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Basta pagare quote salate: troppi turisti impreparati affrontano le altissime quote. Con danni alla salute e all'ambiente

Turismo sull'Everest? Meglio di no...

di 
Piero Carlesi
27 Giugno 2012

Le recenti esternazioni dell'alpinista tedesco Ralf Duimovits di ritorno dal suo tentativo (non riuscito) di scalare l'Everest senza ossigeno fanno meditare, anche se il problema denunciato non lo si scopre oggi, ma è già stato messo in evidenza da qualche anno. Le montagne più alte del mondo – e soprattutto l'Everest (8848 m) sono sempre più assaltate da orde di turisti che, avendo accolto allettanti proposte di agenzie commerciali, desiderano passare alla storia per essere saliti sul luogo più alto della Terra, pur pagando cifre considerevoli.




Il fenomeno, esploso già una decina di anni fa, merita ora una decisa limitazione da parte del governo nepalese, ma poiché ogni salitore paga una forte tassa per la possibilità di scalare la montagna c'è da chiedersi se le ragioni etiche e ambientali prevarranno su quelle commerciali e di cassa. Tornando a Duimovits colpisce leggere ciò che scrive: "Ero a circa 7.900 metri e ho visto un serpente umano che stava salendo in ranghi serrati. C'erano 39 spedizioni sulla montagna, in totale più di 600 persone. Non avevo mai visto così tante persone sull'Everest".




Un assalto così massiccio di turisti – anche non preparati atleticamente e tecnicamente – alla montagna più alta del mondo è una follia. Follia di cui sono responsabili le agenzie che senza molti scrupoli e facendo leva sull'ambizione delle persone propongono un'esperienza che spesso è al di fuori della portata degli stessi partecipanti. Non a caso più di una volta le spedizioni hanno registrato diversi morti oppure – ed è il migliore dei casi – hanno causato l'affollamento dell'ospedale di Kathmandu per problemi di congelamento (ipotermia) e di edema (polmonare e cerebrale). L'alpinista tedesco ha anche raccontato di aver visto: "un giornalista francese sovrappeso - una piccola donna di circa 80 chili - che avevano utilizzato quasi tutto l'ossigeno ancor prima di essere in alta quota, e un americano di origine turca con la bicicletta sulle spalle che ambiva a salire in vetta.”


 


Vi è poi da dire che questa forma di turismo estremo – e costosissimo – oltre a essere pericoloso per la stessa salute dei partecipanti che affrontano con leggerezza difficoltà impensabili per un normale turista, è pure dannosissimo per l'ambiente. Si può immaginare l'impatto contemporaneo di 600 persone su una sola montagna, dove tutto dovrebbe essere incontaminato, a quelle quote. I danni sono irreparabili e non è pensabile proseguire su questa strada. La commercializzazione sfrenata del Tetto del mondo deve finire e la montagna deve ritornare a essere solo per chi sa affrontarla tecnicamente e fisicamente. Tutti gli altri a casa, a trovare altre avventure meno pericolose per loro stessi e soprattutto per l'equilibrio del Pianeta.