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Esperienze culinarie estreme ad Amsterdam

L'ultima frontiera della cucina etnica

di 
Tino Mantarro
21 Giugno 2012

L'ironia verrebbe facile: cosa si mangia in un ristorante nordcoreano? Niente. Del resto la Nord Corea è o non è famosa, oltre che per l'eccentricità dei suoi Cari leader, anche per le tremende carestie che affliggono il paziente popolo nordcoreano? Eppure sfidando le ironie ad Amsterdam è stato da poco inaugurato il primo ristorante Nordcoreano di tutta Europa. Si chiama Pyongyang e si trova nel sobborgo di Osdorp, ben fuori dalle rotte turistiche.


Aperto dall'imprenditore olandese Remco van Daal non è un semplice ristorante dove assaggiare le piccanti specialità nordcoreane, ma anche un centro culturale in cui avvicinarsi all'oscuro mondo dell'ultimo regime ostentatamente comunista del pianeta. Così uno dei due piani è interamente occupato da una galleria che mette in mostra il tipo di arte preferita dal regime: immagini di lavoratori sorridenti, armi, paesaggi agresti e tutta la retorica propagandistica che piaceva tanto a Kim-il-Sung, a suo figlio Kim jong-il e al nipote Kim Jong-un, attuale leader del Paese.


Ma quello di Amsterdam non è il primo ristorante nordcoreano al mondo. Da anni infatti in Cina si può mangiare in locande gestite direttamente dal governo di Pyongyang. Fanno parte di un disegno assai rudimentale di esercitare un soft power nordcoreano, ovvero affascinare il mondo con la propria cultura popolare e per conquistare i cuori e le menti alla propria causa. Anche se secondo gli esperti di affari coreane i ristoranti in Cina servirebbero più che altro a incamerare valuta pregiata di cui la Nord Corea ha disperato bisogno. Ma quello aperto in Olanda sembrerebbe diverso, anche se pare che i camerieri e i cuochi siano sorvegliati a vista da agenti non troppo segreti.


Un giornalista del quotidiano tedesco Die Welt che ha cenato nel locale di Amsterdam racconta che il menu non è per nulla differente da quello di un qualsiasi ristorante sudcoreano che si trovi in giro per il mondo. Dunque kimchi (l'immancabile cavolo macerato piccante), bibimbap e altre portate a base di funghi, fagioli neri e, ovviamente, riso. Nessun piatto speciale in onore di kim-Jon-il, "grande leader" e "presidente eterno della Nazione".


I prezzi non sono proprio popolari: da 49 euro per cinque portate, a 79 euro per chi sceglie la versione extralarge da nove portate. Ma in compenso mentre si mangia si può assistere allo spettacolino regalato dal personale di sala (tutto nordcoreano) vestito in abiti tradizionali: balli tradizionali, sessione di karaoke e altre amenità folkoristiche assortite. Alla fine è proprio vero: a qualunque latitudine siamo quel che mangiamo, anche se mangiamo poco.