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Il progetto dell'Agenzia del Demanio per riqualificare 11 strutture in tutta Italia

Dormire in un faro? Si può fare

di 
Clelia Arduini
11 Giugno 2015
Dormire in un faro per scrutare l’orizzonte dentro il cono di luce lampeggiante sperando di avvistare la sagoma scura di una nave. Un desiderio di tanti perché il faro da sempre è avamposto di avventura e libertà, mistero e natura, arrivo e partenza, accoglienza e condivisione. Sarà più facile ora realizzare questo sogno perché alcuni fari di Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Toscana nel giro di un anno, al massimo due, diventeranno dimore turistiche di grande fascino. Sono i fari di Brucoli ad Augusta (Sr), Murro di Porco a Siracusa, Capo Grosso nell’isola di Levanzo nel comune di Favignana (Tp), Punta Cavazzi a Ustica (Pa; nella foto), Capo d’Orso a Maiori (Sa), Punta Imperatore a Forio d’Ischia (Na; nella foto più in basso), San Domino alle Isole Tremiti (Fg), Punta del Fenaio e Capel Rosso sull’Isola del Giglio (Gg), Formiche di Grosseto e di Capo Rizzuto a Isola di Capo Rizzuto (Kr).

L'INIZIATIVA VALORE PAESE
Il progetto fa parte dell’iniziativa Valore Paese, messa a punto dall’Agenzia del Demanio – in collaborazione con Anci, Invitalia, Ministeri della difesa e dei beni culturali, Cassa Depositi e Prestiti, Istituto per il Credito Sportivo, Confindustria, Associazione Italiana Confindustria Alberghi, Assoimmobiliare – per cercare di valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico attraverso la sinergia tra i settori del turismo, dell’arte e della cultura. Gli 11 fari infatti saranno dati in concessione fino a 50 anni a chi abbia un’idea imprenditoriale innovativa e sostenibile, in grado di conciliare le esigenze di recupero del patrimonio, tutela ambientale e sviluppo economico.

NON SOLO PIETRE E LANTERNE
Cercansi quindi operatori capaci di trasformare i fari in location di grande fascino, nel pieno rispetto del territorio, dell’ambiente circostante, ma anche della storia che essi hanno rappresentato per la collettività. Non si tratta infatti solo di pietre e lanterne, ma di veri e propri monumenti nazionali costruiti per la maggior parte nella seconda metà dell’800, che ancora oggi pur non avendo più quella figura quasi “mistica” che era il guardiano del faro, continuano a svolgere la loro funzione di sentinelle e guide del mare, con l’accensione a distanza della loro magica luce. Dunque qualunque sia il progetto per la nuova vita dei fari - dimore di charme, laboratori ambientali, centri di sport acquatici – la luce dovrà rimanere a echeggiare all’orizzonte.

LA CONSULTAZIONE PUBBLICA
Per individuare le idee migliori e stimolare il tessuto imprenditoriale italiano, l’Agenzia del Demanio ha avviato una consultazione pubblica online, destinata a chiunque abbia idee e proposte: pubbliche amministrazioni, cittadini, associazioni, operatori di mercato, imprenditori interessati e possibili futuri concessionari. Per partecipare è disponibile una form on-line su www.agenziademanio.it, nella sezione dedicata a Valore Paese - Fari. I suggerimenti raccolti grazie alla consultazione pubblica, che terminerà il 10 agosto, serviranno a delineare gli scenari di valorizzazione sui quali orientare i bandi di gara. Questi ultimi verranno pubblicati nell’autunno 2015 per concludersi a inizio 2016, e consentiranno di selezionare gli operatori che si aggiudicheranno la concessione dei fari sulla base della miglior proposta in termini sia di progetto imprenditoriale che di sostenibilità economico-finanziaria.

OBIETTIVO: RIQUALIFICARE IL TERRITORIO
In termini puramente economici le previsioni avanzate dall’Agenzia sono modeste: si tratta in totale di circa 700 mila euro l’anno che lo Stato incasserebbe dalle concessioni, una volta che la rete degli 11 fari sarà messa a regime. Ma, tengono a dire gli artefici del progetto, si tratta di una riqualificazione del patrimonio e del territorio, che vale cento volte di più: per lo Stato, per l’intera collettività, per il Sud trascurato dall’85 per cento dei turisti, per il “brand” Italia che ne ha davvero bisogno. E allora che siano i fari d’Italia, per primi, a unirsi. Poi toccherà alle caserme, ai fortini, alle torri e a tutto quel patrimonio demaniale e militare che langue solitario, in attesa della morte o di una nuova vita. Lo si dice da anni, che sia questa la volta buona?