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A Milano, Carlo Petrini ed Ermanno Olmi parlano di contadini, mercato e significati

Il valore del cibo

di 
Tino Mantarro
14 Marzo 2013

Oggi siamo tutti cuochi. Almeno in televisione. Tutti presi a cucinare, sperimentare, friggere e spadellare. Bravi o meno poco importa, quel che conta è mettersi davanti a fornelli, meglio se con una telecamera, e iniziare a mischiare ingredienti, qualcosa uscirà fuori. E pazienza che non ci sia sufficiente riflessione sulla provenienza di quel cibo, sul valore sociale (ed economico) di quel che si cucina, sull'impatto ecologico di quel che si importa dall'altro capo del mondo per fare una riduzione che diventerà una guarnizione. Non si riflette neanche su chi quei prodotti li cura e li fa crescere: contadini senza volto e senza nome.



Mano male che non tutto è così nero come sembra e che anzi stanno crescendo gli spazi per riflettere sul cibo non più solo come merce, ma come prodotto culturale, come agente sociale, come elemento di identità e orgoglio, oltre che come motore di una possibile rivoluzione, economica e valoriale. Ma che valore ha il cibo oggi? Semplicemente economico, o anche culturale e sociale? Paghiamo il giusto prezzo ai contadini, o tutto si perde il intermediazioni, trasporti e vendita, senza che i veri produttori riescano a strappare un compenso dignitoso? E ancora: quando incidono le produzioni industriali sul nostro ambiente? Quanto cambiano il paesaggio le coltivazioni intensive? Quanto sono importanti i piccoli contadini per difendere e tutelare il paesaggio? Di questi temi si parlerà in uno dei prossimi numeri di Touring.



Intanto a queste domande, e a tante altre cercherà, di rispondere il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, in compagnia del regista Ermanno Olmi, intervistato da Gabriele Centazzo, presidente di Valcucine. L'incontro si terrà venerdì 15 marzo dalle 19, presso l'Eco bookshop di Valcucine in Corso Garibaldi 99, a Milano. L'occasione giusta per sintonizzarsi su un altro modo di intendere il valore del cibo.