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Allo Slowfest di Monteriggioni gli Stati Generali della Francigena sul futuro del percorso

Via Francigena e Giubileo, un’opportunità da cogliere

di 
Tino Mantarro
16 Ottobre 2015
All’epoca del primo Giubileo, era il 1300, la Francigena era la principale via d’accesso a Roma. Da allora si sono succeduti 26 Giubliei, e la Francigena ha via via perso il suo ruolo. Oggi, con un nuovo Giubileo alle porte e una nuova sensibilità diffusa verso i cammini e il camminare, potrebbe ritrovare una sua centralità come itinerario turistico e religioso. Un’opportunità e una sfida per tutti coloro che in questi anni si sono dati da fare per la valorizzazione e la rinasciate dell’antico percorso. Un’opportunità di cui si è discusso a Monteriggioni negli Stati Generali della Via Francigena, che si sono tenuti nel borgo senese durante lo Slow Travel Fest.
 
Stati Generali - organizzati da SloWays in collaborazione con AEVF e Touring Club Italiano -  che sono serviti per fare il punto della situazione, grazie alla presentazione della ricerca del Centro Studi Tci sulle motivazioni, e il profilo, di chi si mette in viaggio sulla Francigena (dossier di cui si può leggere approfonditamente e scaricare anche qui); e al sondaggio, realizzato dall’Associazione europea delle vie Fracigene sulle criticità della Francigena oggi. Ma gli Stati Generali sono serviti soprattutto per discutere delle criticità che esistono sul percorso, sulle opportunità da sfruttare e sugli sforzi che nel proprio settore ognuno può fare.
 
 
LE CRITICITA'
Criticità che a detta della maggioranza degli intervenuti - dai viandanti ai rappresentanti delle associazioni che si prendono cura del percorso, come l'Associazione toscana vie francigene e Mediterraid - riguardano soprattuto la segnaletica e l’accoglienza, sia quella più turistica, ovvero b&b ed alberghi, sia quella più propriamente “pellegrina”, a donativo. La cui presenza non è per nulla uniforme lungo il cammino e laddove c’è non è sufficientemente pubblicizzata. Questo nonostante gli sforzi enormi delle decine di hospitaleros volontari  - alcuni presenti, come Immacolata Coraggio o Giovanni Corrieri - che, sulla scorta di quel che accade in Spagna lungo il Cammino di Santiago, si danno da fare per accogliere al meglio i viandanti, migliorare le strutture e fornire tutte le informazioni del caso per chi intraprende il cammino.
 
SEGNALETICA E PERCORSO
Ma appunto le informazioni sono un nodo scoperto della Via Francigena. Non che manchino, anzi negli ultimi anni si è fatto tantissimo - quest'estate il gruppo di Camminafrancigena ha posto migliaia di adesivi per segnare il cammino - e sono oramai decisamente abbonanti e plurali. Ma spesso - è stato sottolineato da più parti - manca una definizione univoca del percorso che permetta ai pellegrini di scegliere una strada e una sola che sia messa in sicurezza, segnalata adeguatamente e lungo cui si possa sviluppare un’adeguata economia turistica incentrata sulla Francigena che porti benefici a tutti. Un’economia turistica di prossimità che potrebbe rispondere alle necessità dai tanti piccoli borghi che il tracciato intercetta e che andrebbe strutturata meglio per sfruttare appieno le opportunità del settore.
 
SVILUPPO DEL PRODOTTO TURISTICO
Perché le possibilità di uno sviluppo turistico del prodotto via Francigena sono tante - come hanno sottolineato gli interventi di due dei maggiori tour operator italiani del settore, S-Cape e Girolibero - però vanno tarate sui diversi pubblici interessati al Cammino. Non solo i pellegrini che dormono negli ostelli e camminano mossi da motivazioni religiose o personali, ma anche i turisti - soprattutto del nord Europa - che hanno bisogno di servizi di livello, alberghi comodi e informazioni chiare. Per arrivare a questo bisogna sensibilizzare le istituzioni, fondamentale, ma anche gli operatori locali, dagli albergatori agli esercenti dei borghi attraversati affinché vedano nel cammino un’occasione di sviluppo e non solo un percorso per eccentrici ed entusiasti camminatori.
 
 
UNA GOVERNANCE COMUNE?
Un tema quello del turismo sulla Francigena che non è per nulla in contrasto con l’accoglienza “pellegrina”, ma anzi è parte dello stesso discorso: solo se verranno garantiti i servizi base di accoglienza a chi vuole viaggiare auto-organizzato, la Francigena decollerà. Ma per far tutto ciò serve uno sforzo comune. È necessario che tutti gli attori collaborino e che si individui una governance nazionale. Perché gli sforzi delle singole Regioni sono importanti - e su questo la Toscana è di certo un ottimo esempio - ma quello che ci vuole è una collaborazione a livello nazionale per trainare tutto il percorso della Via Francigena, dalla Val d’Aosta a Roma.

Uno sforzo che si concretizzi in azioni di promozione comune, nell’investimento per una manutenzione diffusa che non ricada solo e soltanto sui piccoli comuni, ma abbia un sostegno nazionale e contribuisca a uno sviluppo sostenibile del percorso. Uno sviluppo che sempre più tenga conto anche delle necessità delle persone diversamente abili, come ha più volte ripetuto Pietro Scidurlo, pellegrino in carrozzina e fondatore di Free Wheels, che ha raccontato la sua esperienza e spiegato le necessitò di chi, come lui, vorrebbe percorrere la Francigena. Perché una Francigena viva e vissuta per tutti è un davvero buon investimento: sia per chi cammina, sia per chi accoglie.
 
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