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Il treno rosso del Bernina e la spettacolare Engadina, le vertigini del Maloja e la storia della val Chiavenna

Weekend in bicicletta da St. Moritz al lago di Como

di 
Luca Zironi e Francesca Schintu
23 Settembre 2016

Questo è il racconto di due giorni in bicicletta tra la Svizzera Engadina e la Valchiavenna. Ce l'hanno mandato Luca Zironi e Francesca Schintu, due appassionati cicloturisti: laurea in filosofia lui, laurea in architettura e dottorato in storia dell'architettura lei, amano esplorare l'Italia percorrendo le principali ciclabili sparse sul territorio, cercando di lasciare qualche resoconto scritto, per fare un po' di "proselitismo alla causa". Seguite le loro tracce!
 
TAPPA 1 - DA ST. MORITZ A CHIAVENNA (ANCHE GRAZIE AL "TRENINO" ROSSO DEL BERNINA)
Presso la stazione di Colico i parcheggi sono numerosi. Lasciamo l’auto in un posto tranquillo e prendiamo uno dei tanti treni diretti a Tirano. L’allegra ciclabile della Valtellina fa capolino dai finestrini per poi scomparire nel verde. Nel giro di un’ora siamo quasi in Svizzera, da Tirano manca pochissimo.
 

Il Treno Rosso del Bernina

Ci basta un passaggio veloce da una stazione all’altra (nella stessa piazza) per prepararci a varcare il confine nel modo più spettacolare: a bordo del mitico trenino rosso del Bernina (dal 2008 patrimonio dell’UNESCO). Ma chiamarlo “trenino” è fuorviante. È un treno all’avanguardia, molto grande, efficiente, con ampi spazi per le biciclette. In più è fatto partire a comando dalla biglietteria, quindi se arrivate trafelati vi aspetteranno qualche istante. Poi, lentamente, siete trasportati in un altro mondo: i colori, così intensi, ci hanno lasciato il dubbio che i finestrini fossero schermi LCD ad alta definizione.
 

Il lago Bianco 
 
Dai 430 m di Tirano ai 2328 m del Passo del Bernina, il tragitto è un vertiginoso susseguirsi di gallerie, viadotti, laghi, ghiacciai, boschi di larici, abeti rossi e pini. Superata la stazione dell’Ospizio Bernina, la trasversale alpina più alta d’Europa inizia la sua morbida discesa verso Sankt Moritz, nel Cantone dei Grigioni. Dopo poco più di due ore trascorse su e giù per le Alpi scarichiamo le nostre biciclette e ci fermiamo per un pranzo al sacco nell’incantevole cornice del St. Moritzer See, il lago dove si specchia la più blasonata delle città svizzere.
 
St. Moritz è carissima, ma l’alta Engadina non ha prezzo. Ce ne accorgiamo subito appena iniziamo a pedalare in direzione sud-ovest, costeggiando spettacolari laghi azzurro cobalto, lungo la ciclabile dell’Inn (la stessa che nel verso opposto aprirebbe le porte di Vienna). Tutto è caldo e freddo al tempo stesso. E la montagna sembra non fare paura. La ciclabile, in ghiaino bianco perfettamente battuto, è condivisa con escursionisti, famiglie a passeggio e giovanissimi bikers alle prese con bici già preziose.
 

Sulle sponde del lago di St. Moritzer 
 
All’altezza di Silvaplana il percorso è ancora a filo d’acqua, lungo quei laghi formati dall’Inn nei pressi delle sue sorgenti. Appena superato l’abitato di Sils Maria, ritiro estivo di Nietzsche, il sentiero si inoltra completamente nel bosco e rimane rialzato di qualche metro regalando scorci grandiosi sulle montagne da cui discese Zarathustra.
 
Sils Maria, il ritiro estivo di Nietzche

Un efficiente servizio di carrozze (che d’inverno si trasformano magicamente in slitte) contribuisce a fissare nell’atmosfera un gusto piacevolmente retrò e, in ogni angolo, si possono ammirare le tipiche case montane engadinesi: costruzioni superbe con murature massicce, ingentilite da graziose facciate decorate a “sgraffito” che non di rado raccontano qualcosa dei loro antichi abitanti.
 
Per circa un chilometro il sentiero non è carrabile e dobbiamo condurre le bici a mano: meglio, così abbiamo tutto il tempo per inebriarci dei profumi del bosco. Poi, tra prati verdissimi e mucche al pascolo, la ciclabile riprende corpo sino al passo del Maloja (1815 m s.l.m.). Abbiamo già percorso 25 chilometri dalla stazione di St. Moritz, tutti prevalentemente in pianura, fatto salvo per qualche brevissimo strappo. C’è una fontana ogni cento metri, le attività ricettive sono molte e ben inserite nel contesto, i servizi igienici sono diffusissimi e sempre puliti (non è raro scovarli nei posti più impensabili).
 

Il lago di Sils 

Dal passo del Maloja si apre un tuffo nel vuoto di 400 metri, molto adrenalinico, fatto di ripidi e sinuosi tornanti. Nonostante la strada sia poco trafficata è sconsigliabile percorrerla in bicicletta con bambini al seguito. Meglio farsi dare un passaggio dal servizio autobus postale svizzero: pulmino giallo tipo scuolabus, con ganci posteriori per bici. Al termine della discesa, sulla destra, notiamo la suggestiva chiesa diroccata di San Gaudenzio, a cui dedichiamo più di uno sguardo. L’edificio attuale fu eretto in stile tardogotico nel 1519 sui resti di un santuario precedente, importante meta di pellegrinaggio già all’epoca di Carlo Magno (come testimoniano i registri imperiali). Fu poi profanato dal vento della riforma e impiegato esclusivamente per riti funebri sino al 1738, quando venne definitivamente lasciato alla rovina. Nonostante al posto del tetto vi sia ormai il cielo, gli eleganti trafori ad archetti trilobi delle finestre (nell’aula e nel coro) sono ancora ben leggibili.
 
Il passo del Maloja
 
Poi, sempre in forte discesa, arriviamo a Coltura, piccola e preziosa località nei pressi di Stampa. A Palazzo Castelmur, bizzarra costruzione in stile neogotico-moresco, è in programma un concerto jazz. Per evitare di continuare sulla statale, che rimane comunque a basso volume di traffico (ma che ci obbligherebbe a una galleria nei pressi di Castasegna), percorriamo alcuni tratti dell’antica via Bregaglia. Superata la dogana, prende avvio, sulle sponde del fiume Mera, la ciclabile della Valchiavenna.
 

 San Gaudenzio
 
TAPPA 2 - DA CHIAVENNA A COLICO
La Valchiavenna è uno scrigno, un libro di storia, di cui la ciclabile è solo un piccolo espediente per farti venire voglia di aprirlo e leggerlo. Come quando presso Aurogo incontri la chiesa romanica di San Martino (XI secolo), la più antica della valle, proprio dove il torrente Aurosina si getta nel Mera. La ciclabile è molto varia e divertente, per lo più asfaltata e tende a trascinarti giù, sino a lago. Noi consigliamo di resisterle, di guadagnare la parte opposta della statale e raggiungere le maestose cascate dell’Acquafraggia, per apprezzare da vicino il fragoroso salto (doppio) del torrente (di cui parla persino Leonardo da Vinci nel suo Codice Atlantico).
 

 
Ma in questo spettacolo naturale così imponente, le acque non sono sempre state protagoniste benefiche. Ne sa qualcosa il vicino abitato di Piuro, spazzato via da una rovinosa frana il 4 settembre del 1618, dopo giorni di pioggia incessante. Insieme alle vite di tantissimi innocenti, l’immane catastrofe cancellò un borgo ricco e colto, fatto di raffinate dimore e ameni giardini: un unicum nella Valchiavenna del Seicento. I mercanti piuraschi si arricchirono commerciando seta in tutta Europa e molti di loro seppero valorizzarne i frutti in arte e cultura: è il caso dei fratelli Vertemate, committenti di uno splendido palazzo cinquecentesco risparmiato dalla furia della natura e miracolosamente giunto intatto sino a noi. Le eleganti stanze affrescate con soggetti estrapolati dalle “Metamorfosi” di Ovidio meritano sicuramente una visita; così come anche il giardino panoramico (con gli annessi rustici) da cui potrete abbracciare l’intera valle con uno sguardo.
 

Palazzo Vertemate 

Riprendendo la ciclabile nei pressi del parco delle Marmitte dei Giganti (eredità di antichissime glaciazioni), capita di sentirsi spazzati dal gelido respiro della montagna, quello stesso (il “sorel”) che qui raccolgono e proteggono nei famosi crotti. Lungi dall’essere semplici cantine dove custodire vino, formaggi e “brisaola”, i crotti rappresentano la vera essenza delle tradizioni di questa valle.
 
L’ingresso a Chiavenna, già Bandiera arancione del Touring Club Italiano, è dal quattrocentesco palazzo Balbiani. Dopo altri 40 Km in sella scendiamo dalle biciclette per goderci con tutta calma una passeggiata in centro: piccolo crocevia di una grande storia, di cui vorremmo sapere tutto. La nostra curiosità, così puntualmente sollecitata in questo viaggio, trova di che saziarsi nella rifornita libreria del B&B La Corte (Mese), dove abbiamo modo di leggere di Piuro, dei Grigioni e di altre incredibili storie. Un’ospitalità autentica quella chiavennasca, che fa pensare ad altri tempi e a quanto si sia indurita la vita nella grande città, laggiù al nord.
 

l'arrivo a Chiavenna 
 
DA CHIAVENNA A COLICO IN BICI + BARCA
L’indomani proseguiamo lungo la ciclabile in direzione sud. Un lungo rettilineo asfaltato e in leggera discesa ci permette di arrivare velocemente al lago di Mezzola. Foto di rito e si riparte. La ciclabile della Valchiavenna si conclude a Verceia, proprio a ridosso della galleria di Mina di San Fedele. È sufficiente svoltare a sinistra nel monumentale verde della Riserva naturale Pian di Spagna, per trovare un felice salvacondotto in direzione lago di Como.
 
Alcuni sentieri meditativi intitolati a San Luigi Guanella (che proprio in Valchiavenna inaugurò la sua vita pastorale) si dipartono dal centro della piana. Arrivati sulla provinciale, è opportuno attraversare il ponte con la massima prudenza, prima di riprendere la ciclabile sulla sponda del Mera. Una teoria di campeggi e di surrogati della vacanza al mare, si susseguono instancabili sul lago di Como. La folla è tanta, ma la passeggiata in bicicletta alla velocità massima di 4 Km/h rimane piacevole.
 

L'ultimo tratto della ciclabile della Valchiavenna 

A Gravedona, nelle cornice incantevole di un affaccio al lago interdetto ai bagnanti, scopriamo la chiesa di Santa Maria del Tiglio (XII secolo): vero e proprio gioiello del romanico comasco. Infine raggiungiamo il comune di Dongo, dove una serie di cartelli turistici propongono percorsi tematici sugli ultimi anni della guerra (1943-45): la fuga di Mussolini si interromperà proprio qui, il 27 aprile 1945. Sono una quarantina i chilometri macinati oggi; più che sufficienti per mettersi tranquilli e godersi la breve traversata in battello che ci riporterà comodamente, con le nostre biciclette, a Colico. Per 35 minuti ci lasciamo cullare dal lago, mentre riviviamo luci e colori di un itinerario davvero speciale.
 

 In battello da Dongo a Colico

INFORMAZIONI
- Per scoprire Il trenino Rosso del Bernina e il suo spettacolare viaggio dentro le Alpi vai sulla pagina dedicata 
- Per il tratto svizzero della ciclabile dell’Inn vai sulla pagina dedicata
- Sulla casa di Friedrich Nietzsche a Sils Maria vai al servizio dedicato dal nostro mensile Touring 
- Per info su tratte e orari dell'Autobus postale svizzero vai sul sito dedicato 
- Per conoscere meglio la Via Bregaglia vai sul sito dedicato 
- Per scoprire Palazzo Vertemate vai sul sito dedicato 
- Per un approfondimento sul Parco Marmitte dei Giganti vai sulla pagina dedicata 
- Per un approfondimento sui Sentieri meditativi di Luigi Guanella a Pian di Spagna vai sulla pagina dedicata 
- Per info su tratte e orari del Servizio battelli lago di Como vai sul sito dedicato