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Un'iniziativa del club di territorio di Brindisi riscopre l'antica strada romana

"Appiedi" da Matera a Brindisi lungo la via Appia

di 
Tino Mantarro
16 Giugno 2015
Da Brindisi a Matera ci si possono impiegare due ore, o anche due settimane. Tutto dipende dalla disposizione d’animo di chi viaggia. Se prendi una macchina e non ti curi dell’andare ma solo dell’arrivare ci metti centoventi minuti, forse meno. Se quel che conta è la strada allora i tempi si dilatano, i nomi sui cartelli cessano di essere solo nomi sui cartelli e diventano luoghi animati, con nomi e cognomi, storie e volti, monumenti e sapori. È con questa filosofia di viaggio ben in mente che un gruppo di sette camminatori a fine maggio ha deciso di partire da Brindisi alla volta di Matera. E ha deciso di farlo camminando. È nato così "Appiedi", un percorso di 218 chilometri che per otto giorni ha seguito le tracce dell’antica via Appia o di quel che ne resta.
 


«La nostra idea è nata leggendo un reportage di Franco Arminio pubblicata sull’Atlante Touring del Sud Italia di qualche anno fa. Solo che lui la faceva in auto, in un giorno, mentre noi abbiamo deciso di farla a piedi» spiega Giovanni Colonna, console del Touring di Brindisi e, assieme al Club di territorio di Brindisi, mente del progetto. «Volevamo tornare a far parlare del Touring e del suo modo di viaggiare, oltre a percorrere un tratto della via Francigena del Sud e vedere di costruire un itinerario che arrivasse a Matera in prospettiva del 2019, quando sarà Capitale Europea della cultura». Tante istanze che si sono fuse in un’avventura che per più di una settimana ha visto coinvolti camminatori esperti e meno nel trovare una strada tra le due città.

Il percorso è stato disegnato su carta da Danilo Zaia, che ha alle spalle oltre 5mila chilometri di cammini e suo modo ha svolto le funzioni di guida. «Prima di partire ho tracciato una bozza di percorso, cercando di barcamenarmi tra l’antico tracciato e la situazione attuale, visto che l’Appia antica oramai è stata sostituta da una superstrada» racconta Zaia. Il problema vero è stato allora trovare un cammino che fosse in sicurezza, che seguisse strade rurali e non trafficate statali. «Alla fine dopo tanto cercare posso dire che è fattibile: ci sono solo alcuni passaggi pericolosi perché sei al bordo di strade provinciali, e un cento metri di superstrada perché non si poteva fare altrimenti. Ma era una prova generale, per studiare il terreno, la prossima volta troveremo vie diverse» racconta.

IL PERCORSO DI "APPIEDI"
La partenza è stata da Santa Maria del Casale, accanto all'aeroporto, a Brindisi. «Così chi arriva in aereo può subito mettersi in cammino» spiega Colonna. Poi Mesagne, Latiano, Oria (Comune Bandiera arancione), Francavilla Fontana (che presso il Castello Imperiali ospita la sede del Club di Territorio di Brindisi), Grottaglie, Carosino e San Giorgio Jonico. Ogni giorno all’arrivo c’erano incontri pubblici in cui i camminatori e il console spiegavano alle autorità locali e ai cittadini la ratio di quel che stavano facendo, quel che avevano visto lunga la strada e i progetti futuri. «Ma se c’era da segnalare qualche bruttura nel territorio lo facevamo anche, perché nei pressi dei paesi c’erano molte discariche e aree degradate» spiega Zaia. Ma soprattutto i camminatori targati Tci hanno attraversato uno splendido paesaggio rurale segnato dall’uomo e dalla natura.

«Da Brindisi a Taranto abbiamo attraversato un paesaggio agricolo fatto di grano, viti e ulivi. Lasciata Taranto invece tutto cambia, entri nella zona delle gravine che sarebbero tutte da discende e risalire, una vera immersione nella natura che però allungherebbe di molto il cammino» racconta Zaia. Ogni giorni hanno camminato per quasi 30 chilometri, ma senza mai affrontare grossi dislivelli. Problemi? «Il caldo, quello sì. Tra fine maggio e inizio giugno da queste parti inizia a essere caldo sul serio e nel primo pomeriggio era davvero faticoso camminare. Se dovessimo rifarlo anticiperei di un mese almeno» spiega Zaia.
 
Il che fa presumere che il progetto "Appiedi" non sia finito con l’arrivo a Matera. «No per nulla. Le prossime tappe sono raccontarlo grazie al lavoro di due documentaristi che hanno camminato con noi, cartografarlo per intero e vedere come si può migliorarlo» conclude. E poi? «E poi cercheremo di fare una mappa e un tracciato Gis da consegnare alle comunità in cui indicheremo punti di forza e criticità. L’idea futura è poi rifare l’interno cammino della via Appia» spiega Colonna. Perché, per dirla con Arminio «da Matera in poi la via Appia diventa uno straordinario filo per infilare perle. (…) C’è solo da decidere dove fermarsi: Ginosa, Laterza, Castellaneta, Palagianello, Massafra, Crispiano e Mottola. Se c’è tempo per una sola sosta forse il luogo ideale è Massafra». Ma camminando il tempo si trova sempre.