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L'università del Porto

di 
Tino Mantarro
3 Dicembre 2009

È un po’ come l’università del vino, del Porto anzi. L’Instituto do Vinho do Porto è un’austera istituzione con sede ovviamente a Porto. Da decenni il suo compito riconosciuto dalla stato è tutelare e promuove il prezioso vino inventato, si dice, dagli inglesi. Pare infatti, così dice la leggenda più accreditata, che l’invenzione del Porto sia merito di alcuni commercianti inglesi che per stabilizzare il vino che portavano in Inghilterra vi avessero aggiunto del brandy. Anche se molti portoghesi mossi da orgoglio enonazionalistico dicono che la tradizione sia precedente all’incidente degli inglesi.


Sia come sia, l’Instituto di Porto, in Portogallo, ha il gravoso compito di proteggere il Porto dalle contraffazioni, di valutare la qualità delle partite di vino invecchiate nelle botti di rovere di Vila Nova de Gaia. E da qualche anno anche di propagandare gli altri rossi prodotti nella zona del Douro che pur ottimi, da decenni sono offuscati dalla fama del vino liquoroso.


Il lavoro dell’Instituto è di certo meritorio, ma se siete a Porto il modo migliore per conoscere e assaporare il Porto è fare un giro nelle aziende. Le cantine dai nomi britannici che da secoli producono il vinho do Porto stanno tutte a Vila Nova de Gaia, lontano giusto uno sguardo dallo splendore un po’ decadente della città. I vari Kopke, Sandeman e Taylor’s hanno la loro sede oltre il Douro, il fiume che la bagna e forse le dà senso.


Perché in fondo andare a Porto e non trascorrere un paio d’ore tra le immense botti di rovere delle cantine non è un’opzione percorribile. Non rimane dunque che accodarsi ai tedeschi con i sandali e farsi raccontare da un’impettita guida vestita come uno studente di economia il giorno della laurea il consueto sermone tascabile sulla storia di questo vino nato per caso. Così vi inizieranno a raccontare che dal 1756 la zona del Douro con i suoi vertiginosi terrazzamenti divenne la terza “doc” in Europa dopo il Chianti (del 1716) e il Tokaij in Ungheria, del 1730 e un sacco di altre nozioni quasi utili. In cambio del sermone sul Porto e la sua storia, si riceve un morigerato assaggio di vino e l’invito, neanche troppo insistente, a comprare un’immancabile bottiglia ricordo.

Volendo, ad avere un po’ di tempo, una volta che si è a Porto si potrebbe anche intraprendere una bella gita e risalire il Douro fin verso Peso da Régua, l’area delle quintas, le ricche tenute circondate di vigneti arroccate sulle sponde del fiume. In quel caso l’ideale è farlo con un treno della linea di Douro. Lenti e pittoreschi, questi convogli partono dalla vecchia stazione di São Bento, tutta azzurra e tappezzata di azulejos.


Se invece non avete tutto questo tempo non vi rimane che fare un salto all’Instituto dos Vinhos do Douro e do Porto. L’Instituto gestisce anche il Solar do Vinho do Porto a Lisbona, nel Bairro Alto. Un luogo che sembra uscito da un romanzo dell’Ottocento, dove degustare oltre 200 tipi di Porto seduti su poltrone damascate tra vetrine di vini impolverati e giornali buttati sul tavolo, come in un circolo ufficiali d’altri tempi. Salute.



Info. A Porto Instituto di Vinho do Porto si trova nella zona di Quinta da Macieirinha, rua de Entre Quintas, 220.

A Lisbona il Solar do vinho do Porto si trova in rua de São Pedro de Alcântara 45, tel. 00351.213475707.