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La testimonianza sul campo di Tommy Simmons, fondatore di Amref Italia

In Kenya oggi con Amref

di 
Luca Bonora
5 Agosto 2015
Complice Malindi, il Kenya è una delle principali destinazioni in Africa per gli italiani, senza contare i nostri connazionali che ormai ci vivono stabilmente (le stime parlano di 5mila persone). E’ un luogo quasi familiare, in quell’Africa equatoriale spesso percepita come un insieme confuso e indistinto di Paesi in difficoltà economica e di luoghi dove fare safari fotografico. A volte, con eccesso di cinismo, entrambe le cose.

Oggi però la parola Kenya ricorda soprattutto Garissa, località nel nordest del Paese dove un commando di estremisti solamici ha compiuto, il 2 aprile di quest’anno, una strage uccidendo con efferata determinazione 150 cristiani, quasi tutti studenti. Un eccidio che ha inorridito il mondo, e che ha avuto conseguenze devastanti anche per la popolazione keniota. La settimana successiva, infatti, oltre 60 fra medici e infermieri della città sono fuggiti, e come loro hanno fatto molte altre persone, terrorizzate.
Qualcuno è rimasto, e qualcun altro è arrivato: tra coloro che hanno raccolto l’appello di Garissa c’è Tommy Simmons, fondatore di Amref Italia, emanazione di Amref Health Africa (African Medical and Research Foundation), la più grande organizzazione sanitaria no profit presente in Africa.
 
 
I DOTTORI VENUTI DAL CIELO
Nata nel 1957 a Nairobi, oggi Amref gestisce 172 progetti di promozione della salute in 26 Paesi e i suoi Flying Doctors, i dottori volanti, assicurano assistenza specialistica e chirurgica a 70 milioni d'abitanti dei villaggi più remoti, operando in un raggio di 1.7 milioni di km quadrati, un’area grande quasi quanto l’Europa occidentale.
Abbiamo contattato Simmons per farci raccontare la situazione oggi in Kenya, e al tempo stesso conoscere le attività che la sua associazione sta portando avanti in questo Paese. Come vi state muovendo, Simmons?
«Amref Health Africa è nata in Kenya e continua ad avervi il più grande ed articolato “programma paese”: cerchiamo di coprire tutte quelle tipologie di lavoro che tutelano, promuovono e recuperano una buona salute.
In Europa siamo abituati a pensare alla sanità in termini di “medici” e “ospedali” ovvero a quei momenti quando la buona salute viene a mancare, scordandoci che alla radice di una buona salute c’è una quantità di fattori quotidiani: dall’accesso all’acqua pulita all’alimentazione, dall’igiene personale alla tutela dell’ambiente. Amref Health Africa si occupa di tutti questi elementi, facendo anche molta formazione, sostiene il servizio sanitario nazionale anche con campagne di vaccinazione, con la gestione di centri sanitari e fornendo servizi specialistici laddove altrimenti non arriverebbero mai.»

«Visitando la settimana scorsa la zona di Garissa» aggiunge «ho capito meglio l’impatto sulla società del terrorismo e l'incertezza che ne scaturisce. Ovunque, nel nordest del Kenya, l’economia e i servizi sociali stanno patendo molto la perdita di reddito e di risorse umane e senz’altro, dinanzi a una situazione che tende a perdurare una Onlus come Amref deve adattare le proprie strategie ed essere - per quanto possibile - ancora più presente.
Credo che dal punto di vista europeo, lo stato di sofferenza di molte realtà africane sia visibile soprattuto nei flussi migratori e nei rischi che decine di migliaia di persone ogni anno corrono, ricercando la speranza di una vita migliore.»

Si fa spesso confusione sulla situazione sanitaria in Africa, e sulla presenza di onlus. E si parla altrettanto spesso a sproposito di rischio sanitario. Qual è la situazione reale in Kenya?
«Le emergenze sanitarie, come la recente epidemia di ebola in Africa occidentale, sono per definizione eventi rari, imprevisti e di durata relativamente breve. A volte, come nel caso di ebola, possono avere effetti sconvolgenti su tutto il sistema sanitario di un Paese o di una regione, andando ad accumulare il loro impatto su sistemi di per se fragili. Ma mentre la percezione esterna dell’Africa spesso riduce tutto il continente a un luogo uniformemente pericoloso, in realtà il continente rappresenta un pericolo quasi esclusivamente per i più poveri, ovvero coloro che non possono difendersi con una buona nutrizione, con l’accesso all’acqua pulita o la sicurezza o a poche conoscenze fondamentali. Chi vive nelle baraccopoli o nelle zone rurali dell’Africa, oltre ad avere un’esistenza incerta, ha scarse possibilità di difendersi anche dalle malattie più banali e molto spesso non ha alcuna possibilità di farsi curare. Il “rischio sanità” in Africa è soprattutto un “rischio economico”, non un rischio strutturale del continente.»
 
A questo proposito, voi avete lanciato questa estate il progetto “mettiamo le ali ai Flying Doctor”, per sostenere le vostre attività nei luoghi più difficili da raggiungere dell’Africa. Come sta andando?
«Amref Health Africa è nata proprio come servizio dei “medici volanti” perché, nelle parole di Michael Wood, il suo fondatore, “in Africa, se si aspetta che il paziente vada dal medico, il paziente troppo spesso morirà. E’ il medico che deve andare dal paziente”. Quasi 60 anni dopo, la massima del dottor Wood resta tristemente valida perché le zone rurali e le zone urbane più povere restano mal servite, sia in termini di infrastrutture che di personale adeguato.
Oggi purtroppo abbiamo dovuto drasticamente ridurre la portata di questo programma perché le risorse sono limitate e, soprattutto, molte vengono assorbite da un numero senza precedenti di emergenze. Il numero di conflitti, di vittime, di profughi e sfollati dalla Siria al Sud Sudan fa sì che anche in altri Paesi c’é chi ne paga le conseguenze.»
«Il nostro appello,» prosegue Simmons, «mira a raggiungere un obiettivo minimo, ovvero poter curare almeno 500 bambini malati nell’arco delle prossime settimane. So che gradualmente, giorno dopo giorno, nonostante l’estate gran parte delle persone è distratta dal caldo, le vacanze, le ferie e segue poco le notizie, ci stiamo avviando verso risoltati positivi. Naturalmente io spero che in qualche modo riusciremo a raggiungere risultati più alti perché c’é sempre il paziente 501 che ha bisogno di noi.»
 
 
COME SOSTENERE AMREF
Mettigli le Ali, per farlo andare dove nessun altro arriva  è l'invito che Amref lancia al pubblico italiano, per sostenere le attività dei suoi storici "Dottori volanti", che a bordo di piccoli aerei bimotori assistono, curano e salvano ogni anno migliaia di bambini, donne, uomini in quella parte di Africa dove manca tutto, quella dei villaggi rurali a sud del Sahara.
Per saperne di più e per fare una donazione, basta andare su http://amref.it/mettigli_le_ali_flying_doctors/index.php.