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Vagabondaggio fuoristagione lungo la costa nordoccidentale dell'isola

Sardegna in camper: in viaggio da Oristano ad Alghero

di 
Renato Scialpi
16 Marzo 2017
Dal portellone aperto del traghetto entra aria frizzante, tonica. Preludio della mattinata di cielo terso e sole puro che splende sulla banchina dello scalo industriale di Porto Torres e dà un tocco di fascino perfino agli intrecci di tubi del­l’impianto petrolchimico. Basta lo sbarco a tempo di record, con tanto di foto ricordo sulla banchina, per avere una prima conferma: lontano dai periodi canonici di ferie la Sardegna è un’altra destinazione rispetto a quella che si presenta ai forzati delle vacanze estive.

E pure la temuta (per i numerosi incidenti) Carlo Felice, la statale 131 che la percorre da nord a sud, cambia aspetto. Pressoché deserta, dal posto di guida del camper si trasforma in una passerella di paesaggi dominati dal verde primaverile e dai banchi di nebbia e vapori che il sole via via dirada. 
 
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INTORNO ALLO STAGNO DI CABRAS
Due ore abbondanti al volante, un po’ di scorci spettacolari, specie nell’attraversare gli altopiani della Campeda e di Abbasanta intorno a Macomer, e poco prima di Oristano una deviazione conduce alla penisola del Sinis. Prima tappa, lo stagno di Cabras, tra i più grandi d’Europa. La caratteristica imbarcazione di fasci di piante palustri, detta fassoi, è ormai una rarità Ancora oggi però nelle acque dello stagno i pescatori catturano muggini (da cui si ottiene la tipica e richiestissima bottarga), anguille, spigole e mormore.

La mole della parrocchiale domina l’abitato di Cabras, disteso su una riva segnata da un’insolita spiaggia di conchiglie, ma ad attirare l’attenzione è il volo in formazione, alto e pigro, dei fenicotteri rosa. Da non mancare, prima di puntare sugli scavi di Tharros, il museo civico Marongiu che ne ospita i reperti più preziosi e la deviazione (presso lo scolmatore) fino alla peschiera Pontis, gioiello dell’economia storica dell’area, restaurata negli anni scorsi. 
 
Gli scavi archeologici di Tharros
 
GLI SCAVI DI THARROS
L’ingresso a San Giovanni di Sinis, con la rustica chiesa di fondazione paleocristiana dal corpo centrale a cupola cui il borgo deve il nome, sembra aprire le ostilità sul fronte dei divieti: da qui in poi è interdetto il passaggio ai camper. Ma non è il caso di seguire il consiglio di chi dice: “Vada tranquillo, è vietato solo d’estate”.

Meglio lasciare il mezzo sul piazzale retrostante la chiesa (che i blog dei camperisti segnalano come ideale per la sosta notturna) e proseguire a piedi, evitando manovre di inversione nel parcheggio dell’area archeologica di Tharros, piuttosto stretto e senza parapetti. 

La chiesa di S. Giovanni in Sinis.

Il premio per la passeggiata a piedi (un quarto d’ora) fino agli scavi è dapprima la magnifica vista sul mare di Sardegna, screziato di blu intenso e qui tutelato come riserva marina, con l’isola del Mal di Ventre al­l’orizzonte. Poi, nello scollinare per la visita a quello che è uno dei capisaldi della storia sarda, si apre il panorama sul golfo di Oristano, con il profilo della città sullo sfondo.

Porto di origine fenicia, passato sotto controllo romano nel 238 a.C. e abbandonato solo dopo il Mille, Tharros affascina sia per il contrasto tra il basalto scuro dei lastricati e la pietra dorata dei resti di murature sia per lo sciogliersi nella salsedine dell’aroma degli arbusti selvatici che la incorniciano. 
 
In vista della spiaggia di is Aruttas.
 
SABBIA O SCOGLI?
Ripresa la marcia verso settentrione, l’oasi di Turr’e Seu è famosa per le testuggini che la popolano e per la scogliera, rifugio e nido di gheppi e falchi pellegrini. Più avanti, l’ipogeo di S. Salvatore, santuario pagano di origine nuragica, sorge pressoché in corrispondenza del bivio con la provinciale che dà accesso alle spiagge, altro gioiello del Sinis.

Da is Aruttas, celebre per la preziosa sabbia di quarzo, a Mari Ermi con la cintura di saline naturali lungo la battigia è un susseguirsi di scenari straordinari in cui si scontrano il blu di acque limpidissime, il candore accecante delle arene e il verde brillante della macchia che chiazza le dune. Più a nord la costa, seguendo la statale 292 verso Cuglieri e Bosa, cambia radicalmente registro.

Le ondulazioni coltivate a ortaggi lasciano posto a verticali falesie di calcare chiaro che fanno da preludio ai basalti scuri dell’area del monte Ferru, sulle cui pendici la strada si arrampica con lunghi rettilinei per poi precipitare verso Tresnuraghes, tra muraglioni di rocce trachitiche e uliveti. La bella spiaggia di sabbia dorata, alla periferia del­l’abitato, vale poi la deviazione fino a Porto Alabe.

Mari Ermi - foto maredisardegna.net​

ARRIVANDO A BOSA
Flussio, paese noto per i canestri intrecciati con steli d’asfodelo e per i vigneti da cui si ottiene un pregiato malvasia, Tinnura con numerosi murales d’argomento contadino e i binari della storica ferrovia per Macomer annunciano Bosa.

La sovraesposizione mediatica per lo spettacolare Carnevale ha fatto sì che buona parte delle abitazioni del borgo fosse acquistata da stranieri (inglesi e tedeschi per primi), ma il colpo d’occhio sulle case dalle facciate multicolori ai piedi del castello dei Malaspina è di grande effetto. Ai camperisti, Bosa riserva un parcheggio a poca distanza dal centro e una serie di divieti verso Bosa Marina.

Di rigore, al tramonto, una passeggiata lungo il porto fluviale sul Temo, col magnifico ponte in pietra trachitica rossa e gli edifici ottocenteschi di Sas Conzas (le concerie), esempio di archeologia industriale oggi tutelato come monumento nazionale. 
 
Sosta a Torre Argentina a poca distanza da Bosa.

DA BOSA AD ALGHERO
Tra Bosa e Alghero, la scelta della strada è questione di tempo a disposizione perché in entrambi i casi gli scenari sono tra i più emozionanti della costa occidentale sarda. Il tracciato storico, l’unico prima dell’apertura nel 1979 della litoranea, passa per Villanova Monteleone con 60 chilometri di curve e dislivelli nel­l’aspra cornice del cosiddetto paese di Villanova; spettacolare la discesa su Alghero tra le sugherete, dopo il valico di su Pischinale (618 m).

Più facili da percorrere (specie per i camper) i 44 chilometri della costiera offrono scorci in perpetuo rinnovarsi su un paesaggio ancora integro, segnato da scogliere selvagge, macchia mediterranea e solitarie cale, in genere raggiungibili soltanto via mare. La litoranea, detto per inciso, è molto apprezzata dai cicloturisti, che lontano dall’estate riescono a gustarne i saliscendi senza rischiare l’insolazione.
 
In sosta a Capo Caccia in vista di Punta Tramariglio.
 
DA ALGHERO A CAPO CACCIA
Fortezza in forma di città, almeno nei secoli passati, Alghero conserva un centro storico di grande fascino e dall’impronta catalana di molti edifici monumentali, sottolineata ulteriormente dall’uso di questa lingua dagli algheresi, per esempio nelle indicazioni delle vie. Le torri e i bastioni a mare, ben restaurati, racchiudono un nucleo murato ricco di antichi palazzetti nobiliari; spicca, tra le botteghe, l’artigianato del corallo. Pur capitale, per lunga tradizione, del turismo sardo, Alghero non accoglie però a braccia aperte i camper, indirizzati verso un parcheggio ultraperiferico. Meglio fare base nei campeggi verso le spiagge del Lazzaretto e delle Bombarde, un po’ oltre Fertilia.

Via libera ai mezzi ricreazionali, invece, per un’escursione nel parco regionale di Porto Conte: la strada percorre in costa la punta rocciosa di Capo Caccia e propone numerosi spazi per sostare in vista dei magnifici panorami sul bacino, delimitato dal lato opposto dalle scogliere di punta del Giglio. Il piazzale terminale, dove ha inizio la scalinata in discesa (656 gradini) che dà accesso alla spettacolare grotta di Nettuno, se un po’ affollato può invece trasformarsi in una trappola per i mezzi più ingombranti.

Un’alternativa affascinante è raggiungere invece la cavità via mare, in battello da Alghero o con le imbarcazioni che partono poco oltre cala della Calcina. Perché, anche fuori stagione, l’essenza della Sardegna resta nel rapporto tra acqua e scogliere rocciose. 
 
Capo Caccia
 
ARRIVARE
Per chi arriva dall'Italia settentrionale e centrale, l'ideale è imbarcarsi a Genova con Tirrenia (tel. 199.303040) o a Civitavecchia con Grimaldi (tel. 081.496444) per raggiungere Porto Torres, il più importante scalo marittimo della costa settentrionale sarda.
 
SERVIZI PER I CAMPERISTI
Numerosi i campeggi e attrezzati in zona, come pure le aree di sosta. Molte strutture sono aperte soltanto da maggio a settembre.
- Alghero. Aree attrezzate: I Platani, strada vicinale Arenasu 2, tel. 079.930204; Paradise Park, località Le Bombarde, tel. 079.936033. Punti sosta sul mare: località Lazzaretto, SS127 bis; località Rovine Romane, SS127 bis; località Portoferro, SS291.
- Bosa. Aree attrezzate: S'Abba Druche, SP per Alghero km 38+800, tel. 0783.1925431; Costa Blu, località Torre Argentina, SP per Alghero km 7, tel. 328.5789206.
- Cabras. Area attrezzata: Tanca is Muras, località Mari Ermi, tel. 349.5396613.
- Ghilarza. Area attrezzata: lungo la SS13, km 6.
- Oristano. Aree attrezzate: in via Dorando Petri, nel parcheggio dello stadio (segnali sul posto); nella zona sportiva Sa Radia, a ovest dell'abitato.
 
LE GUIDE E IL VILLAGGIO TOURING 
- Questo itinerario è stato ispirato dal volume TCI  Italia in camper (realizzato in collaborazione con PleinAir), in vendita nei Punti Touringsul nostro sito a prezzo scontato!
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- Ricordiamo che a Punta Cannone sull'isola della Maddalena (130 km a nordest da Porto Torres) è situato il meraviglioso villaggio del Touring Club Italiano, immerso nel verde della macchia mediterranea. Tutte le informazioni su www.villaggi.touringclub.it.

Il camper utilizzato è stato messo a disposizione da APC - Associazione produttori caravan e camper, www.associazioneproduttoricamper.it.
 
L'ASSICURAZIONE
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