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Nonostante il richiamo della Corte di Giustizia europea, un emendamento del Governo lascia tutto invariato (per ora) fino al 2020

Spiagge italiane, prorogate le concessioni. E l'Europa?

di 
Tino Mantarro
21 Luglio 2016

Siamo il Paese del Gattopardo, non c'è che dire. Si trova sempre un modo per svicolare agli impegni, rimandare le decisioni e mettere una pezza temporanea e prorogabile, fino alla prossima emergenza.

Il 14 luglio la Corte di giustizia europea ha definitivamente bocciato la proroga automatica delle concessioni demaniali per le spiagge decisa dall'Italia fino al 31 dicembre 2020 con un decreto Monti che aveva rappresentato l'ultimo tentativo per aggirare la direttiva Bolkenstein per il mercato unico dei servizi approvata nel 2006. Le concessioni dovranno andare a gara pubblica, avevano sottolineato i giudici del Lussemburgo. E subito era scoppiata la polemica, con i quasi 30mila concessionari che si disperavano per l'incerto futuro, i politici che dichiaravano tutto e il contrario di tutto, accusandosi per convenienza reciproca e la situazione che rimaneva nebulosa, neanche fosse novembre sul Delta del Po.
 
 
LA POSIZIONE DEL TOURING
«Per l'ennesima volta l'Italia rischia una brutta figura con pasticci, rimandi e tentativi di elusione. Il Touring Club Italiano, per primo e insieme alle altre associazioni ambientaliste, ha già espresso con forza la sua opinione in merito, contraria agli escamotage proponendo tempi ragionevoli e regole precise perché allo stesso tempo si fornisca un servizio di accoglienza adeguato al frequentatore delle nostre spiagge e si dia la necessaria attenzione alla buona gestione del territorio costiero» sostiene il Presidente del Touring Club Italiano, Franco Iseppi. «Ora che i nodi vengono al pettine, sottolineiamo ancora una volta la necessità di una giusta concessione più o meno decennale del suolo pubblico il che consentirebbe agli imprenditori balneari operanti sul terreno demaniale di pianificare nel modo migliore i propri investimenti» prosegue Iseppi.
 
LA PEZZA DELL'EMENDAMENTO
Ma l'abitudine nazionale a trovare scorciatoie invece che soluzioni definitive è dura a morire. Così il governo è corso ai ripari con un emendamento di poche righe al Decreto sugli Enti locali che sostanzialmente lascia tutto come si trova. L'emendamento di Misiani infatti prevede che «nelle more della revisione e del riordine della materia in conformità ai principi di derivazione comunitaria, conservano validità i rapporti già instaurati e pendenti in base alle attuali normative italiane», che prevedono la scadenza nel 2020. E la riforma auspicata? Per quella c'è tempo. Il sottosegretario Pier Paolo Baretta ha detto in Commissione che la riforma del settore dovrebbe essere avviata nel 2017. Domani è un altro giorno, e si vedrà.