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Sulle rive del Lario, in cerca di Terragni e della sua rivoluzione architettonica

Razionalmente Como: una passeggiata insolita

di 
Tino Mantarro
13 Settembre 2012


Quando arrivi a Como, meglio se con il treno delle Ferrovie Nord che ti lascia giusto in centro, la prima cosa che cerchi è il lago. Che in effetti è proprio lì, a un passo, oltre la strada. Peccato non riuscirlo a vedere, nascosto come è dietro la palizzata di legno di un cantiere infinito. Dovevano costruire un sistema di chiuse mobili, qualcosa tipo il Mose di Venezia che nelle intenzioni avrebbe dovuto proteggere il centro città dalle esondazioni (rare) del Lario. Si è rivelato la solita cosa all'italiana, poco lavoro, tante polemiche e il lungolago bloccato, sequestrato alla vista chissà ancora per quanto. Detto questo perché andare lo stesso per un fine settimana a Como?



Perché è bella, questo è chiaro. E perché una passeggiata per Como permette di scoprire uno dei più grandi tesori dell'architettura novecentesca italiana: l'opera razionalista di quel genio di Giuseppe Terragni. Comasco di nascita, Terragni nei pochi anni della sua vita (è morto 39enne per le conseguenze di una banale caduta dalla scale, dopo essere sopravvissuto alla Seconda guerra mondiale combattuta sul fronte russo) ha innovato come l'architettura italiana, introducendo nel panorama nazionale una modernità prima pressoché sconosciuta.



Certo, purtroppo non tutti i fine settimana si ha la possibilità di passeggiare per la Como razionalista accompagnati da Gianni Biondillo. Scrittore e architetto (se più uno o più l'altro non conta) in occasione dell'ultima edizione di Parolario, il festival letterario che ogni anno anima la città lariana tra fine agosto e inizio settembre, ha accompagnato un manipolo di interessati alla scoperta di Terragni e dei suoi palazzi che punteggiano il centro della città. Un itinerario che - in attesa di nuove passeggiate guidate organizzate dall'associazione Pluriversi - si può replicare anche da soli, magari con una buona guida sotto braccio per contestualizzare un po' quel che si vede.



L'itinerario parte con la Casa del Fascio, “uno dei dieci edifici più importanti del secolo scorso in Italia” secondo un entusiasta Biondillo, che sulla vasta piazza ricoperta di normale botticina arringa i gitanti quasi fosse una guida per turisti giapponesi. Ma tanta passione è giustificata: vista con cognizione di causa la Casa del Fascio è un edificio di una modernità spaventosa, con le eslii colonne al pianterreno che creano una seconda piazza, le vetrate che lasciano vedere l'interno (normale oggi, rivoluzionario nel 1931..) e il reticolo della facciata che riprende la maglia ordinata del centro cittadino. Peccato solo che oggi invece di un museo del razionalismo (in città se ne parla da decenni, ma tutto rimane a livello di parole) ospiti ancora la sede provinciale della Guardia di Finanza, per cui a meno di non avere problemi di natura fiscale, è difficile poterci entrare.



Lo stesso dicasi per le altri abitazioni create da Terragni che fanno parte dell'itinerario razionalista, come il palazzo NovoComum, a ridosso dello stadio oppure la poco distante casa Giuliani-Frigerio, o l'asilo S. Elia, sempre a Como. Tutte si ammirano solo dall'esterno, anche se “parte della rivoluzione è al suo interno” ricorda Biondillo mentre racconta dell'attenzione estrema di Terragni per i dettagli. Una rivoluzione che però si coglie anche semplicemente guardano le facciate, pulite e semplici, e confrontandole con i palazzi vicini, costruiti nello stesso periodo storico, ma talmente differenti da sembrare di un altro secolo.



Passeggiando alla ricerca delle testimonianze del genio di Terragni si finisce per girare quasi tutta Como. E se non se ne ha ancora abbastanza si può arrivare fino a Villa Olmo, seguendo la passeggiata in riva al lago, questa volta libero e visibile. Se invece ci si vuole fare un'idea diversa della città basta salire con l'ottocentesca funicolare a Brunate (www.funicolarecomo.it): in sette minuti si risale un dislivello di quasi 500 metri con pendenze del 55%. Da qui si osserva la pianta razionale del centro di Como, si vede il lago fin quasi a Laglio (il paese di Clooney) e si può anche decidere di dedicare un'intera giornata a passeggiare in montagna (privilegi di Como). Da Brunate infatti si sale fino al Cao (volendo anche in bus) e poi proseguire per un sentiero facile, facile fino al monte Bolettone, a 1.317 metri, che da un lato domina tutta la Brianza fino a Milano, dall'altro quel ramo (sbagliato) del lago di Como. Quello che non si riesce a vedere dal centro città.



Info: per sapere cosa c'è da fare e vedere a Como, il sito dell'azienda di promozione turistica locale, Turismo Como (www.comotourism.it/como/).

Una volta giunti al Cao si puà mangiare alla Capanna Cao (www.caocomo.it/capanna/capanna.htm), oppure proseguendo si trovano altri tre rifugi, tra cui la Baita Bondella (www.baitabondella.it).

Per dormire un'opzione diversa è rappresentata dalla cascina Respaù, nel parco della Spina verde, che però ha solo posti in camerata (www.cascinarespau.it).



Foto di Alessandra Fasola/Ogopogo.