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Il recupero firmato dall'archistar Koolhaas. Artigianato, made in Italy e una spettacolare terrazza sul Canal Grande

Venezia, riapre il Fondaco dei Tedeschi e diventa uno store di lusso

di 
Silvestro Serra
12 Ottobre 2016
 
«Niente armi, niente giochi niente prostitute. Per il resto liberi di commerciare». Queste le severe regole incise nel marmo all'ingresso del palazzo e imposte dalla Repubblica Serenissima di Venezia dal 1200 in poi ai mercanti provenienti dalla Germania e dei Paesi del Nord Europa in cerca di spezie e coloranti per le loro lane grezze. Mercanti ospitati, previo pagamento di un pesante dazio del quinto di ogni transazione, nel Fondaco (dall'arabo funduq, albergo-magazzino). Per questo il palazzo sul Canal Grande fu chiamato "dei tedeschi" - così come c'erano, distanziati e separati tra loro, per evitare troppi contatti incontrollati tra le diverse comunità straniere in visita, il fondaco dei greci e quello dei mori.
 
 
IL RESTAURO DI KOOLHAAS
Dopo secoli di commerci, un incendio nel 1505 e una ricostruzione a cura del doge Loredan, un passaggio napoleonico, un breve periodo sotto l'impero asburgico, una novecentesca funzione di centro telegrafonico militare e di ufficio postale, poi anni di abbandono, finalmente l'antico Fondaco dei Tedeschi da qualche giorno è tornato alla sua funzione originaria di vitale e animato emporio commerciale, nello splendore del restauro firmato dall'architetto olandese Rem Koolhaas (sono state conservate ed evidenziate sui muri le tracce delle architetture dei diversi periodi storici) nel cuore di Venezia, proprio sopra al centralissimo ponte di Rialto.
 
 
Si tratta di un imponente palazzo con cortile interno sul quale si affacciano con delle eleganti logge quattro piani allestiti a grande magazzino di lusso, per lo più made in Italy, con tanto di scale mobili (contestate dai puristi) verniciate di rosso come altrettanti red carpet da passerella di festival. Al piano terra sono dati un ampio spazio e una bella visibilità al grande artigianato veneziano accanto al caffè e al ristorante firmati dallo chef padovano Massimiliano Alajmo.
 
Al quarto piano del Fondaco dei Tedeschi, sotto la grande cupola è stato ricavato un vasto salone per eventi, incontri e mostre (fino a gennaio in scena UnderWater, numerose opere su videowall realizzate per l'occasione e ispirate alle acque della laguna da Fabrizio Plessi, noto artista reggiano ma veneziano di adozione). Da qui una scala porta in cima dove si affaccia una lunga terrazza che permette allo sguardo di abbracciare tutta la laguna con un panorama a 360 gradi.
 
 
POLEMICHE E POSSIBILITA'
Come avviene quando si tocca anche un solo mattone a Venezia, la realizzazione dell'importante restauro e la destinazione commerciale del Fondaco dei Tedeschi ha fatto scorrere veleni e inchiostro e rilanciato l'annoso dibattito tra conservazione e valorizzazione di un bene architettonico e storico che nel frattempo, polemiche a parte, stava deperendo a vista d'occhio.

La società T Gallery che gestisce i duty free shop degli aeroporti di mezzo mondo e fa parte del gruppo del lusso Lvmh, lo ha preso in affitto dalla Benetton che acquistò il palazzo dal demanio. L'operazione guarda a un pubblico internazionale di passaggio in laguna (ipotizzano un traffico di 2 milioni di visitatori l'anno), ma il palazzo è aperto tutti i giorni anche ai veneziani che da anni non potevano accedere al loro vecchio ufficio postale e potranno come i turisti visitare le mostre e anche solo ammirare la città dall'alto della terrazza. Così come veneziani (e veneti in genere) i quasi 500 giovani assunti nei diversi stand del Fondaco dei Tedeschi e che vantano la conoscenza di due o tre lingue, tra cui anche il coreano, il giapponese, il cinese e il russo.