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Le meraviglie dell'antica città carovaniera, chiamata anche "la sposa del deserto"

Che cos'è Palmira, il patrimonio dell'Umanità sotto attacco in Siria

di 
Stefano Brambilla
22 Maggio 2015

Quello che sta succedendo a Palmira in questi giorni lascia senza parole. La guerra, è vero, non risparmia nulla: specialmente se è una guerra condotta da gente senza scrupoli e senza coscienza. E anche se la città siriana non è nell’immaginario collettivo mondiale come altri luoghi, la sua perdita sarebbe una tragedia per l’umanità - un po’ come se venissero distrutti Petra, o il Colosseo, o le grotte di Altamira, o la torre di Pisa.



CHE COS’E’ PALMIRA
Palmira era una città bellissima. E lo era grazie alla sua strategica posizione, lungo la cosiddetta “scorciatoia del deserto”, una via che conduceva dal Golfo Persico fino al Mediterraneo: qui, fin da epoca lontanissima, sostavano le carovane che trasportavano merci dalla Mesopotamia, dall’India e perfino dalla Cina. Fu l’imperatore Adriano che la dichiarò città libera; e con Caracalla, nel 212, la città fu elevata al rango di colonia.

Ma il nome di Palmira è legato soprattutto a una figura femminile, una delle poche della storia antica: la regina Zenobia. Zenobia era la moglie di Odenato, il sovrano della città, e non era una donna qualunque: ambiziosissima, pare bellissima, quando prese il potere, alla morte del marito nel 266, si proclamò Augusta, iniziò a battere una sua moneta e - complice la relativa debolezza di Roma in quegli anni - sottomise con il suo esercito la Siria, l’Anatolia e il basso Egitto. La reazione non si fece attendere: Aureliano dopo dieci anni sconfisse i palmireni, portò a Roma Zenobia, si dice con catene d’oro, e rase il suolo la città.

Non fu che la prima di numerose devastazioni, da cui Palmira non si riprese più. Addirittura nel 1089 un violento terremoto fece crollare quanto ancora restava in piedi. Che cosa conservava allora fino a oggi il sito archeologico di Palmira?



I MONUMENTI DI PALMIRA
Fu un paziente lavoro di ricerca e restauro iniziato a fine dell’Ottocento a far riemergere la fisionomia di questa capitale del deserto (e fino all’inizio della guerra in Siria, il processo di studio e restauro era ancora in atto). Uno dopo l’altro, sono riemersi dalle sabbie resti di templi, un lungo colonnato, il teatro, la necropoli vicino al sito: e a poco a poco Palmira è diventata un sito magico, dove fino a qualche tempo fa si passeggiava nella storia. Nessun edificio di particolare effetto scenico, ma un insieme di resti archeologici che colpiva per la sua omogeneità e ampiezza, dove si intuiva la grandezza dei tempi d'oro.

La visita del sito, Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco, iniziava solitamente dal tempio di Baal, un complesso imponente consacrato nel 32 a tre divinità di origine babilonese, dove si ammiravano fregi a bassorilievi davvero incredibili - ricordiamo i dodici segni dello zodiaco che circondano i sette pianeti disposti attorno al dio Baal. Poi si proseguiva per la Via Colonnata, una lunghissima strada - più di un chilometro - che stupiva i turisti di oggi così come i mercanti di ieri, che arrivavano da Paesi lontani dopo lunghi giorni di deserto. Il colonnato è incredibile - ci piace usare ancora il presente: una selva di fusti, che al tramonto si colorano di rosa, un’immagine che ha paragoni altrove. Speriamo che non tutto vada perduto. 

Altri monumenti importanti a Palmira sono il teatro, abbondantemente restaurato, e l’agorà, la piazza pubblica che aveva una funzione analoga a quella del foro delle città romane. E poi, dopo la visita del sito, si andava sulla fortezza Qualah ibn Maan, costruita nel Seicento (nella foto a sinistra): la fortezza domina Palmira e il panorama sulla città antica è semplicemente incredibile (foto in alto, dopo l'introduzione).Le colonne emergono dalle rocce e dalle sabbie come un miraggio, così come le tante tombe della necropoli, sparse a ovest della città, un’altra meraviglia di Palmira. 
Ricordiamo tra le tante la tomba dei tre fratelli, datata 140 dC, dove si possono ammirare affreschi incredibili, dai colori vivacissimi; la tomba torre di Elahbel, per circa 300 sepolture, dalla cui sommità si gode un eccezionale panorama sul deserto; e la tomba giapponese, così detta dalla nazionalità della missione archeologica che l'ha rinvenuta nel 2000 e restaurata.

LA MAGIA DI PALMIRA
Abbiamo avuto la fortuna di visitare Palmira appena prima dello scoppio delle ostilità in Siria. Ricordiamo una popolazione cordiale, come ovunque in Siria del resto, e un’emozione rara a passeggiare tra le colonne e i resti romani, a contemplare la città dall’alto, a immaginare le carovane che arrivavano dall'Oriente. 

Soprattutto, un’emozione rara a poter aggirarsi all’interno del sito archeologico all’alba o al chiaro di luna, senza nessun cancello da superare o recinzione da scavalcare: il sito era sempre aperto, sotto l’occhio di attenti guardiani. Il che permetteva un’immersione totale e spesso solitaria nelle rovine. Speriamo che l’uomo, un giorno non troppo lontano, sappia rendersi conto che simili capolavori e simili emozioni dovrebbero essere garantiti per sempre.