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Dalla Vergine di Botticelli al gambotto di coppa. Con una bella pedalata per contorno

Piacenza. Tra cultura e buona tavola dop

di 
Renato Scialpi
13 Giugno 2013

I ricordi di scuola? Meglio lasciarli da parte quando si progetta un finesettimana. È una regola d'oro e vale doppio se tra le mete papabili ci sono Piacenza e il Piacentino.

Perché tra le varie nozioni accatastate nella soffitta della memoria c'è quel ducato di Parma e Piacenza, in mano ai Farnese dalla sua costituzione nel 1545 al 1732 (quando passa ai Borbone) che vede il nome della città sempre al secondo posto, facendo passare la prima colonia romana dell'Italia settentrionale per la sorella minore di Parma, capitale del ducato. Passioni di campanile a parte (in fatto di gastronomia Piacenza vanta tre dop contro i due di Parma!), non è certo il caso di pensare a Piacenza in questi termini.



GIORNO 1

Basta sbucare in piazza Cavalli da corso Cavour, lasciandosi alle spalle la monumentale mole di palazzo Farnese, perché il colpo d'occhio sulla coppia di grandi statue equestre dei Farnese faccia giustizia sulla “taglia” di Piacenza. Un antipasto al ricco patrimonio culturale che la città può mettere a disposizione del visitatore: a questo punto la giornata corre via in una visita del centro storico che può articolarsi in quattro tappe chiave.



Noblesse oblige, la prima è proprio palazzo Farnese (www.palazzofarnese. piacenza.it/‎) oggi sede dei musei civici: da non perdere, tra affreschi tardomedievali e armi datate tra Cinque e Settecento, l’appartamento ducale con i Fasti farnesiani con le gesta di Paolo III e di Alessandro Farnese e, al piano superiore, i Fasti di Elisabetta seguiti dalla Pinacoteca con il celebre Tondo della Vergine di Botticelli. Per gli appassionati di archeologia, il must del Museo archeologico, allestito nella Cittadella viscontea, è il notissimo fegato etrusco; altrettanto interessante, per intenditori e no, la mostra Un Raffaello per Piacenza che a 500 anni dalla nascita della Madonna Sistina ripercorre la storia e la fortuna del celebre dipinto di Raffaello, nato per Piacenza ma che dal 1754 è conservato a Dresda.



Fin troppo poco nota e nascosta tra i monumentali palazzi che “danno sostanza al centro storico”, al 13 di via san Siro la Galleria d'arte moderna Ricci-Oddi (http://www.riccioddi.it/), in un edificio su misura firmato dall'architetto Arata, presenta la collezione donata dal mecenate piacentino alla città, che documenta una spiccata predilezione per l’arte figurativa e comprende opere soprattutto italiane datate tra il 1830 e il 1930 tra cui spiccano i nomi di Mancini e Fontanesi, oltre a Stefano Bruzzi, pittore piacentino vicino ai Macchiaioli.



Terza tappa, e autentica chicca, la sala dei Teatini nell’ex chiesa di S. Vincenzo (via Scalabrini 9), fatta erigere a partire dalla fine del Cinquecento e oggi sala prove per l’orchestra Cherubini. Visitabile solo di sabato e domenica (ore 10-13 e 15-19) propone un apparato decorativo di grande impatto che si sviluppa sulle volte e sulle cupole, in cui sono affrescati santi, angeli e profeti, scene bibliche e allegoriche di pittori fra cui Roberto de Longe e Giovanni Evangelista Draghi.



Gran finale d'archeologia industriale al 107 di via Scalabrini – ma va considerata l'alternativa di una deviazione per percorrere lo scenografico Stradone Farnese – col Museo civico di Storia naturale (http://msn.musei.piacenza.it/), allestito nella fabbrica del ghiaccio dell’ex Macello (padiglione Perreau), che propone un allestimento interattivo con la ricostruzione degli aspetti geologici, botanici e zoologici di alcuni ambienti del territorio piacentino.



Una giornata in città a Piacenza non può però trascurare un momento di shopping enogastronomico: in pieno centro la salumeria Garetti (piazza Duomo 44, tel. 0523.322747) è un vero monumento della tradizione piacentina: dal labirintico retrobottega escono prelibatezze come gambotto di coppa, cotechini, coppe, pancette, ciccioli, prosciutto e culatello. Senza dimenticare anolini, tortelli, pisarei, panzerotti, nonché una una selezione di vini piacentini e sott'oli, sott'aceti e conserve preparati in laboratori artigianali. Lungo lo Stradone Farnese, al 55, nell'enoteca Maison du Cognac (tel. 0523.338252 ) il vino da cercare è il gutturnio frizzante, capostipite dei rossi piacentini. E se, tra un museo e una prelibatezza gastronomica, sabato pomeriggio vi imbatterete in Lorella Cuccarini niente di cui stupirsi: è l’ospite d’onore della Grande Festa del Cuore di Piacenza organizzata da “Progetto Vita” in programma da venerdì a domenica in centro città. La stessa iniziativa che ha portato la città a primeggiare in Europa per la presenza di defibrillatori portatili negli impianti sportivi e negli spazi destinati alle attività ricreative, ciclabili cittadine e dei parchi comprese.



GIORNO 2

Manubrio della bici alla mano per la seconda giornata. Un po' perché la domenica usa così nel Piacentino, anche tra chi non sfoggia bolidi da strada col telaio in carbonio e tenute da Giro d'Italia. E un po' perché è solo pedalata dopo pedalata che si possono apprezzare davvero le sponde del Po e il parco fluviale del Trebbia, piuttosto che dare un'occhiata alle prime propaggini dei colli. La bici? Chi non l'ha portata con sé può noleggiarla in città da Gaga Bike, via Codagnello 27, tel. 340.8329031.



Per chi si alza presto e per gli appassionati di auto d'epoca, l'appuntamento di domenica mattina, dalle 8 alle 9.45 in viale Pubblico Passeggio a Piacenza, è con le vetture che partecipano alla tretasettesima edizione della gara di regolarità Castell'Arquato-Vernasca; la prima auto parte alle 10 per percorrere i 110 chilometri del circuito.



Il percorso in bici è invece questione di gusti, allenamento, composizione della compagnia. La pagina Piacenza di Pisteciclabili.com (www.piste-ciclabili.com/comune-piacenza) propone una discreta selezione di itinerari per tutte le gambe (e le bici). Ideale per le famiglie con bambini la ciclopedonale lungo l'argine del Po fino alla foce del Trebbia che si conclude in gloria di forchetta all'agriturismo La foce del Trebbia. Chi se la sente di fare qualche chilometro in più (una ventina, per esempio) può puntare su Gazzola e sul castello di Rivalta, imponente complesso fortificato le cui prime notizie risalgono all'anno 1025, facilmente identificabile dalla riva del Trebbia per il torrino cilindrico, oppure poco più oltre su un tempio della buona cucina come Rivergaro dove tra il ristorante Caffé Grande in piazza e la trattoria La Pieve a Pieve Dugliara c'è solo l'imbarazzo della scelta.



Ultima alternativa – che, per i più, in bicicletta può dimostrarsi faticosa per la distanza (25 chilometri), il traffico sulla Via Emilia e la calura (si va verso Cortemaggiore – il castello di S. Pietro a San Pietro in Cerro con la manifestazione DesignNaturArte (www.designaturarte.it/): l'occasione per un'esperienza di total living tra il giardino e il Museum in motion che propone workshop di creatività, laboratori per i bambini, visite guidate e incontri con gli artisti protagonisti della mostra di arti visive; il filo conduttore? La terra, intesa come humus generativo della natura e delle idee umane.



INFORMAZIONI PRATICHE



Ufficio informazioni

Iat - Informazione e accoglienza turistica, piazza Cavalli 2, tel. 0523.492223; iat@comune.piacenza.it; www.emiliaromagnaturismo.it.



Dove mangiare

Antica Osteria del Teatro, Piacenza, via Verdi 16, tel. 0523.323777; www.anticaosteriadelteatro.it/ Un tempio della cucina (stellata Michelin) tra ricerca, elaborazione e amore per il territorio e i suoi sapori; da riscoprire e reinterpretare ad ogni stagione.



Osteria Santo Stefano, Piacenza, via Santo Stefano 22, tel. 0523.327802; www.osteriasantostefano.it/

Cucina tipica locale: dai salumi piacentini dop ai pisarei e fasò, o ai tortelli con la coda, rigorosamente con ripieno di ricotta e spinaci. Si può mangiare all'aperto... forse il glicine è ancora fiorito.



Agriturismo La foce del Trebbia, Piacenza loc Borgotrebbia, via Aguzzafame 40, tel. 0523.1720878; www.lafocedeltrebbia.it/

Un'autentica cascina alle porte della città, affacciata sul parco del Trebbia con cucina tipica piacentina, casalinga doc. Con possibilità di alloggio.



Antica locanda del falco, Gazzola, Castello di Rivalta, tel. 0523.978101; www.locandadelfalco.com

Nel borgo del castello, cucina tipica piacentina fedele a una tradizione più che trentennale in un ambiente suggestivo.



Ristorante Caffè Grande, Rivergaro, piazza Paolo 8, tel. 0523.958524; www.caffegrande.it/. Piatti basati sia su ricette fedeli alla tradizione piacentina su ricette originali arricchite da un tocco di fantasia; cantina di qualità.



Trattoria La Pieve, Pieve Dugliara di Rivergaro, strada provinciale 33, tel. 0523.956728; www.trattorialapieve.net

Ai piedi delle colline della val Trebbia, un punto di riferimento per assaporare i piatti tipici della tradizione piacentina.



Dove dormire

Grande Albergo Roma****, Piacenza, via Cittadella 14, tel. 0523.323201; www.grandealbergoroma.it

Elegante ed esclusivo nel cuore del centro storico della città, a due passi da piazza Cavalli e dal Teatro municipale.

 

Petit Hotel***, Piacenza, via Pennazzi 5, tel. 0523.590405; www.hotelpetit.it

A pochi passi dal centro storico, 18 camere in un piccolo albergo di recente rinnovo.



Idea Hotel***, Piacenza, via Emilia Pavese 114/a, tel. 0523.493811; www.ideahotel.it

Decentrato, a poca distanza dall'uscita autostradale di Piacenza Ovest e dall'accesso ciclabile al parco fluviale del Trebbia; collegato al centro storico dai mezzi pubblici.