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Una giornata di felicità collettiva per il Paese centroamericano

Apre il nuovo Canale di Panama: il racconto del nostro inviato

di 
Tino Mantarro
27 Giugno 2016

Sembra un po' la festa di Santa Rosalia a Palermo, ma senza la Santa. Niente fede, solo orgoglio.
 
Al posto della vara con la statua, una più laica e gigantesca porta container cinese con bandiera delle isole Marshall, la Cosco Shipping Panama. Ribattezzata così per l'occasione, visto che per soli 540mila dollari ha vinto l'onore di essere la prima nave ad attraversare il nuovo canale di Panama. Migliaia di panamensi festanti l'accompagnano come fosse una processione, mentre lenta lenta risale da una camera all'altra delle tre chiuse di Aguas Claras, l'imboccatura atlantica del canal ampliado, come qui si chiama quello che noi definiamo il nuovo canale di Panama. Quello vecchio, anzi chiquitito, piccolino, scorre praticamente parallelo nei due punti dove ci sono i gruppi di chiuse che innalzano le navi di 26 metri in modo da superare il dislivello.



FELICITA' COLLETTIVA
Trainata da un rimorchiatore da 3.500 cavalli, scortata da uomini armati neanche fosse il presidente Obama, acclamata da torme di ingegneri e operai, piloti e portuali, lodata da presidenti e imprenditori, la Cosco con la sua livrea rossa lunga 300 metri è la protagonista indiscussa di questa giornata di felicità collettiva che non diventa mai ubriacatura solo perché a Panamà (con l'accento sulla à) è vietato bere in pubblico. Sembra la serata finale dei Mondiali, quelli vinti. Solo che sono le otto del mattino, c'è un'umidità che bagna ogni cosa e rende ancor più surreale e a tratti anarchica la giornata dell'orgoglio panamense. Sono tutti a sventolarsi e bere, tra un selfie e l'altro.

Perché ovviamente non c'è nessuno che non si faccia fotografare con il profilo della nave sullo sfondo. Uomini della sicurezza, maestreanze da tutto il mondo, ragazzi delle bande che suonano incessantemente ritmi caraibici per ore ed ore madidi di sudore, ingegneri con il cappello di lavoro portato con orgoglio, donne con il vestito della festa che strizza fisici non certo minuti. Ma qui piace l'abbondanza, nelle navi e nelle forme. Gli uomini che contano, ma anche le decine di cinesi e taiwanesi ospiti, indossano tutti la camicia bianca tradizionale con quattro tasche davanti. Sono tutti madidi di sudore, i pantaloni neri e i mocassini chiusi, perché c'era anche un protocollo per una giornata speciale come questa. E quindi guai a indossare pantaloncini o infradito, pena l'esclusione dalla festa collettiva.



IL PAESE DEL CANALE
Del resto c'è da capirli, i panamensi: se dici Panama che cosa ti viene in mente? Il cappello: però è fatto in Ecuador, disgrazia e non lo indossa nessuno se non i cinesi. I Panama papers e il riciclaggio, ma meglio dimenticare. Viene in mente il canale che 102 anni fa ha rivoluzionato il commercio mondiale e oggi spera di riuscire a bissare l'impresa. Del resto se Panama è sulle carte geografiche è perché è il Paese del Canale, non per altro, siamo onesti.
 
Il suo istmo rappresenta un'eccezione fisica e anche biologica, come spiegano in un grande e moderno museo dedicato con orgoglio alla biodiversità del Paese centroamericano. Grazie a questi 80 chilometri di terra, a una decina di chilometri di scavi ma soprattutto alla gran pensata di un ingegnere americano che prima di edificare un canale ha creato un lago artificiale, il lago Gatùn, che fa da bacino di passaggio tra Atlantico e Pacifico, facilitando il lavoro alle navi che devono “solo” - si fa per dire – attraversare due sistemi di chiuse per salire e scendere di 26 metri per passare da un oceano all'altro.



PROSPERITA' E FUTURO
Grazie a questo oggi Panama è Panama, gode di una relativa prosperità che lo rende il Paese più ricco della zona, e gli permette di investire 5,5 miliardi di dollari in un progetto di ingegneria tanto colossale quanto efficace. Un progetto che si dovrebbe ripagare in un anno grazie ai pedaggi delle navi che lo attraverseranno: 116 fino alla fine dell'anno quelle prenotate. Ma oggi di questo interessa poco alla gente qui riunita a festeggiare. Interessa del lunch offerto a tutti dalle decine di volontari, degli ombrelli regalati per contenere la pioggia che non arriverà, del cappellino e delle bandiere bianche, rosse e bianche da sventolare. Interessa della festa e dell'orgoglio di essere piccoli ma capaci di fare grandi cose.
 
Così per dieci ore prosegue la festa di un Paese intero, che segue la processione della Cosco Shipping Panama sui grandi schermi nella piazze di tutta Panamà, che si affida a delle app per seguire dove sta in ogni momento, che discetta nei bar su quanti container porti e quanti possano portarne navi ancora più grandi che si aspettano. Che canta, sorride, dimentica che da domani i 40mila lavoratori locali che le grandi aziende internazionali (tra cui l'italiana Salini/Impregilio, capofila del progetto costato 5,5 miliardi di dollari) dovevano assumere, non avranno più un lavoro. Ma pazienza, Panamà è ricca, qualcosa accadrà: oggi c'è da festeggiare. Perché El canale es de todos, e anche se è solo tronfia retorica nazionalista oggi è un poco vero. 

L'importante oggi è poter dire, io c'ero domenica 26 giugno, giorno di Santa Cosco Shipping. Io c'ero nel giorno che ha fatto la storia di Panamà.