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Il Cairo e il museo della discordia

di 
Barbara Gallucci
24 Agosto 2010

Qualche giorno fa la notizia rimbalza su tutte le prime pagine dei giornali: il quadro di Vincent Van Gogh I papaveri è stato rubato da due italiani al museo Mohamed Khalil del Cairo. Poche ore dopo la smentita: la tela è stata sì rubata, ma gli italiani non c’entrano né si sa nulla della sua fine. 


Le speranze di trovarla sono difficili da calcolare, quello che è immediatamente evidente è che il museo Khalil ha ottenuto un’inaspettata e improvvisa notorietà. Ne avevamo parlato in un articolo dedicato alla capitale egiziana nello Speciale Qui Touring Egitto nel gennaio 2007 (ancora in vendita nei Punti Touring). Lo avevamo descritto come un’oasi di pace, tranquillità e cultura nel cuore del Cairo, una delle più rumorose città del mondo. Ci aveva colpito per la stupenda struttura ispirata alll’Art Nouveau parigina a poca distanza dal Nilo. Ancora più stupefacente la collezione messa insieme da Mohamed Mahmoud Khalil e da sua moglie Emiline Lock in sessanta anni di appassionati viaggi tra l’Europa e il Cairo. Proprio alla morte di Emiline, nel 1960, il palazzo e la collezione passarono allo Stato egiziano affinché nascesse il museo.


Dal 1995 le volontà della coppia sono diventate una realtà e i Monet, i Gauguin, i Renoir, i Degas, i Rodin, i Pissarro e i Van Gogh hanno affascinato gli egiziani e molti turisti in grado di scoprire questa istituzione non sempre iscritta nella lista dei must del Cairo. Anche allora ci avevano colpito le scarse misure di sicurezza in confronto a quelle adottate nei musei europei. Ora, chi si spingerà fino al numero 1 di Kafour Street, potrà osservare e, speriamo, essere osservato con un po’ più di attenzione, le opere esposte. Tutte tranne una, quei Papaveri misteriosamente scomparsi e che di nuovo, speriamo, possano ritornare ad ammaliare i turisti.