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Breve storia del rapporto tra uomo e montagna. In Tibet un villaggio turistico ai piedi dell'Everest?

Dalle Alpi all'Himalaya, com'è cambiato il turismo d'alta quota

di 
Piero Carlesi
9 Febbraio 2017

Il turismo sulle montagne cominciarono a farlo gli inglesi nella prima metà dell'Ottocento. Nobili e notabili britannici e rampolli di buona famiglia furono di fatto gli scopritori delle Alpi, sia sul versante italiano, sia su quello svizzero o francese. Erano grandi avventure per quell'epoca attraversare la Manica e quindi tutta la Francia per giungere ai piedi della catena alpina e soggiornare in povere locande nei luoghi più sperduti, in cima alle vallate.
 
 
L'AVVENTURA GIUNGE SUL TETTO DEL MONDO
Decenni dopo furono gli stessi italiani a completare l'opera di conoscenza delle Alpi conquistando cime, passi, ghiacciai e costruendo alberghetti in fondovalle e i primi rifugi in alta quota.
 
Un secolo dopo, nel Novecento, lo scenario si sposta sulla catena Himalaya-Karakorum, ma la storia si ripete. Anche qui prima gli inglesi (che allora erano ancora padroni di mezzo mondo...), poi tedeschi, francesi, italiani, svizzeri. C'è stata la gara fra le nazioni per conquistare gli Ottomila della Terra: gli Stati mettevano in campo le loro forze migliori per assicurarsi una vittoria in campo alpinistico perché una salita di una vetta inviolata equivaleva almeno a una battaglia vinta. Poi una volta conquistati tutti i 14 Ottomila, la gara si è spostata sulla pareti inviolabili, sugli speroni, le creste, i Settemila ancora vergini. E così via.
 
 
L'ORO NERO OGGI È IL TURISMO
Oggi tutto è cambiato: a parte qualche sparuta spedizione che ancora va a caccia di pareti nuove da scalare, la massa delle persone che arriva in Nepal, Tibet o Pakistan vuole solo ripercorrere vie storiche di salita anche molto impegnative per vivere un'avventura che il solo trekking nelle vallate non può offrire perché ritenuto facile e banale.
 
Gli Stati su cui insistono tali poderose montagne hanno ora capito che il loro “oro nero”, non avendo il petrolio, è proprio lo sfruttamento del turismo di tipo alpinistico. L'economia locale infatti, oltre che basarsi sulle paghe da versare alle schiere di portatori che assicurano gli approvvigionamenti ai campi base e sui sempre più numerosi lodge posti sugli itinerari di trekking, si basa essenzialmente sulle royalty statali per accedere alle vette.
 
 
I PERMESSI COSTANO SEMPRE DI PIÙ
Prendiamo, per esempio il Tetto del mondo, l'Everest: con l’alibi anche di disincentivare, per questioni ambientali, la massiccia presenza e l’inquinamento su queste montagne, i permessi ammontano a 11.000 dollari Usa a persona per il Nepal, mentre per i cinesi (Tibet) il costo di 9.500 dollari a persona è lievitato ora a 19.500 dollari. Gli altri Ottomila cinesi, lo Shisha Pagma, il Cho Oyu e altri ottomila sul versante del Tibet sono passati da 7.650 dollari a 12.600. Per salire su un Settemila dal Nepal ci vuole invece molto meno: 1.800 dollari, ma si teme anche qui un incremento deciso.
 
 
CHE SUCCEDERÀ DOMANI?
Le montagne del Pakistan sono molto più economiche: gli Ottomila sul loro suolo costano 5.400 dollari, salvo il K2, la secoda cima più alta della Terra per la quale i pakistani chiedono 7.200 dollari. L'economia degli Stati si cui si trovano le montagne più alte della Terra si basa però anche sui grandi numeri che sono assicurati dal turismo: è in progetto in Tibet addirittura un villaggio turistico poco distante dalla base dell’Everest; si pensa a un cablaggio per far arrivare la connessione ad alta velocità anche nelle valli himalayane più remote; si progettano strade che possano penetrare sempre più all'interno della vallate, avvicinando i campi base alla civiltà...
 
 
Per i semplici turisti che vogliono avventurarsi alla base delle grandi montagne con un trekking i costi dei permessi sono bassissimi, anche se ci sono eccezioni. In Nepal il permesso per il trekking individuale che si può ottenere dal Nepal Tourism Board oppure presso gli uffici della TAAN (Trekking Agents Association of Nepal), che si trovano a Kathmandu e a Pokhara, costa solo 20 dollari Usa a persona. Altra musica fare un trekking nella regione del Mustang, sempre in Nepal, che un tempo era proibita; qui il permesso costa 500 dollari.

Quale futuro avrà la montagna? Che cosa ne pensate?