maria Nives Riccardi
 
Mi indica la via per arrivare al palazzo Rinascimentale, ristrutturato di recente, ma prima, mi dice di entrare nella chiesa che si trova esattamente di fronte alla sua attività: Santa Maria della Visitazione, famosa, in particolare per un quadro ad olio, di F. Santafede, che raffigura la Visitazione e uno strumento del ‘600, l’organo Bossi. 

Tante, lungo la strada, le cappelle e le croci incise sulla pietra, in particolare, la Cappella di San Giuseppe e quella dell’Addolorata al Ponte. Sembra incredibile come un posto così piccolo contenga così tante bellezze. Come il passaggio nel vico dei baci, una tra le stradine più strette d’Italia: è largo solo 52 centimetri - per questo, forse, si è costretti a baciarsi se lo si attraversa in due.


Vico dei baci - Aieta, Calabria - foto di Maria Nives Riccardi
 
Tra strade larghe, altre strette, talvolta strettissime e scalinate, arrivo al Palazzo Rinascimentale che sovrasta il borgo, ed è lì che termina il viaggio, almeno quello della vista. Quello del gusto invece, inizierà poco dopo, poiché oltre ai rumori, ai colori, agli odori di un posto, mi piace ricordarne, sempre, anche i sapori. Il ristorante “La Baita”, gestito da giovanissimi aietani è l’espressione del vero, che è antico, ma sempre nuovo. Affaccia sulle montagne ed offre una vista spettacolare: peperoni cruschi, salumi e formaggi del posto, fiori di zucca, verdure appena coltivate, fusilli di pasta fresca e l’olio dei Marchesi Gallo, un noto frantoio calabrese, di cui ricordo ancora il retrogusto al bergamotto, al limone e al tartufo.  
 

Fusilli di pasta fresca - Aieta, Calabria - foto di Maria Nives Riccardi
 
Aieta è stato il primo borgo della mia estate tutta italiana e forse è per questo, insieme al fatto che è un borgo del sud, che è entrato nella classifica dei miei posti preferiti.