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Al Palazzo della Ragione di Milano si è discusso per trovare una soluzione

Come sfruttare l’eredità di Expo 2015 quando tutto sarà finito?

di 
Marco Lovisco
25 Marzo 2014
Cosa accadrà dopo Expo 2015? Come sfruttare l’effetto positivo di quest’importante evento nel medio e lungo termine? Questi i temi de “Il turismo a Milano e in Italia dopo Expo 2015”, primo dei quattro incontri di “Milano Destinazione 2015”, promossi da Touring Club Italiano e Camera di Commercio di Milano tra marzo e maggio 2014.
Al palazzo della Ragione di Milano, il 21 marzo, a discutere di questo erano presenti Franco D’Alfonso, assessore al turismo del comune di Milano, Joseph Ejarque, direttore generale di Explora, Franco Iseppi, presidente del Touring Club Italiano ed Erika Corti della Camera di Commercio di Milano. Il dibattito è stato preceduto da un’introduzione di Massimiliano Vavassori del centro Studi del Touring (vedi il pdf) e moderato da Manuela De Carlo, dell’università Iulm.

“QUAL È IL RACCONTO DI MILANO E DELL’ITALIA DURANTE L’EXPO?”.  “Milano”, ha spiegato l’assessore D’Alfonso, “deve far leva sulla creatività, quella della moda, del design che l’hanno resa famosa in tutto il mondo ma non solo. Qui esistono forti fermenti creativi e innovativi che vengono percepiti con più incisività da chi vede Milano dall’estero che dai milanesi stessi. Questo costituisce un problema perché, se vogliamo essere percepiti positivamente, i cittadini per primi devono crederci e promuovere la propria città”. “Se lavoriamo in questo modo saremo capaci di sfruttare al massimo l’eredità dell’Expo”. L’assessore ha poi parlato della “Liberazione del Castello Sforzesco”, una fortezza spesso malvista dai milanesi, a causa della sua storia che spesso l’ha reso un simbolo di oppressione (“Radetzky ci bombardava da lì”, ha spiegato l’assessore), ma che l’amministrazione vuole trasformare in un importante polo artistico e museale, grazie ad un progetto che mira a creare un’area pedonale nella zona.

IL TURISMO E IL MERCATO. “Un grande evento come Expo”, ha dichiarato Ejarque “può essere affrontato da due punti di vista: Expo considerato solo in funzione del suo successo, come è avvenuto a Torino con l’Olimpiade, o Expo come opportunità per il dopo, come è accaduto a Barcellona”. “Il problema di Milano” ha spiegato “è che da venti anni propone al mercato sempre la stessa offerta mentre nel frattempo il mercato è cambiato. L’effetto fondamentale dell’Expo deve essere quello di fornire al mercato una novità, e per sfruttare ciò è necessario legarlo ad una strategia”. “Bisogna fare sì che Milano diventi una meta turistica anche nel weekend e non solo per lavoro. Per fare ciò dobbiamo ragionare in una logica di prodotto e questo può avvenire solo se ragioniamo sulla domanda. Dobbiamo dare al turista una ragione per sceglierci, i clienti vanno cercati, dobbiamo lavorare sul ‘destination marketing’, su Milano vista come proposta di destinazione turistica incentrata su vari prodotti turistici come shopping, business, arte ecc, creare cioè un portafoglio di prodotti destinato a segmenti di mercato diversi”.

IL VALORE DELL’ACCOGLIENZA. “Mi piace ricordare che il Touring Club Italiano era presente con un proprio padiglione a quell’Expo che si tenne a Milano nel 1906. È  una testimonianza del ruolo chiave che ha avuto la nostra associazione per il turismo italiano”. Franco Iseppi ha esordito con un suggestivo viaggio nel tempo, tonando a quel lontano Expo di inizio secolo, per poi tornare subito all’Expo 2015. “Il turismo non è un prodotto normale ma è il prodotto di un sistema, esiste solo se ci sono delle politiche a supporto: politica dell’ambiente, dei beni culturali, del trasporto. Visto in questo modo il turismo non può essere considerato solo un prodotto e il viaggiatore non può essere considerato un consumatore qualsiasi ma come una persona che ‘vuole prendersi cura del mondo’. Per questo quando io parlo di turismo preferisco parlare di accoglienza: è l’unica strategia che ci può permettere di sfruttare al massimo l’eredità dell’Expo. Non si può basare tutto sul mero rapporto meccanico domanda/offerta. Se Ford avesse ragionato in questo modo e avesse ascoltato le richieste dei suoi acquirenti, probabilmente avrebbe lavorato per fare diventare i cavalli più veloci e non avremo mai avuto l’automobile. Bisogna lavorare sugli elementi distintivi del nostro Paese per creare un’esperienza di viaggio, perché è questo ciò che spinge il turista a sceglierci. Dobbiamo approfittare dell’Expo per mettere in primo piano il nostro ineguagliabile patrimonio culturale, la nostra produzione agroalimentare, il paesaggio che gode della più grande biodiversità d’Europa”.