Conclusa la 60° edizione. Premiato un film sulla Madre Terra.

A Trento cinema, montagna, avventura

di 
Piero Carlesi
8 Maggio 2012

Il Trentofilmfestival concluso il 6 maggio per festeggiare i suoi primi 60 anni si è presentato con gli abiti migliori e ha proposto al pubblico una serie di eventi davvero notevoli che sono andati ben oltre la rassegna cinematografica. Basta snocciolare qualche numero per capire di che cosa stiamo parlando: sono stati proiettati 123 film, si sono tenute 11 serate evento, sono state allestite 13 mostre, si sono svolti 22 incontri. Trento è ormai una macchina organizzativa che fa paura: difficilmente imitabile per la sua estrema complessità e diversità. Non solo film infatti. Ma di tutto. E non solo più montagna. Ma anche musica, letteratura, prosa, poesia e i tantissimi libri usciti nell'ultimo anno sulla montagna presentati sotto latensostruttura di piazza Fiera.




Per esempio, a proposito di poesia, il Gism, Gruppo italiano scrittori di montagna, ha organizzato un convegno dedicato alla figura di Antonia Pozzi, una tra le più grandi poetesse del nostro Novecento. Appassionata di montagna, alpinista, milanese, nonostante la decisa riscoperta delle sue liriche di questi ultimi anni, non è ancora molto conosciuta al di fuori di Milano. Il Gism l'ha voluta presentare al pubblico del Nordest, in occasione, tra l'altro del centenario della nascita. Al convegno hanno partecipato, tra i relatori, Marco Dalla Torre, autore di un volume che ripercorre lo stretto legame della Pozzi con la montagna (fu socia del Cai dall'età di 11 anni fino alla morte a 26 anni, quando si tolse la vita nel 1938) e l'attrice di prosa milanese Elisabetta Vergani, accompagnata al pianoforte da Filippo Fanò, che ha letto con grande efficacia, per oltre una mezz'ora alcune delle più toccanti liriche della poetessa (tra venti giorni, domenica 27 maggio a Milano l'attrice parteciperà a una biciclettata "con Antonia Pozzi", dal Corvetto all'abbazia di Chiaravalle, con ritrovo alle 16.30 in via Oglio 18. in cui, in diversi momenti, intratterrà i partecipanti leggendo liriche pozziane).




Prima di passare a un'analisi del film visti e delle opere vincitrici, vale la pena di soffermarsi sull'evento clou della settimana che è stato, venerdì sera 4 maggio, la festa per i 60 anni della manifestazione. In sala, sul palco Reinhold Messner. Il tema erano i 60 anni di alpinismo in parallelo con i 60 anni della rassegna. Per ogni decennio, dagli anni Cinquanta in poi Messner ha chiamato sul palco un alpinista: sono così saliti alla ribalta personaggi mitici come Armando Aste, Cesare Maestri (che però ha mandato un video messaggio), Albert Precht, Alexander Huber, Catherine Destivelle, Denis Urubko, Hervé Barmasse. Ma se è vero che, nonostante tutto, la kermesse si giudica ancora su ciò che viene proiettato sullo schermo, non si può non parlare, e a lungo, dei film visti.

Tra i film di montagna e d'alpinismo il premio della giuria internazionale è andato a Verticalmente démodé di Davide Carrari dedicato alla figura dell'alpinista italiano Maurizio Zanolla, in arte Manolo. L'opera, molto curata, girata in bianco e nero per evidenziare l'arte d'arrampicata di Manolo (formidabili i primi piani sulle mani mentre afferrano le prese sulla roccia) ha talmente convinto che oltre alla Genziana d'oro si è portata a casa il Premio Mario Bello del Centro di cinematografia del Cai e il Premio del Cai di Imola.



Un film di grande presa sul pubblico
è stato Cold, di Anson Fogel, con Simone Moro nel tentativo al Gasherbrum; l'opera, già vista l'inverno scorso all'Off di Bergamo, ha vinto a Trento la genziana d'argento per il miglior cortometraggio. Hanno poi impressionato Trou de fer del regista Pavol Barabas, noto partecipante ai festival, questa volta con un'opera molto originale girata in una straordinaria e inaccessibile voragine boscosa solcata da cascate all'interno di un vulcano delle isole Reunion, Outside the box, di Stefanie Brockhouse che racconta di un'arrampicata su una torre rossa di arenaria dello Utah con Lynn Hill, celeberrima scalatrice americana e due giovanissime campionesse di bouldering come l'austriaca Anna Stohr e Julianne Wurm. Di sapore simile, s'impone Die Huberbuam di Jens Monath, film sui fratelli Huber, Alexander e Thomas, impegnati ad arrampicare lungo una via chiamata Karma. A tratti anche ironico, il film mette in mostra ancora una volta la poderosa preparazione atletica dei due Huber, vere macchine d'arrampicata.




Tra i film italiani va citato Alfonso Vinci, il film di una vita avventurosa, di Michele Radici, documentario che vuole far conoscere al pubblico un grande alpinista lombardo degli anni Trenta, diventato poi esploratore, partigiano e cercatore di diamanti.




Da segnalare infine, sabato 5 maggio, durante le premiazioni, l'intervento di Massimiliano Finazzer Flory che ha letto al Teatro sociale alcune delle più belle pagine di Dino Buzzati dedicate al mondo della montagna. Una parentesi culturale che, insieme alla mattinata su Antonia Pozzi, ha offerto al Festival preziosi momenti. Il festival, dopo aver chiuso i battenti a Trento è continuato a Bolzano con una serata sull'Eiger domenica 6 maggio e prosegue con proiezioni di numerosi film fino al 9 maggio. Approderà a Milano, allo Spazio Oberdan, con una selezione di filmati dal 16 al 20 maggio.