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La corsa si invola sulle Alpi, da Asolo alle Dolomiti friulane fino all'Alpe di Siusi

Giro d'Italia: il Triveneto, l'arte della fuga e le salite di Pasolini

20 Maggio 2016
Gino Cervi, scrittore e giornalista, è autore di volumi di storia dello sport e curatore di guide turistiche (tra cui molte del Touring Club Italiano). Cultore di storia del ciclismo e di letteratura di viaggio, ci racconta storie di bicicletta, a partire dal Giro d'Italia 2016.
 
Asolo è una bella, rara parola. Quasi sconosciuta. Vuol dire “alito di vento, leggero soffio”. La si trova solo nelle vecchie pagine di romanzo, come questa. “Il vento leggero ricorreva a volta a volta, e le tende si gonfiavano. Ogni àsolo recava nella stanza... la voluttà della notte d'estate”. È L'innocente di D'Annunzio.
 
O in poesie come questa di Montale: “Valmorbia, discorrevano il tuo fondo / fioriti nuvoli di piante agli àsoli” che sta in Ossi di seppia. Valmorbia è un paesino della Vallarsa, in Trentino, dove Montale,fu sottotenente del 158° Fanteria durante la Grande Guerra.
 
Ma Asolo è anche il nome dell'arrivo di tappa dello scorso 18 maggio. Un posto bellissimo, appoggiato sulle prime pendici delle Prealpi Bellunesi. Tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, sotto il dominio della Serenissima, fu quasi una seconda capitale, quando intorno alla corte di Caterina Cornaro, nobildonna veneziana dell'insigne casata dei Corner, andata in sposa a Giacomo di Lusignano, re di Cipro e di Armenia, si raccolsero i più bei nomi del Rinascimento veneto, da Pietro Bembo – che vi scrisse gli Asolani – a Lorenzo Lotto e a Giorgione.
 
 
ORIZZONTI, CIPRESSI E POESIE
Dai colli di Asolo si vedono bellissimi orizzonti: sulla pianura, sulle montagne, tra i cipressi che si trovano in quantità. Nel 1923 centoquattordici cipressi vennero piantati per celebrare i centoquattordici asolani caduti nella Grande Guerra nel Parco delle Rimembranze, un belvedere da cui si ammira il Monte Grappa.
 
Asolo piace da sempre a scrittori e ad artisti: nell'Ottocento vi soggiornò a lungo Robert Browning, con la moglie Elizabeth Barrett. L'ultimo suo poema, del 1889,  s'intitola appunto Asolando. Ad Asolo incrocia anche Henry James. E poi Eleonora Duse e Freya Stark e Igor Stravinskij. In quegli stessi anni piacque a Carducci, forse per via dei cipressi, e la ribattezzò “la città dei cento orizzonti”.
 
Ad Asolo mercoledì scorso ha vinto per la seconda volta Diego Ulissi, che come abbiamo visto qualche giorno fa qualcosa a che vedere con la letteratura ce l'ha. L'Odisseo di Donoratico, come Carducci, ha visto i cipressi e si è involato. Asolando, come un vento lieve, ha tagliato il traguardo.
 
 
SALITE E MEMORIE DEL TRIVENETO
In questi giorni il Giro incrocia il Triveneto: dal Veneto al Friuli, poi Trentino e Alto Adige. In una lontana estate, quella del 1940, era probabilmente giugno, un'estate torrida di una guerra appena annunciata, il giovane studente universitario Pier Paolo Pasolini inforcò la bicicletta e da Bologna, dove abitava e frequentava i corsi di Renato Longhi, andò prima a Venezia, per la Biennale d'arte e poi, risalendo il Piave, fino a S. Vito di Cadore, dove villeggiavano i suoi genitori. E poi, sempre in sella, attraverso le Dolomiti friulane e la valle del Tagliamento, a Casarsa, nell'amatissima casa materna, nell'amatissimo mai dimenticato Friuli.
 
IL FRIULI DI PASOLINI E LA CIMA PORZUS
E in una lettera dell’agosto 1940, indirizzata proprio da Casarsa all’amico parmigiano Franco Farolfi, PPP scriveva: “Ad ogni modo una cosa bella da essere confusa con un sogno, l’ho avuta: il viaggio da S. Vito [di Cadore] a qui, in bicicletta (130 km.): esso appartiene a quel genere di avvenimenti che non possono essere raccontati senza l’aiuto della voce e dell’espressione. L’alba, le Dolomiti, il freddo, gli uomini coi visi gialli, le case e i sagrati estranei, le cime e le valli nebbiose irraggiate dall'aurora.”
 
Non so se i girini di adesso abbiano il tempo o soltanto la voglia di guardarsi intorno mentre pedalano a tutta. Non penseranno certo, nella giornata di venerdì, scollinando Cima Porzus, nella tappa da Palmanova a Cividale del Friuli, quello che lassù accadde nel febbraio del 1945, quando diciassette partigiani della Brigata Osoppo, di orientamento socialista e cattolico, vennero uccisi da altri partigiani comunisti, in uno dei più misteriosi e controversi episodi della lotta per la Resistenza. Tra quei diciassette c'era Ermes, nome di battaglia di Guido Pasolini, non ancora ventenne fratello di Pier Paolo, e Francesco De Gregori, omonimo zio del cantautore romano.
 
 
L’ALPE DI SIUSI E L’ALBERGO CHE NON C'È
Dopo il tappone dolomitico che sabato arriva a Corvara in Val Badia, alla fine di un'indigestione di salite e discese – Pordoi, Sella, Gardena, Campolongo, Giau e Valparola – dove le pagine più letterarie le hanno scritte Bartali e Coppi, con la collaborazione di Dino Buzzati, Vasco Pratolini, Alfonso Gatto e tutti i grandi scrittori al seguito della Corsa Rosa, domenica si arriva, con una cronoscalata all'Alpe di Siusi. Dove sarebbe stato bello ospitare tutti i girini ai 2145 m dello storico Albergo del Touring Club Italiano, per quasi mezzo secolo meta di escursionisti e buongustai del paesaggio dolomitico. Peccato. Quel leggendario luogo di villeggiatura purtroppo non esiste più.