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Dopo 140 anni i Maori ottengono un riconoscimento di legge per il Whanganui. E in India li imitano

Il fiume? È un essere vivente. Succede in Nuova Zelanda

di 
Tino Mantarro
24 Marzo 2017
 
Il fiume è sacro. E in molti Paesi non è solo un enfatico modo di dire. In India il Gange è sacro del oltre un miliardo di Indù, anche se poi la sacralità spirituale non è rispettata a livello di sostenibilità ambientale. In Nuova Zelanda il Whanganui, un corso d’acqua lungo 290 chilometri che si trova sull’Isola del Nord, è sacro per le tribù Maori della zona che lo considerano un loro antenato.
 
Ma oltre essere sacro e tutelato con un parco è anche il primo fiume al mondo a essere considerato per legge alla stregua di un essere vivente. Lo ha deciso il Governo riconoscendo al Whanganui lo status di persona legale, con gli stessi diritti (e doveri), responsabilità e privilegi di tutte le altre persone.
 
 
LA SCELTA DEL GOVERNO
«So che potrà suonare strano a molti» ha spiegato Chris Finlayson, il ministro che si occupato della negoziazione, «ma il fiume non è molto differente da una società o da una fiduciaria». Non si tratta dunque di tutelarlo come se fosse un parco nazionale dove si viene puniti se si inquina, si pesca di frodo o si draga il fondale, ma di qualcosa molto più profondo, innovativo e radicale.
 
In Nuova Zelanda le persone legali, come le compagnie, hanno gli stessi diritti delle persone naturali. Così nello stesso modo in cui una società gode del diritto di espressione anche il fiume in linea di principio potrebbe averlo. Contestualmente hanno anche creato un ufficio con due persone che agiranno per conto del fiume. Ovvero ne saranno portavoce, cureranno il suo stato legale, si occuperanno del benessere e della salute del fiume.
 
 
E IL GANGE SEGUE L'ESEMPIO
L’esempio neozelandese è stato subito seguito dai giudici della Corte Suprema di Nainital, nello stato dell’Uttarakhand, nel Nord dell’India. Rifacendosi a quando legiferato dal Parlamento neozelandese – cui hanno fatto esplicito riferimento – hanno deciso che il governo dell’Uttarakhand e del vicino Uttar Pradesh devono riconoscere al Gange (e al suo affluente Yamuna) lo status di persona legale. Un tentativo per difendere il fiume che è quotidianamente inquinato con oltre 1,5 miliardi di litri di liquami e rifiuti industriali non trattati. Ora chi danneggia il Gange sarà punito come se avesse ferito o ucciso un essere umano.
 
COSMOGONIA MAORI
Da sempre il Whanganui, che ha un bacino di circa 8mila metri quadrati ed è il terzo più lungo del Paese, è stato considerato sacro dalle tribù indigene locali. In epoca precoloniale costituiva un’arteria vitale per la comunicazione delle genti Maori e nel suo bacino navigabile si concentravano i maggiori insediamenti dell’Isola del Nord. Ma per la cosmogonia indigena rappresentava molto di più. «Io sono il fiume, e il fiume è me» è un antico detto Maori che lo considerano niente più e niente meno che un antenato da cui discendono.
 
I nativi neozelandesi infatti ritengono se stessi una parte del sistema naturale e costruiscono la propria genealogia legandosi direttamente agli elementi primari dell’universo: montagne, mare, fiumi. Per cui dal loro punto di vista «il benessere del Whanganui è strettamente legato al benessere della nostra gente» come ha spiegato il portavoce della tribù. E da 140 anni cercavano di far riconoscere legalmente dal Governo questo status particolare. Adesso ci sono riusciti, ponendo termine al più lungo contenzioso giuridico della storia neozelandese. Ora il Whanganui è sacro anche per la legge.