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Quali sono le opere d'arte esposte all'Expo di Milano 2015?

Che cosa vedere a Expo 2015: le dieci opere d'arte da non perdere

di 
Barbara Gallucci
20 Settembre 2015
 
C'è chi l'ha definita un museo diffuso, chi un esperimento da ripetere, certo è che oltre architettura, design e cibo, questa Esposizione Universale si caratterizza per la forte presenza di opere d'arte. Non sempre belle, non sempre ben allestite, talvolta molto (ma molto) nascoste, eppure in grado di dare all'Expo un tono creativo imprevisto. In realtà il padiglione più artistico è quello allestito alla Triennale di Milano con la mostra Arts & Foods, ma ecco quelle che abbiamo scelto tra i vari padiglioni e su cardo e decumano partendo dall'ingresso Ovest Triulza.
 
1. SEME DELL'ALTISSIMO, EMILIO ISGRO', TRA PADIGLIONE ZERO ED EXPO CENTRE
Marmo bianco per questi sette metri di scultura che, in maniera diretta, fanno riferimento al tema di Expo, Nutrire il pianeta, energia per la vita. Intorno una lunga scritta che spiega che, nello specifico, si tratta di un seme di arancia ingrandito un miliardo e 500 milioni di volte. Secondo l'artista è il seme della vita e di quello che si vuole, ma soprattutto della speranza.
Un simbolo semplice e potente, senza troppi dettagli, ma con una potenza visiva molto suggestiva e immediata. Dal maestro dell'arte della “cancellatura”, un regalo importante che rimarrà poi a Milano.
Info: la scultura è sul percorso principale, nessuna coda.
 
 
2. ENERGIA, WOLF VOSTELL, PADIGLIONE CARITAS
“Sono le cose che non conoscete che cambieranno la vostra vita”. Un finto titolo di giornale per fasciare le centinaia di filoncini di pane 'incastrati' in una vecchia e lussuosa cadillac nera crivellata di colpi d'arma da fuoco e piena di fucili. L'installazione di Vostell è datata 1973, ma è perfettamente in linea con i contrasti che il mondo contemporaneo continua a vivere. Da una parte il lusso, ma anche la violenza, il denaro, la criminalità, dall'altra il pane, elemento alimentare primario, che spesso è negato ai più. Un'opera politica che costringe a una riflessione oltre l'arte.
Info: il padiglione è liberamente accessibile, nessuna coda all'entrata.
 
 
3. LA QUADRIGA, FRANCESCO MESSINA, SUL DECUMANO AD ALTEZZA EATALY
Già autore del celeberrimo Cavallo morente di fronte alla sede Rai di Roma, Messina realizzò questi quattro cavalli nel 1941. Dovevano essere i modelli per sculture ben più grandi da esporre di fronte all'Eur. La guerra, e la sconfitta fascista, si misero in mezzo e la scultura non venne mai realizzata. Mancano evidentemente riferimenti al tema di Expo, ma sono una testimonianza storica quanto meno. Il cartello che invita a non salirci sopra attaccato alla base si poteva evitare.
Info: la scultura è sul decumano, nessuna coda per vederla!
 
 
4. IL TESORO D'ITALIA, EATALY
Ovvero, la grande abbuffata. Tantissime le opere esposte, alcune anche degne di interesse artistico come la Vergine di Guido Reni. La questione è un'altra: può un ristorante/supermercato, seppure di altissima qualità, diventare un contenitore per l'arte? E se sì, perché fornirlo anche di colonna sonora pop italiana? Anche l'allestimento lascia a desiderare. “Tutti, maledetti e subito” potrebbe essere il sottotitolo della mostra curata da Sgarbi che, con un minimo di ragionamento in più, sarebbe potuta essere un bellissimo biglietto da visita per andare alla scoperta del patrimonio di tutto il Paese.
Info: poche code all'entrata.
 
 
5. OFFICINE A PORTA ROMANA, UMBERTO BOCCIONI, PADIGLIONE BANCA INTESA
Un capolavoro struggente e poetico del Boccioni pre futurista. Milano nel 1908 stava cambiando, stava crescendo e anche le allora periferie cambiavano volto passando dall'agricoltura alle fabbriche. Boccioni sintetizza tutto ciò con maestria e pathos. L'opera, abitualmente esposta alle Gallerie d'Italia di Milano, è abilmente esposta e raramente c'è calca. Assolutamente da non perdere.
Info: nessuna coda all'entrata.
 
 
Intervallo pubblicitario
Le 500 di Fabio Novembre, lungo il decumano
Alberi che nascono dalle automobili. In particolare dalle 500 Fiat. Una metafora forzata, ma che sfrutta la fama del designer più pop in Italia e l'auto più emblematica per invitare alla riflessione. Per dipingerle di bianco è stata utilizzata una vernice speciale che pare purificherebbe l'aria. Un tocco green per far digerire lo spot?
 
6. IL GRANDE TOSCANO, IGOR MITORAJ, PADIGLIONE POLONIA
Uno scultore polacco innamorato dell'Italia. Mitoraj, scomparso di recente, è un artista simbolo sia per il suo Paese d'origine, sia per quello d'adozione, l'Italia visto, che dal 1983, il suo studio era a Pietrasanta, in Toscana. L'imponente opera esposta a Expo, abitualmente collocata in piazza del Carmine a Milano (nella foto), è chiaramente ispirata all'arte classica, ma prende poi direzioni inaspettate in una sorta di gioco con le scatole cinesi nelle quali ogni elemento rimanda a un altro. Maschile/femminile, ma anche storico e contemporaneo. In ogni caso la fusione tra gli opposti dà al padiglione un tocco metafisico, anche se, tra i tanti artisti contemporanei polacchi, ne avremmo scelti altri...
Info: la scultura è all'esterno del padiglione, nessuna coda.
 
 
7. L'ULTIMA CENA, RUBENS, PADIGLIONE SANTA SEDE
Il padiglione del Vaticano ha deciso di non lesinare sulla scelta delle opere da esporre. Fino al 31 luglio ha colpito la potenza del grande dipinto del Tintoretto dedicato all'ultima cena; dal 1° agosto il Tintoretto è sostituito da un arazzo di Pieter Paul Rubens, “L’istituzione dell’Eucarestia”, proveniente dal Museo diocesano di Ancona. Differentemente dalla scelta effettuata nel Tintoretto, qui la scelta narrativa di un momento dell’Ultima Cena si presenta nella variante della prima comunione degli apostoli, ponendo l’accento sul tema della somministrazione del sacramento unicamente utilizzando il pane quale corpo di Cristo. Da non perdere per un vero tuffo nel mondo fiammingo.
Info: la scultura è all'interno del padiglione, nessuna coda.
 
 
8. L'ALBERO DELLA VITA, DANIEL LEZAMA, E XOCHIPILLI, SCULTURA ATZECA, PADIGLIONE MESSICO
Il forte legame con il proprio passato sembra essere il fil rouge dell'arte esposte nel padiglione messicano. Arte precolombiana e contemporanea in un mix che racconta le storie e i miti del Paese. All'interno molto interessante l'opera Arbol Nodriza (L'albero della vita) di Daniel Lezama che occupa un'intera parete per raccontare il mito azteco secondo il quale, dopo la vita terrena, esisteva un giardino fiorito dominato da un albero dai cui rami sgorgava latte. Sul tetto, invece, si trova la scultura in pietra dedicata a Xochipilli, il dio dell'amore azteco, realizzata tra il 1200 e il 1500. Ai suoi piedi sono rappresentate fiori sacri con proprietà psicoattive. Forse il dio dell'amore è in estasi per Expo?
Info: code all'entrata del padiglione.
 
 
9. ALI, DI DANIEL LIEBESKIND, PIAZZA ITALIA
Pur essendo molto alte, dieci metri, quasi non si notano. Le techno sculture progettate dall'architetto della One Freedom Tower di New York sono eleganti, ma pressoché invisibili. E dire che, ad andarci vicino, si notano i led che emettono luci e qualche suono che si perde nel caos felice e allegro dell'Expo. Secondo l'archistar americana rappresentano “le ali di un volatile e quindi il volo della mente”. Meglio vederle al tramonto, sperando di trovare cinque minuti di quiete.
Info: la scultura è all'esterno, nessuna coda.
 
 
10. VUCCIRIA, DI RENATO GUTTUSO, E JENNIFER STATUARIO, DI VANESSA BEECROFT, PALAZZO ITALIA
È il padiglione dell'orgoglio nazionale eppure sembra fare di tutto per nascondere le opere d'arte che ospita. Partiamo dal basso, dove si trova la grande installazione di Vanessa Beecroft che vede la scultura di una donna decapitata appesa a testa in giù tra quattro blocchi di marmo. Non proprio un'opera leggera, che però perde la sua potenza negli spazi dell'atrio d'ingresso al palazzo (dove l'eco delle persone in coda si fa frastuono). La seconda opera meno valorizzata è la Vucciria di Renato Guttuso. Anche qui si parla di un quadro di dimensioni notevoli, tre metri per tre. È un capolavoro che si trova incastrato in un angolo, dopo un'area dedicata agli ipovedenti, inserito in una teca divisa in tre pezzi di vetro. Ovvero, il dipinto si vede con le giunture della teca, con un risultato visivo davvero fastidioso. Son dettagli forse, ma perché non dare il giusto spazio all'arte quando se lo merita?
Info: spesso code molto lunghe all'entrata del padiglione, che apre alle 9 (uno dei pochi a farlo); consigliabile entrare da Merlata o da Roserio alle 9 e mettersi subito in fila.
 
 
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